Caschetti, torce e cunicoli: viaggio alla scoperta della città sotterranea | VIDEO

Le immagini provenienti dalle “viscere” di Palermo, scavate dagli arabi, in compagnia delle guide ambientali escursionistiche Aigae Claudio Scaletta e Junio Tumbarello

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Viaggio nei sotterranei Palermo, dalle Muchate alle antiche Fornaci Maiorana. Ecco le Muchate, il termine è di origine araba e da esso deriva il verbo siciliano “ammucciare” cioè nascondere, rappresentano una delle cave calcarenitiche sotterranee più estese della città (nel video). Cittadini e stampa sono scesi in queste cavità sotterranee davvero uniche. Il sito si trova nella zona di via Castellana Bandiera. L’origine di tali siti è attestata dal ritrovamento di diversi materiali ceramici al periodo arabo. Queste cave hanno continuato la loro attività di estrazione di roccia calcarenitica (tufo), fino agli anni ’30 del secolo scorso, quando sono state trasformate in una “fungaia”, proprio per l’elevato grado di umidità presente all’interno. Durante la visita è stato possibile percorrere alcune gallerie e scoprire la storia dei “carusi” che le scavarono. Il frutto di quella fatica è visibile ancora oggi: con il materiale lapideo estratto, infatti, sono stati costruiti tutti i monumenti e le case storiche del capoluogo siciliano. Nella cava, su tre livelli, si trova la Calcarenite pleistocenica, che caratterizza il sottosuolo della Piana di Palermo.

L’escursione è proseguita e ha consentito di visitare le Fornaci Maiorana. Un luogo altrettanto magico e anche un mirabile esempio di archeologia industriale salvato dall’abbandono dagli attuali proprietari. Le Antiche Fornaci, a poca distanza dal primo sito visitato alle falde di Monte Pellegrino erano adibite alla produzione di Calce, che nel dopoguerra era ancora utilizzata per la costruzione di abitazioni senza struttura portante. Il processo consisteva nella rottura del materiale calcareo in pezzi più piccoli che poi venivano buttati dentro la fornace (al livello superiore) attraverso apposite bocche. Le tre fornaci erano alimentate al secondo livello, più in basso, mentre il terzo livello, scavato nella roccia serviva per raccogliere la calce, man mano che si formava nel processo di cottura, in piccoli carrelli metallici su rotaia, i quali poi mediante elevatori venivano riportati fuori sino al livello del suolo. Un’opera davvero monumentale e ingegnosa della quale si vedono emergere le canne fumarie delle fornaci. Visitando il terzo livello tutti i partecipanti hanno attraversato stretti cunicoli scavati nella roccia illuminati dalla luce fioca di lampadine elettriche, ed appoggiati alle pareti che sono state lasciate grezze, ci sono ancora alcuni attrezzi utilizzati dagli operai, martelli pneumatici, picconi, resti di carrelli, ruote di ferro, come se tutto fosse stato lasciato lì da un momento e all’altro e fosse pronto per una ripresa dei lavori.

Con un po’ di immaginazione  è stato possibile udire il rumore degli strumenti, l’ansito delle ciminiere, il rombo delle fiamme, botti, tonfi e voci concitate. Si potrà immaginare anche quanto fosse esposta al rischio di incidenti la vita di questi lavoranti, in un’epoca in cui ancora non esistevano reti di protezione e misure di sicurezza.  Con l’avvento del cemento armato l’uso della calce venne ridotto e, a poco a poco, le fornaci caddero in disuso. Al tempo del loro massimo sviluppo le Fornaci Maiorana impiegavano dieci lavoranti adulti e dieci “carusi” (poco più che bambini, che facevano una sorta di apprendistato, ma erano in realtà una bassa manovalanza di “aiutanti” a prezzi stracciati). Le Antiche Fornaci furono acquistate dalla famiglia Maiorana nel 1945 e sono rimaste di loro proprietà da allora. Recentemente, i proprietari si sono armati di buona volontà e hanno realizzato diversi lavori di ripristino, rendendo questa struttura visitabile e restituendo così alla cittadina un pezzo del suo passato storico. (Fonte video e testo Giuseppe Ragosta, addetto stampa nazionale Aigae)

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