Omicidio Mattarella, dopo 38 anni riaperte le indagini: la targa di un'auto porta ai Nar

L'allora presidente della Regione stava andando a messa quando un killer lo ha freddato con otto colpi di pistola sotto gli occhi della moglie e dei figli. Il primo a soccorrerlo fu il fratello Sergio, oggi Capo dello Stato. Torna la pista dei Nuclei armati rivoluzionari 

L'auto su cui era Mattarella

Alla vigilia del 38° anniversario dell'omicidio del presidente della Regione Piersanti Mattarella, fratello dell'attuale Capo dello Stato, Sergio, la Procura di Palermo ha deciso di riaprire le indagini. Lo riporta il Giornale di Sicilia.

L'allora presidente della Regione il 6 gennaio 1980 era in auto e stava andando a messa quando un killer lo ha raggiunto, davanti al civico 147 di via Libertà, e lo ha freddato con otto colpi di pistola. Il killer poi fuggì, salendo su una Fiat 127 dove l'aspettava un complice, anche lui rimasto senza nome. Un'esecuzione avvenuta sotto gli occhi della moglie, Irma Chiazzese, e dei figli Bernardo e Maria. Il primo a soccorrerlo fu proprio il fratello minore, Sergio. 

La famiglia della vittima aveva sollecitato nuove verifiche già un anno e mezzo fa attraverso gli avvocati Francesco, Giuseppe e Andrea Crescimanno. Gli accertamenti sono partiti nella massima riservatezza. Gli inquirenti avrebbero ascoltato o riascoltato testimoni, riesaminato le carte del dibattimento, vagliato altri elementi a disposizione. Attraverso un confronto comparato, sarebbe emerso che uno dei reperti del processo celebrato a Palermo, la targa di un'auto del commando, sarebbe stata divisa in due dagli autori del furto e una parte fu poi ritrovata in un covo dei Nuclei armati rivoluzionari. I Nar tornano così al centro dell'attenzione. Finora però di concreto c'è poco. Si tratta inoltre di una pista già battuta. La moglie di Mattarella infatti riconobbe il terrorista dei Nuclei armati rivoluzionari Fioravanti. Ma, sottoposto a processo, venne assolto con una sentenza diventata irrevocabile.

I nuovi accertamenti vengono considerati doverosi, per quanto siano resi complicati dal lungo tempo trascorso e dalle sentenze passate in giudicato. Tanti i dubbi da fugare: quale fu il contesto in cui maturò il delitto? Chi fu a sparare materialmente? Ci fu la mano dei "neri" o una collaborazione con Cosa nostra. Da chiarire anche il possibile ruolo di don Vito Ciancimino, che potrebbe avere avuto interessi concreti nell’eliminazione di Mattarella. Da confidente dell’allora questore di Palermo Purpi, Ciancimino cercò di depistare le indagini sul delitto. E nel ‘93 tentò di accreditare la "pista interna", in un altro delitto politico-mafioso: l’omicidio del segretario del Pci Pio La Torre, ucciso il 30 aprile 1982 assieme al collaboratore Rosario Di Salvo.

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Commenti (5)

  • I Ciancimino, maestri del depistaggio!

  • La procura di Palermo è da paura: la patria delle indagini megagalattiche senza capo né coda, buone solo ad eccitare le fantasie complottiste dell'uomo medio. L'indagine giudiziaria e quella storica sono roba diversa: questo molti pm operanti a Palermo non l'hanno capito.

    • Il suo commento lascia spazio ad intravedere una forte incompetenza degli organi preposti alle indagini. Non ho motivo di dubitare di questa osservazione fatta ,mi sembra di capire, da persona competente, ma allora la situazione è molto preoccupante,!

      • In generale e' preoccupante come funziona la giustizia in italia. La magistratura inquirente, in particolare

  • Avatar anonimo di Senzapaura
    Senzapaura

    Chissà quanti omicidi eccellenti gli hanno accollato al parafulmini di Corleone. Secondo me quando si difendeva esprimendo che lui era il parafulmine d'Italia, per me non diceva buggie. E pur vero che, se quell'omicidio non era stato commissionato da lui, magari poteva sapere la provenienza dei responsabili. Chissà quanta verità non potremo mai sapere.

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