Il ritorno di Calaiò: "Trattato come un criminale, vivo male ma non sono finito"

Il bomber palermitano parla dopo il caso sms e aspetta la fine della squalifica che avrebbe potuto chiudere del tutto la sua carriera: "Fermo cinque mesi per qualcosa che non ho fatto..."

Emanuele Calaiò

Ancora due mesi e mezzo. Poi il calvario di Emanuele Calaiò sarà terminato. Scampato il pericolo, il bomber palermitano aspetta la fine della squalifica che avrebbe potuto chiudere del tutto la sua carriera. Ma la riduzione dello stop (due anni in primo grado) gli consentirà di tornare dopo il 31 dicembre 2018. L'attaccante del Parma era stato condannato per il caso “sms”. Un messaggino inviato dal giocatore del Parma a un suo collega dello Spezia alla vigilia della gara conclusiva del campionato di serie B. "Ho tanti stimoli, voglio continuare a fare il mio lavoro", ha detto.

Il suo caso aveva fatto sperare il Palermo che aveva presentato ricorso confidando in un clamoroso ribaltone che gli avrebbe spalancato le porte della A a scapito dei ducali, finiti davanti in classifica lo scorso maggio. Il tribunale aveva riconosciuto nel comportamento di Calaiò il tentato illecito sportivo. Ma la Corte Federale d’Appello ha sia annullato la penalizzazione iniziale di 5 punti al club nonché ridotto la condanna dell’attaccante. Calaiò si è confessato a Tuttosport: "Sto vivendo male, perché non è facile. Sai che devi stare fermo 5 mesi per qualcosa che non hai fatto, in più hai la coscienza a posto. E’ dura, non lo nego. Devi trovare stimoli per far passare il tempo sapendo di non giocare la domenica. Voglio finire la carriera, ancora due anni, come l’avevo iniziata: dimostrerò a tutti che non sono finito".

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Calaiò potrebbe cambiare casacca nella sessione invernale del calciomercato. "Gli acciacchi ci sono, sì: ma non mi fermeranno. Che sia in Serie A o in Serie B. Non mi sta bene di passare per un criminale a causa di un’ingenuità. Non sono mai stato un criminale, non sono mai stato coinvolto in brutte storie, mai. Nemmeno in un processo. Invece sono finito in prima pagina come un criminale. La cosa più dura è stata dovermi giustificare con i miei figli a causa del chiacchiericcio che si crea. La gente non si rende conto: è stata un’estate difficile, per me e per la mia famiglia. Il danno morale è quello che ferisce. Ma ho la coscienza a posto. Devo ringraziare tutta la società, il direttore Faggiano, il tecnico D’Aversa perché mi danno la possibilità di lavorare dal martedì al sabato con i compagni, ora che ho i weekend liberi posso apprezzare ancora di più il tempo con i miei figli e la mia famiglia. Hanno sofferto anche loro".

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