Salvatore Borsellino difende Ingroia: "Boccassini in malafede"

Su Facebook il fratello del giudice ucciso nella strage di via D'Amelio scrive: "E' del tutto falsa l'accusa di essersi paragonato Giovanni Falcone"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"E' altamente offensivo definire un magistrato come Antonio Ingroia un 'piccolo magistrato'. Nella polemica di questi ultimi giorni è stato lui ad essere provocato. E' del tutto falsa l'accusa di essersi paragonato Giovanni Falcone e chi la fa dimostra di essere in malafede e di non avere neanche letto le sue parole". Lo dichiara Salvatore Borsellino in un post su Facebook dove torna sulle dichiarazioni rilasciate da Ilda Boccassini e prende le difese di Antonio Ingroia. "Non è tollerabile che un magistrato pensi di potere distribuire patenti di 'grandezza', è altamente offensivo anche per la memoria di Paolo Borsellino che sicuramente aveva un ben altro concetto di lui dato che lo stimava e aveva per lui una predilezione quasi "filiale". Mi ha commosso un messaggio speditomi da Antonio in cui dice che Paolo gli manca e continua a mancargli - continua Salvatore - Io ho criticato Antonio per la maniera in cui ha reagito tirando in ballo, e non avrebbe dovuto farlo, Paolo Borsellino e quello che poteva avergli detto su una loro collega: non ha probabilmente retto allo stress per gli attacchi cui viene quotidianamente sottoposto ed è andato sopra le righe. Un 'politico' non lo avrebbe fatto, ma Antonio Ingroia non si è forse ancora abbastanza calato nel suo nuovo ruolo. E dal mio punto di vista voglio sperare che non ci sia cali mai troppo a fondo".

Poi Borsellino torna a commentare la scelta dell'ex pm di impegnarsi in politica: "Ho sofferto molto per la sua decisione di lasciare la magistratura perchè lo ritengo uno dei migliori magistrati del nostro paese, le sue indagini sulla trattativa, condotte insieme agli altri ottimi magistrati del pool di Palermo, in particolare con Nino Di Matteo, mi hanno ridato la speranza di potere arrivare a conoscere la verità sulla strage di via D'Amelio. Dopo le iniziali perplessità ho capito e accettato il suo progetto di proseguire in parlamento la sua battaglia per la verità. Come lui stesso dice con una bellissima immagine, arrivati nell'anticamera della verità - conclude - era necessario entrare nelle stanze del potere per impedire che la politica continuasse a spegnere quelle luci che avevano fatto finora soltanto intravedere le prove di quella verità".

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