Il fallimento del Palermo e le false comunicazioni alla Covisoc, condannato Giammarva

All'ex presidente del club rosanero processato con il rito abbreviato sono stati inflitti 8 mesi e 10 giorni, cioè la metà di quanto richiesto dalla Procura. Il giudice ha invece del tutto scagionato due ex membri del collegio sindacale della società, accusati di falsi nel bilancio del 2016

L'ex presidente del Palermo Giovanni Giammarva davanti al palazzo di giustizia

Condannato a 8 mesi e 10 giorni l'ex presidente del Palermo, Giovanni Giammarva che, secondo la Procura, avrebbe fatto false comunicazioni alla Covisoc, la commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche. La sentenza, con la quale sono stati anche assolti due ex membri del collegio sindacale della società sportiva, imputati invece per falsi nel bilancio del 2016, è stata emessa dal gup Michele Guarnotta, al termine del processo che si è svolto con il rito abbreviato.

Si tratta di uno stralcio del procedimento principale, nato dopo il fallimento del Palermo Calcio, nell'ottobre del 2019, in cui è imputato anche l'ex patron del club rosanero, Maurizio Zamparini. Il giudice ha inflitto a Giammarva (difeso dall'avvocato Toni Gattuso) una pena dimezzata rispetto alla richiesta dei sostituti procuratori Andrea Fusco e Dario Scaletta, che era di un anno e mezzo, ed ha deciso di scagionare completamente i due ex sindaci, Andrea Favatella (difeso dall'avvocato Massimo Motisi) e Michele Vendrame. Per questi ultimi la Procura aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi.

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In base alla ricostruzione dell'accusa, il fallimento del Palermo sarebbe avvenuto per una serie di operazioni legate alle società Mepal-Alyssa e nel tentativo di far figurare nei bilanci un credito inesistente di circa 40 milioni. Per i pm, Giammarva, commercialista e anche consulente della Procura e del tribunale, nella fase in cui fu presidente, tra il 2017 ed il 2018, non avrebbe potuto non capire i presunti trucchi di Zamparini. I due ex sindaci, allo stesso modo, avrebbero avuto - sempre secondo l'accusa - tutti gli elementi per accorgersi di quanto stava accadendo. Gli avvocati di Favatella e Vendrame, però, hanno dimostrato che le cose non sarebbero andate affatto così e che i due avrebbero invece operato correttamente.
 

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