Paga e stai zitto: "Fatti i c... tuoi", crisantemi per avvertire un macellaio

I retroscena dell'operazione "Jafar". Azioni violente e minacce di morte: i metodi della nuova cupola mafiosa erano piuttosto sbrigativi, come si evince dalle conversazioni intercettate dai magistrati. Ma le vittime denunciano. Agueci: "I boss stavano preparando un omicidio..."

Bisognava mettersi per forza "a posto". Altrimenti erano guai. I metodi della nuova cupola tra Misilmeri e Belmonte Mezzagno erano piuttosto sbrigativi, senza troppi fronzoli, violenti e spregiudicati. Sono emblematici alcuni episodi di estorsione raccolti dai carabinieri del comando provinciale di Palermo che all'alba di oggi hanno fermato sette persone e decapitato i vertici delle cosche mafiose locali. E i boss stavano anche progettando un omicidio. Lo ha rivelato il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci. (LE INTERCETTAZIONI/VIDEO)

"E' la mafia tradizionale - ha spiegato Agueci - sempre operativa in modo forte. A leggere certe intercettazioni sembra di tornare indietro di 20 o 30 anni, perché l'approccio dei commercianti da parte degli affiliati alla famiglia mafiosa ha un tono sapiente e minaccioso. L'atteggiamento delle vittime però, stavolta è stato diverso, perché dopo aver subito estorsioni si sono rivolte alle istituzioni che sono riuscite a far sentire la propria presenza sul territorio". Ma a contribuire alle indagini sono state anche le rivelazioni di un nuovo collaboratore di giustizia, Salvatore Sollima. A spingere l'uomo a collaborare con la giustizia sarebbe stato il suo volontà di rifarsi una vita, dopo aver gravitato in contesti criminali del Bagherese.

Le attività investigative, avviate nel novembre 2013, sono la prosecuzione dell'indagine "Sisma" e hanno documentato come dopo la reggenza di Franco Lo Gerfo "il mandamento sia passato nelle mani di Giuseppe Vasta", dicono gli inquirenti. Sono cinque gli episodi di estorsioni documentati a danno di imprenditori e commercianti della zona. (I NOMI DEI FERMATI)

L'episodio più "plateale" risale alla notte dell'8 marzo di un anno fa. Per convincere un macellaio di Marineo a pagare il pizzo senza sporgere denuncia alle forze dell'ordine, ignoti hanno depositato un mazzo di crisantemi ai piedi della saracinesca, con un biglietto con su scritto "Fatti i cazzi tuoi". Ma sono numerose le conversazioni intercettate dai magistrati "riferibili anche alla pianificazione di azioni violente - dicono gli investigatori - come quella diretta a malmenare un commerciante a colpi di bastone attendendolo al rientro dal lavoro, o quella, programmata, di sequestrare un albergatore, minacciato anche di morte, 'colpevole' di non volersi mettere a posto con il pizzo".

Le indagini si sono anche avvalse in modo rilevante della collaborazione delle vittime delle estorsioni. "Se da un lato è emerso come nel territorio di Misilmeri e Belmonte Mezzagno sia ancora forte la capacità di Cosa nostra di imporre la propria presenza - spiegano i carabinieri - dall’altro è stata evidenziata la presenza di imprenditori capaci di infrangere il muro dell’omertà e di affidarsi alle istituzioni".

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