Un pezzo di Palermo a Montecitorio: la Vucciria di Guttuso esposta a Roma

L’esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino al 13 gennaio. L’evento è promosso dall’Università degli Studi di Palermo e dalla Fondazione Sicilia

La Vucciria, capolavoro del pittore siciliano Renato Guttuso, normalmente esposto per volontà dello stesso artista a Palazzo Chiaramonte-Steri, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, è in mostra a Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento Italiano. 

L’inaugurazione dell’esposizione è avvenuta giovedì nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio e ha visto la partecipazione del Presidente della Camera, Roberto Fico, e gli interventi di Raffaele Bonsignore, Presidente Fondazione Sicilia, Fabrizio Micari, Rettore dell’Università palermitana. L’esposizione, ad ingresso libero, sarà visitabile fino al 13 gennaio, dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.30. 

L’evento è promosso dall’Università degli Studi di Palermo, dalla Fondazione Sicilia e organizzato da Civita, con il contributo di Banca Igea.

Il dipinto

La Vucciria è un grandioso dipinto di tre metri quadri realizzato da Guttuso nel 1974 nel pieno della sua maturità artistica e fu donato dallo stesso autore all’Università di Palermo, dove è normalmente esposto presso la sede istituzionale di Palazzo Chiaramonte-Steri.

Questo capolavoro, considerato il dipinto più celebre di Guttuso, immerge lo spettatore in una scena di vita quotidiana, in uno dei più affascinanti mercati di Palermo; con realismo crudo e sanguigno come le carni esposte nel famoso omonimo mercato di Palermo, esprime una delle tante anime della città siciliana, ed è talmente forte il segno dell'artista e il senso del colore che sembra sprigionare il vocio e la cantilena quasi araba dei vanniaturi del celebre mercato palermitano che dà il nome al quartiere, ed emanare i profumi dei prodotti tipici, frutta e verdura, esposti sulle bancarelle, ingredienti saporosi per la cucina siciliana. Il termine “vucciria” deriva dal francese boucherie, in italiano macelleria, poi italianizzato in bocceria e infine sicilianizzato per essere usato oggi con il significato di confusione, cioè quel miscuglio incomprensibile di voci, di persone, di oggetti, di espressioni e di azioni tipiche del mercato. Questo conduce alla struttura del mercato palermitano, che ricorda moltissimo i suk, quei mercati organizzati in corporazioni, nati dalla cultura degli arabi, che furono i padroni della Sicilia tra il IX e il X secolo.

Chi osserva il quadro è affascinato dalla vucciria della gente, dalla confusione quindi, della gente e della merce, come se le voci e gli odori venissero fuori dal dipinto. Si possono notare i passanti che si incrociano in un contatto fisico che sembra abituale, in considerazione del poco spazio e del grande afflusso di gente. In tutta la scena appare solo un pezzetto di strada visibile ai piedi della donna al centro della scena. Lo spazio viene scandito ritmicamente dalle cassette ricche di pesci e di crostacei a sinistra, dal marmo, dove il pescivendolo mette in bella mostra le teste dei pescispada, fino alle casse di frutta e verdura che circondano i passanti, senza dimenticare la macelleria con il realismo crudo delle carni appese sugli uncini da carnezziere.

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