Mafia, boss di Belmonte e Misilmeri alla sbarra: definitive sette condanne

Si tratta del processo nato dall'operazione "Jafar" condotta dai carabinieri nel 2015. La Suprema Corte ha giudicato inammissibili i ricorsi degli imputati confermando quanto stabilito dai giudici in Appello

Una delle conversazioni intercettate dai carabinieri

Sono diventate definitive le sette condanne, inflitte con il rito abbreviato, a boss mafiosi e gregari delle cosche di Misilmeri e Belmonte Mezzagno arrestati nel 2015 con l'operazione dei carabinieri "Jafar". La Cassazione ha giudicato inammissibili i ricorsi degli imputati confermando quanto stabilito dai giudici della seconda sezione della Corte d'Appello.

I condannati sono: Giuseppe Vasta (ritenuto il nuovo capo della zona ndr), Antonino Francesco Ciaramitaro, Alessandro Ravesi, Aristide Neri, Giovanni Ippolito, Gaetano Pravatà, Giosuè Cucca. Definitiva anche l'assoluzione di Alessandro Badami, che in primo grado era stato condannato a 8 mesi per un danneggiamento.

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Le indagini erano state avviate nel novembre 2013, come prosecuzione dell'indagine "Sisma" e avevano permesso di accertare che dopo la reggenza di Franco Lo Gerfo "il mandamento era passato nelle mani di Giuseppe Vasta". Cinque gli episodi di estorsioni documentati a danno di imprenditori e commercianti della zona. Quello più "plateale" la notte dell'8 marzo 2014. Per convincere un macellaio di Marineo a pagare il pizzo senza sporgere denuncia alle forze dell'ordine, ignoti hanno depositato un mazzo di crisantemi ai piedi della saracinesca, con un biglietto con su scritto "Fatti i cazzi tuoi".
 

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