Operai costretti a lavorare nei campi per 2 euro l'ora, notaio arrestato per caporalato

Ai domiciliari un professionista di Valledolmo, che gestiva un'azienda agricola formalmente intestata all'anziana madre. I braccianti dovevano restituire parte della busta paga e ricevevano 25 euro per 12-13 ore di lavoro. Per loro anche un vademecum su cosa dire in caso di ispezioni

Operai costretti a lavorare nei campi tredici ore al giorno per una paga di 25 euro, nessuna maggiorazione per il lavoro notturno e straordinario e continue minacce di licenziamento e vessazioni. Dietro l'incubo vissuto da alcuni braccianti ci sarebbe un notaio di Valledolmo, Gianfranco Pulvino, 53 anni, arrestato dai carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi. L'uomo deve rispondere di sfruttamento del lavoro, caporalato ed estorsione in concorso con un proprio collaboratore. Quest'ultimo è indagato in stato di libertà. Al professionista sono stati concessi i domiciliari.

L'ordinanza è stata emessa dal gip di Termini Imerese su richiesta della locale Procura. A fare scattare le indagini, avviate lo scorso luglio e andate avanti sino a gennaio, è stata la presenza a Valledolmo e in altri Comuni limitrofi di alcuni operai agricoli "sistematicamente sfruttati nel loro lavoro in campagna e costretti ad accettare, anche con minacce, retribuzioni molto inferiori di quelle previste", spiegano gli investigatori.

Secondo quanto ricostruito, il notaio gestiva un'azienda agricola formalmente intestata all'anziana madre con terreni sparsi a Valledolmo, Caltavuturo, Sclafani Bagni e Vallelunga Pratameno e assumeva "manodopera per lavori nei campi sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttament. Sino a 12/13 ore al giorno, senza maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno o festivo". Inoltre, approfittando del loro stato di bisogno a causa delle scarsissime opportunità di lavoro nel territorio, il notaio avrebbe corrisposto ai lavoratori impiegati nei campi una paga giornaliera effettiva di soli 25 euro (rispetto ai 65 euro riportati in busta paga) "assolutamente sproporzionata rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato - spiegano i carabinieri - e, in ogni caso, molto al sotto degli standard della contrattazione collettiva vigente nel comparto agricolo".

Inoltre, "aveva istruito i propri dipendenti, consegnando ad ognuno un foglio di carta, che rappresentava una sorta di 'vademecum', dove venivano riportate le notizie da fornire in caso di controlli ispettivi da parte degli organi di vigilanza" e minacciandoli di licenziamento il notaio "costringeva i lavoratori a restituire in contanti parte delle somme loro corrisposte con gli assegni mensili, solo formalmente rispondenti alle previste buste paga. E per essere certo di riavere il proprio denaro li faceva accompagnare in banca dal suo fidato collaboratore al momento dell'incasso degli assegni". 
 

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