Proiettile e minacce di morte per il magistrato palermitano Patronaggio e i suoi tre figli

Una nuova intimidazione contro il procuratore di Agrigento: "Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti"

Luigi Patronaggio

Un proiettile, di piccolo calibro, con minacce di morte per il procuratore capo di Agrigento, il palermitano Luigi Patronaggio e per i suoi tre figli sono arrivate in Procura ad Agrigento. Sulla scrivania del procuratore capo è arrivata una busta regolarmente affrancata, all'interno della quale vi era il proiettile. Non vi sarebbero sigle e tutto sembrerebbe essere riconducibile - fatto in maniera "casareccia" - ad ambienti politici. 

Palermitano, 61 anni, amico dell'"ultima ora" di Falcone e Borsellino perché lavorò assieme ai due magistrati negli ultimi anni della loro vita, Patronaggio lasciò la sua Palermo nel 1996 quando la sua era già una vita blindatissima. E' stato sostituto procuratore generale a Palermo: nel corso della sua lunga carriera si è occupato dell'uccisione di padre Pino Puglisi, delle relazioni tra la mafia e Marcello Dell'Utri e della mancata perquisizione del covo di Riina.

Le indagini saranno coordinate dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta. "Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti. Contro di te e ai tuoi 3 figli": questo il contenuto della lettera accompagnata da un proiettile calibro 6,35 nascosto tra due bustine, forse di zucchero, per passare i controlli al metal detector. 

Non è la prima volta che accade. A metà dello scorso settembre, una lettera - con minacce di morte e un proiettile da guerra - era stata recapitata al quinto piano di via Mazzini, sede della Procura della Repubblica di Agrigento. Il destinatario della lettera era il procuratore capo Patronaggio. In quella lettera si faceva riferimento al caso Diciotti e, dunque, all'inchiesta - partita da Agrigento - sul ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Anche allora la Procura di Caltanissetta, competente per territorio, aprì un fascicolo d'inchiesta e delle indagini si occuparono carabinieri e polizia. Quella precedente lettera di minacce e il proiettile da guerra - nonostante non siano mai arrivate conferme istituzionali al riguardo - parve, allora, che potesse essere arrivata, ad Agrigento, da ambienti paramilitari. 

Solidarietà è stata espressa dal presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè: “L’intimidazione al Procuratore Patronaggio e ai suoi figli non fa altro che confermare l’ottimo lavoro che sta compiendo il magistrato. Se poi la minaccia subita fa riferimento alle indagini che ruotano attorno ai migranti, allora è certo che sia stato superato il limite dell’imbarbarimento verso chi fugge dalla guerra e dalle violenze. Al procuratore va la mia personale solidarietà e dell’intero parlamento siciliano”.

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