Nel "sistema Montante" dossier contro i nemici: spiato anche l'assessore Armao

E' uno dei retroscena dell'operazione Double face, che ha fatto scattare gli arresti domiciliari per l'ex presidente di Sicindustria Antonello Montante e altre 5 persone. Ventidue gli indagati. L'imprenditore avrebbe poi fatto ricorso alla raccomandazione come sistema per "fidelizzare" politici e forze dell'ordine

Gaetano Armao

Conosci il tuo avversario, prendi informazioni e - al momento opportuno - sfruttale a tuo vantaggio. Se invece fai un favore, lascia traccia per poi "presentare il conto". Avrebbe agito così l'ex presidente di Sicindustria Antonello Montante, finito agli arresti domiciliari ieri in seguito a un'operazione della squadra mobile di Caltanissetta. Tra gli spiati ci sarebbero anche l'attuale assessore all'Economia Gaetano Armao, l'ex assessore regionale Nicolò Marino e i suoi figli, i giornalisti Giampiero Casagni e Attilio Bolzoni.

I dossier

Secondo il gip Montante ''voleva acquisire informazioni su persone che hanno rivestito un ruolo politico di ambito regionale e che erano entrate in rotta di collisione con lui e col sistema confindustriale che rappresenta in relazione alle più svariate vicende''. Dossier veri e propri da riutilizzare a proprio vantaggio se necessario. Tra i personaggi tenuti sotto controllo anche Alfonso Cicero, che era alla guida dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttiv;  Davide Durante, ex presidente di Confidustrria Trapani; Gioacchino Genchi ex poliziotto: l'ex senatore Pd Vladimiro Crisafulli; l'attuale assessore all'Economia e avvocato Gaetano Armao; i collaboratori di giustizia Carmelo Barbieri, Pietro Riggi e Aldo Riggi; l'ex presidente del consorzio Asi di Caltanissetta Umberto Cortese; l'ex direttore di Confindustria nissena Tullio Giarratano; l'ex assessore regionale ai Rifiuti Nicolò Marino e i suoi figli; i giornalisti Giampiero Casagni e Attilio Bolzoni.

"Sistema Montante", tra gli indagati anche l'ex presidente del Senato Schifani“

I favori

Altro metodo per assicurarsi l'appoggio di questo o quel personaggio era elargire favori. L'imprenditore, si legge nell'ordinanza, avrebbe fatto sistematicamente ricorso alla raccomandazione come sistema per "fidelizzare" i suoi interlocutori e creare una vasta rete di rapporti "improntanti a logiche clientelari". Uno schema che da un lato "soddisfa interessi percepiti dai suoi interlocutori come essenziali", come la ricerca di posti di lavoro per parenti, familiari e amici, dall'altro è "in grado di creare un minor allarme rispetto a quello che vuole il sistematico ricorso all'erogazione di somme in denaro, percepito con maggior disvalore sociale alla collettività". Il giudice fa però una puntualizzazione, "per sgombrare il campo da possibili equivoci": "non sono emersi allo stato concreti elementi per poter ipotizzare, in relazione ai soggetti che risultano essersi rivolti a Montante per chiedere l'elargizione di favori, l'esistenza di una contropartita in grado di colorare i rapporti di che trattasi in maniera rilevante da un punto di vista penale". Né, scrive, "è possibile affermare che costoro abbiano avuto un qualche ruolo nella creazione di quel sistema impiantato dal Montante". Ma chi sono i soggetti che si sono rivolti a Montante? Nell'ordinanza c'è un lungo elenco di nomi, che non risparmia nessuno: esponenti apicali, vertici e appartenenti a tutte le forze di polizia, "locali ma anche di indubbio rilievo nazionale", prefetti, esponenti della magistratura, esponenti politici regionali o soggetti che hanno avuto esperienze politiche in ambito siciliano; giornalisti e soggetti operanti nel mondo della comunicazione, operatori economici.

L'inchiesta

Secondo la Procura nissena, Montante, per anni ritenuto paladino dell'antimafia, avrebbe tessuto una vera e propria rete di "spionaggio" con lo scopo di avere notizie sulle indagini della magistratura a suo carico. Nell'ordinanza di 2.567 pagine, il gip Maria Carmela Giannazzo, che ha accolto l'impianto accusatorio della Dda tranne la richiesta della detenzione in carcere dell'imprenditore, traccia uno spaccato inquietante di un "sistema di potere" fatto di fitte relazioni ad altissimi livelli.

L'operazione "Double face" ha fatto scattare i domiciliari, oltre che per Montante, per il colonnello dei carabinieri Giuseppe D'Agata, ex capocentro della Dia di Palermo tornato all'Arma dopo un periodo nei servizi segreti; Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo; Marco De Angelis, sostituto commissario prima alla questura di Palermo poi alla prefettura di Milano; Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza a Palermo, e l'imprenditore Massimo Romano, re dei supermercati in Sicilia. Un altro provvedimento cautelare riguarda Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della polizia in servizio a Palermo, sospeso dal servizio per un anno.

Nell'elenco degli indagati, anche il senatore palermitano Renato Schifani, il docente dell'Università di Palermo Angelo Cuva, l'ex generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile (Aisi); Andrea Cavacece, capo reparto dell'Aisi; Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia; Romeo Letterio, nella qualità di comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta; Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della guardia di finanza di Caltanissetta e poi capocentro della Dia nissena; Mario Sanfilippo, ex ufficiale della polizia tributaria di Caltanissetta. Indagati anche l'ex sindacalista Cisl e oggi dirigente di Fondimpresa (Fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria) Maurizio Bernava, gli imprenditori Andrea e Salvatore Calì, Alessandro Ferrara, il direttore di Reti d'imprese di Confindustria Carlo La Rotonda, Salvatore Mauro, Vincenzo Mistretta.

Montante sarà interrogato oggi. E' assistito dall'avvocato Nino Caleca, che ieri, aveva spiegato: "Dopo 4 anni, l'indagine per concorso esterno finisce comunque con un nulla di fatto, non sono stati trovati riscontri all'iniziale ipotesi accusatoria. Vengono contestati solo singoli episodi che Montante chiarirà nelle sedi opportune".

Le intercettazioni

Tra le conversazioni captate dagli inquirenti ci sarebbe anche un dialogo tra l'ex capo dell'Irsap Alfonso Cicero e l'ex assessore Marco Venturi, negli uffici della Sidercem, in cui si parla di un finanziamento per la campagna elettorale di Rosario Crocetta, a fine 2012, di 20 mila euro in nero, che sarebbe stato richiesto dall'ex senatore Pd Beppe Lumia a Venturi. Cicero e l'ex assessore ne discutono durante la preparazione di un documento per cristallizzare i ricordi di Venturi prima di rendere dichiarazioni ai magistrati. La richiesta apparve strana a Venturi perchè arrivava a fine della campagna elettorale. Lumia, andato a Caltanissetta per incontrare Venturi gli avrebbe detto che poi "sarebbe passata la segretaria di Crocetta". 
 

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