La certezza del questore: "Messina Denaro non comanda a Palermo"

Renato Cortese: "Prima avevamo i quartieri con i capi delle famiglie tutti latitanti ora non è più così. Dopo le stragi del 1992 la sensazione era di essere ancora in guerra, noi come attività di repressione abbiamo dato il massimo"

"Non è vero che tutti pagano il pizzo a Palermo. Questo bisogna dirlo, alla maggior parte dei commercianti non è stato neppure chiesto il pizzo". A parlare è il questore Renato Cortese nel corso di un intervento a Una Marina di Libri, ieri pomeriggio. "Senza il consenso sociale - ha aggiunto - la mafia oggi sarebbe già stata catturata, debellata. Sarebbe solo una banda di delinquenti. Anche se oggi il consenso sociale per i boss è notevolmente diminuito".

Cortese ha ricordato come era Palermo al suo arrivo, nell'agosto 1992, dopo le stragi.  "Era una città diversa, una città in ginocchio e impaurita - ha raccontato - la mafia l'aveva messa sotto scacco. C'erano i processi a gabbie vuote perché gli imputati erano tutti latitanti importanti. La sensazione era di essere ancora in guerra. C'era la consapevolezza di dare una risposta. Noi come attività di repressione abbiamo dato il massimo. Dopo le stragi del 92 avevamo capito che si era superata una soglia di tolleranza e bisognava reagire. Il modo migliore era recuperare credibilità dello Stato, che aveva le sue colpe. A Palermo avevamo i quartieri con i capi delle famiglie tutti latitanti. E infatti catturare i latitanti era l'emergenza in quel tempo e ci siamo riusciti con la cattura di boss come Provenzano".

Quindi su Messina Denaro: "E' un latitante che va assicurato alla giustizia, ma bisogna stare attenti a non confondere la lotta alla mafia con la cattura di un latitante. A volte è riduttivo pensare che prendi un latitante e la mafia e sconfitta. Messina Denaro va catturato sicuramente - ha chiuso - ma non comanda su Palermo e lo dicono le ultime indagini. Sono abituato a essere ottimista, sarà preso".

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