Lunedì, 15 Luglio 2024
Cognomen omen

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Cognomen omen

A cura di Francesco Miranda

L'origine dei cognomi Nocita, Astuto, Bellomo, Gioia

Cognomen omen. L'origine dei cognomi Nocita, Astuto, Bellomo, Gioia, di Francesco Miranda

Nocita

(come Salvatore Nocita, regista e sceneggiatore)
L’origine della cognominizzazione Nocita, secondo alcuni genealogisti, va ricercata in alcuni soprannomi, riferiti a capostipiti e derivati dalla presenza di alberi di noci nei pressi della loro dimora. Altri ritengono, invece, che Nocita derivi dall’aferesi del nome "Anicito" e di sue variazioni, o direttamente, dal nome greco "Nikètes" o "Nikides" o dal termine greco "anikètos" con il significato di "invincibile". Nocita è cognome soprattutto siciliano con ceppi consistenti in Calabria e in Puglia e ramificazioni in Piemonte, Lombardia, Lazio, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna. In Sicilia è noto in alcuni comuni del Catanese (Catania, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, Giarre, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati, Aci Castello, Paternò, Mascalucia, Nicolosi, Santa Maria di Licodia, ecc), nel Siracusano (Siracusa, Lentini, Carlentini, Francofonte, Augusta, ecc), nel Messinese (Messina, Villafranca Tirrena, Milazzo, Santa Teresa di Riva, ecc), nel Ragusano (Ragusa, Pozzallo, ecc): tutti o quasi in Sicilia Orientale.

Riferimenti storici e personaggi. Salvatore Nocita (Arcisate 30/7/1934), regista e sceneggiatore, Premio "migliore regista esordiente" ai Nastri d’Argento 1979 per il film "Ligabue". Fra i suoi film più noti: "Un delitto", 1984, "I Promessi sposi", miniserie televisiva del 1989. Ha collaborato con la Rai per le trasmissioni di informazione "Almanacco" (trasmesso da Rai 1 dal 1976 al 1994), "Cordialmente", "Tv7" e ha prodotto e diretto fiction, film per la tv, miniserie e serie televisive. Ha realizzato documentari come "Giovanni XXIII. Il pensiero e la memoria" (2008), "Antonio Ligabue: fiction e realtà" (2009), "Leonardo chi?" (2010), "La strada di Paolo", (2011). Pietro Nocita (Santa Severina 1937), avvocato, giurista, già docente di procedura penale all’Università La Sapienza di Roma, che, a fine carriera lo ha insignito del diploma di benemerenza con medaglia. Direttore scientifico della rivista "La giustizia penale", mensile di dottrina, giurisprudenza, legislazione, fondata nel 1895 da Gennaro Escobedo; presidente della sezione "La Terza Roma" dell'Associazione mazziniana Italiana. Pietro Nocita ha conosciuto e collaborato con i più eminenti giuristi italiani: Giovanni Leone, ex presidente della Repubblica Italiana, Giuliano Vassalli, presidente della Corte Costituzionale dal 1999 al 2000, Giovanni Conso, già presidente della Corte costituzionale e ministro di Grazia e Giustizia nei governi Leone e Ciampi. Teresa Nocita (Roma 6/5/1968), ricercatrice di Filologia italiana presso l'Università dell'Aquila. Tra le sue pubblicazioni figurano numerosi contributi sulla poesia italiana del XIV secolo, molti saggi dedicati a Boccaccio e uno studio approfondito di tutte le opere di Dante. Recentemente ha diretto le sue ricerche verso Elsa Morante e l’avanguardia letteraria e teatrale degli anni Settanta e ha curato la pubblicazione di documenti inediti del Gruppo 63 e l’edizione del corpus letterario dello scrittore Giordano Falzoni e del poeta Lamberto Pignotti. Pietro Nocita (Catanzaro 1581 - India 1630?), missionario gesuita nell’India occidentale, a Goa e dintorni. Ammesso fra i novizi del suo ordine a Napoli all'età di 17 anni, dopo poco tempo chiese ai suoi superiori la missione delle Indie e lì fu inviato. Fervente devoto di San Giuseppe, fu ferratissimo nelle belle lettere, umane e divine.

Astuto

(come Pino Astuto, in manicomio per 32 anni per aver rubato un pezzo di pane)
Astuto dovrebbe derivare dalla cognominizzazione del nome medioevale "Astutus" o, anche, dalla italianizzazione del nome nordico "Hastud". Ha un ceppo nel napoletano ed uno, il principale, in Sicilia, nel Catanese (Grammichele, Caltagirone, Licodia Eubea, Catania, Mineo, Aci Castello, Paternò, Mazzarrone, ecc), e presenze nel Siracusano (Sortino, Siracusa, Ferla, ecc), nell’Agrigentino (Castrofilippo, Agrigento, ecc), nel Nisseno (Gela, Niscemi, Caltanissetta, ecc), nel Palermitano (Palermo, Cinisi, ecc), nel Messinese (Messina, Santa Teresa di Riva, ecc.), nel Ragusano (Vittoria, Santa Croce Camerina, ecc.). Il cognome è attestato, inoltre, in Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia, Abruzzo, Molise, Calabria, Liguria, Toscana. I Paesi con più Astuto nel mondo sono, oltre all’Italia, Usa, Argentina, Brasile, Filippine, Francia.

Riferimenti storici e personaggi. Astuto è famiglia conosciuta a Noto (Siracusa) fin dal XVII secolo; molti suoi componenti ebbero importanti cariche in questa città: un Sebastiano Astuto il 6 luglio 1649 ottenne il titolo di Barone di Meti e Santa Domenica, un Felice fu barone di Camilla nel 1762 e barone di Fargione e signore di metà di Stafenda per investitura del 1768. Pino Astuto (Girifalco, Catanzaro, 1958): rinchiuso in manicomio a nove anni per aver tentato di rubare un filone di pane. Era il 12 dicembre del 1967, Pino viene mandato dalla madre a comprare il pane: il bimbo lo mangia tutto durante il tragitto dal mercato a casa. La madre lo avrebbe picchiato, Pino ritorna indietro e tenta di rubare un filone. Rimane chiuso in negozio. La mattina dopo la polizia lo porta nel locale manicomio e lì rimane "ospitato" per 32 anni. La sua cartella clinica riporta una strana diagnosi: "carenza affettiva, ricoverato per ragioni umanitarie". Viene liberato dopo 32 anni, Pino fa causa allo Stato e, dopo dieci anni di processi, ottiene un risarcimento di 50mila euro per il "riconoscimento della responsabilità dei sanitari per aver eseguito un ricovero illegittimo". Oggi Pino, 65 anni, vive a Girifalco, con la moglie e con una piccola pensione. (La storia di Pino è stata raccontata dall’inviata de "Le Iene", Nina Palmieri). Bruno Astuto (Rio de Janeiro 28/7/1978), noto giornalista brasiliano, discendente da una famiglia nobiliare di Noto (SR), vive fra Rio, San Paolo, Parigi, scrivendo per Vogue Brésil, Gq Brasile, Epoca; è specializzato in moda, gossip, segue Naomi Campbell e la famiglia reale inglese. Bibliofilo con più di diecimila libri, è laureato in giurisprudenza e parla sei lingue; è autore di numerosi libri, tra cui Catarina de Medici, Somos Todos Iguais e Maria Todo Dia. Filantropo, fa campagne per aiutare i bambini con disturbi mentali e ha presieduto l'organizzazione benefica brasiliana Our World. Vincenzo Astuto (1908 -?), catanese vissuto a Messina. Il "pittore dei poveri": dapprima decorava carretti con le storie dei paladini di Francia. Quando i carretti cominciarono a diminuire intraprese un’altra attività, dipingeva i quadri per i cantastorie, illustrava le vicende che il cantastorie poi narrava nelle piazze dei paesi. Durante la guerra dipingeva di tutto, girava per le campagne ed eseguiva le richieste dei contadini, non per denaro ma per la "spisa", ritornava nei ricoveri con le borse piene di "cose da mangiare". Dipingeva, inoltre, i ritratti dei marinai americani della Us Navy. Poi si convertì al mercato, cercava di soddisfare le richieste dei suoi clienti desiderosi di possedere un’opera d’arte e d’autore: Vincenzo iniziò a copiare di tutto, falsi Modigliani, Van Gogh, perfino la ragazza che pubblicizzava il dentifricio. Tutto per poche migliaia di lire.

Bellomo

(come Francesco Bellomo, produttore teatrale, regista, attore)
Bellomo deriva probabilmente da soprannomi legati al termine "bell’uomo", inteso come augurio per il nascituro che "possa essere nella vita un bell’uomo". Potrebbe derivare, inoltre, dal nome medievale "Bellomus" di cui si hanno testimonianze in diversi antichi documenti. Varianti: Belluomi, Belluomo, Bellomini, ecc. Base del cognome Bellomo è l’aggettivo "bello" che, arricchendosi di parole indicanti parti del corpo, dà origine a cognomi come Bellosguardo, Belviso, Belcore, Belgiovane. Bellomo, che ha presenze in tutta la Penisola, ha ceppi più consistenti in Sicilia e in Puglia e frequenze anche numerose in Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Liguria, Campania, Abruzzo, Emilia-Romagna, Marche, Basilicata, Calabria, ecc. Nell’Isola è diffuso soprattutto nel Messinese (Messina, Tortorici, Santa Teresa di Riva, San Fratello, Scaletta Zanclea, Savoca, Naso, Santa Domenica Vittoria, San Filippo del Mela, Francavilla di Sicilia, Venetico, Sant’Agata Militello, Villafranca Tirrena, ecc), nel Palermitano (Palermo, Castellana Sicula, Villabate, Petralia Sottana, Monreale, Cefalù, Santa Flavia, Bagheria, Altofonte, Corleone, ecc), nell’Agrigentino (Favara, Agrigento, Licata, Grotte, Porto Empedocle, Camastra, Racalmuto, Santo Stefano Quisquina, Canicattì, ecc), nel Catanese (Catania, Caltagirone, Mascalucia, Randazzo, Gravina di Catania, San Michele di Ganzaria, Adrano, ecc), nel Siracusano (Sortino, Avola, Siracusa, Rosolini, Melilli, Carlentini, ecc), nel Trapanese (Trapani, Mazara del Vallo, Marsala, Castelvetrano, Partanna, Erice, ecc).

Riferimenti storici e personaggi. Tracce di questa cognominizzazione si trovano in un documento del 1228 che sancisce l’alleanza di Pisa con Siena, Pistoia, Poggibonsi: in esso vengono citati come cofirmatari alcuni Bellomus come, ad esempio, un certo Bellomus topparius o un Bellomus faber. Bellomo fu antichissima famiglia della nobiltà municipale romana, di grandi virtù, che, nel corso dei secoli si propagò in diverse regioni italiane. Un ramo del casato passò in Sicilia con un Luigi Bellomo, romano, al tempo dell’imperatore Federico II, dal quale, in ricompensa dei preziosi servigi militari, ricevette in feudo Belmonte. Il casato, nel 1365, acquisì il castello di Siracusa mantenendone la proprietà per circa tre secoli. Giuseppe Bellomo (San Cataldo 9/3/1963), pittore; inizialmente si esprime con un figurativo appena accennato, quasi astratto, poi dà vita ad una nuova espressione artistica, l’informale materico, e utilizza plastica colorata con la quale, sciolta con la fiamma, crea composizioni informali, scritture, installazioni che dominano lo spazio. In seguito lavora con materiali non nocivi, ferro, legno, carta, terre colorate, colla e, con essi, richiama i caratteri tipici della scrittura orientale. Francesco Bellomo (Bari 14/9/1971), magistrato, giudice del Consiglio di Stato; vincitore di ben cinque concorsi in magistratura, entra in servizio nel 2005, è consigliere di Stato. Studioso di discipline a carattere scientifico, è autore di numerosi saggi nelle materie del diritto civile e penale e di un’opera istituzionale di diritto amministrativo. Ha scritto: il "Nuovo sistema di diritto penale" e il "Nuovo sistema di diritto amministrativo", ciascuno in tre volumi e, il "Nuovo sistema di diritto civile", in due volumi. Docente nei corsi preparatori all’esame di magistrato, era stato accusato di stalking e violenza privata su alcune ex allieve e, di conseguenza, allontanato dalla magistratura. Recentemente il magistrato è stato prosciolto da ogni addebito e dichiarato innocente: ora attende di essere reintegrato in magistratura e di iniziare i nuovi corsi preparatori. Francesco Bellomo (Agrigento 1963), produttore teatrale, regista, attore. Ha al suo attivo un centinaio di produzioni teatrali con nomi di attori famosi come Michele e Violante Placido, Mario Monicelli, Monica Guerritore, Gigi Proietti, Gianfranco Jannuzzi ed altri. Tra i suoi film come interprete ricordiamo: "Il giudice ragazzino", 1994; "Giovanni Falcone", 1993; "Don Matteo", 2004. Attualmente è direttore artistico del Teatro Pirandello di Agrigento.

Gioia

(come Giovanna Gioia, docente, volontaria nelle carceri di Palermo)
Il cognome deriva, in alcuni casi, da toponimi presenti in varie regioni italiane: Gioia dei Marsi (L'Aquila), Gioia del Colle (Bari), Gioia Sannitica (Caserta), Gioia Tauro (Reggio Calabria); in altri casi, dal nome medievale "Gioia" che deriva dal latino "gaudia", plurale di "gaudium", trasformato nel francese "joie", che ha il significato di "felicità", "allegria", ma anche "pietra preziosa", "gioiello". Varianti: De Gioia, Gioiosa, Giuisia, Ioia, Lagioia, ecc. Gioia è diffuso in tutt’ Italia con concentrazione maggiore in Puglia, Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia; è presente anche in Piemonte, Basilicata, Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Marche, Abruzzo, Veneto, ecc. In Sicilia è frequente, in particolare nel Palermitano (Palermo, Valledolmo, Sciara, Misilmeri, Bisacquino, Carini, Torretta, Capaci, Isola delle Femmine, San Giuseppe Jato, Balestrate, Altofonte, ecc), nel l’Agrigentino (Canicattì, Favara, Montevago, Castrofilippo, Licata, Grotte, Porto Empedocle, Sciacca, ecc), nel Catanese (Catania, Gravina di Catania, San Michele di Ganzaria, Aci Sant’Antonio, Misterbianco, San Giovanni La Punta, ecc), nel Trapanese (Castellammare del Golfo, Partanna, Castelvetrano, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Trapani, Alcamo, Marsala), nel Siracusano (Siracusa, Augusta, Melilli, Francofonte, ecc).

Riferimento storici e personaggi. Salvatore Gioia (Villarosa 8/6/1934 - Avola 5/2/1999), tenore di breve ma intensa carriera. Cantò nei maggiori teatri italiani, in diversi teatri europei e nelle Americhe. I suoi cavalli di battaglia furono "Il barbiere di Siviglia" di Rossini, "I pescatori di perle" di Bizet, "L'elisir d'amore" di Donizetti. Cantò con soprani di notevole fama come Magda Olivero ed Edda Vincenzi. Interruppe la sua attività nel 1961 per un male incurabile; Villarosa, sua località di nascita, gli ha intitolato il suo teatro cittadino. Giovanni Gioia (Palermo 16/11/1925 - Milano 27/11/1981), politico, deputato nazionale della Democrazia Cristiana dalla III alla VIII legislatura; uno dei più quotati componenti della corrente politica di Amintore Fanfani. Fu più volte ministro della Repubblica Italiana. Melciorre Gioia (Piacenza 19/1/1767 - Milano 2/1/1829), economista, filosofo, politico, intellettuale, giornalista. Fu il principale interprete della modernizzazione approntata in Italia dal dominio napoleonico. Seguace in economia di Adamo Smith, auspicò per l’Italia un'industrializzazione di tipo inglese. A Milano fondò, con Ugo Foscolo, Giacomo Breganze ed altri, il "Monitore italiano" e altre testate giornalistiche, tutte stroncate dalla rigida censura austriaca. Giovanna Gioia (Castellammare del Golfo 1937/2023), docente di latino e greco per più di 40 anni presso il Liceo Garibaldi di Palermo. Donna di grande impegno pedagogico e politico, volontaria, pronta a difendere i diritti dei detenuti, delle donne, dei più deboli. Amica dei fratelli Mattarella, Piersanti e Sergio e del giovane Leoluca Orlando, aveva partecipato, a suo tempo, al "Gruppo di base" e poi alla fondazione del gruppo civico "Una città per l’uomo" con padre Ennio Pintacuda e padre Angelo La Rosa.

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