Associazione mafiosa, chiesta imputazione per il ministro Romano

Il gip, Giuliano Castiglia, non ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla procura. Entro dieci giorni le richieste di rinvio a giudizio. "Difenderò il mio nome in ogni sede"

Chiesta l'imputazione per  il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano nell'indagine per concorso in associazione mafiosa. Il giudice per le indagini preliminari, Giuliano Castiglia, non ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla procura e ha avanzato la richiesta di imputazione coatta.  A questo punto i pm entro dieci giorni dovranno formulare la richiesta di rinvio a giudizio. Non si è fatta attendere la replica del Ministro.

“Il Gip non ha ritenuto di accogliere la richiesta di archiviazione formulata dal Pm Antonino Di Matteo nel procedimento che mi ha visto indagato quasi ininterrottamente per otto anni - ha affermato in una nota il ministro per le Politiche agricole - anche se l’indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007. Questi semplici ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni”.

“Il fallimento del sistema giudiziario – prosegue Romano – vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l’epilogo sarà quello da me auspicato. Del resto sarebbe di contro parimenti fallimentare un sistema della giustizia che ha lasciato operare per così tanto tempo un uomo politico che potrebbe aver commesso l’infamante reato di concorso con Cosa Nostra. Purtroppo ormai da quasi 20 anni il nostro Paese assiste ad uno spettacolare conflitto che in questi ultimi mesi all’approssimarsi della riforma giudiziaria si è acuito. Sono addolorato e sconcertato; con questo provvedimento non viene chiesta solo la formulazione dell’imputazione per il sottoscritto ma vengono messe in discussione le conclusioni alle quali dopo lunghissimi approfondimenti era pervenuta la Procura di Palermo. Difenderò – aggiunge Romano – in ogni sede il mio nome, per me, per i miei familiari e per la comunità politica che rappresento”.

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