Il "duello" tra Bonafede e Di Matteo, Salvatore Borsellino: "Sbagliano entrambi"

Il fratello del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D'Amelio interviene sulla vicenda delle nomine al Dap e invita il ministro e il pm "ricomporre questo dissidio. Altrimenti c'è chi saprà approfittarne per fare fuori prima l'uno e poi l'altro"

"Sono amico dell'uno e dell'altro e li stimo entrambi, ma in questo caso non posso che dirlo nel modo più netto: hanno sbagliato entrambi, Alfonso Bonafede e Nino Di Matteo". Inizia così una lettera scritta da Salvatore Borsellino al Fatto quotidiano, in cui il fratello del giudice ucciso nella strage mafiosa di via D'Amelio parla dello scontro tra il consigliere del Csm Di Matteo e il Guardasigilli.

"Come può essere passato per la testa del ministro Bonafede di provare ad affidare la guida del Dap a uno come Di Matteo? - scrive Borsellino - Uno che da pubblico ministero si è ostinato a mettere sotto processo alti ufficiali per la mancata cattura di Provenzano o che, addirittura arrivando a ottenerne la condanna in primo grado, ha portato insieme, sul banco degli imputati, mafiosi e ufficiali e politici per quella trattativa fatta sul sangue delle vittime delle stragi e che fra gli obiettivi aveva proprio l'eliminazione del carcere duro per i mafiosi?". "Proprio una follia - prosegue Borsellino - Avesse pensato a uno come Di Maggio (ex capo del Dap ndr) che con la faccia da duro svuotava il 41 bis di mafiosi e ci organizzava pure tour per qualche giornalista, allora sì. Avrebbe raccolto il consenso e gli applausi di tutti: magistratura, politica, informazione, servizi segreti e, naturalmente, pure della mafia". "Ben gli sta, così impara - prosegue Borsellino - E per farglielo capire bene, la voce unica del sistema ha fatto passare il falso messaggio che quella proposta Bonafede l'ha ritirata perché intimorito dalle frasi d'amore dedicate a Di Matteo da mafiosi detenuti". "Per il futuro impari - scrive Salvatore Borslelino - in un ministero sono ammessi i sodali dei prestanomi di Matteo Messina Denaro, le nipoti di Mubarak, perfino i pusher, all'occorrenza. Ma uno come Di Matteo no". Di Matteo "deve parlare di indagini in corso di cui si occupano altri magistrati, come ha fatto Armando Spataro tre anni fa sull'omicidio di Attilio Manca. E infatti chi ha inarcato un sopracciglio contro Spataro? Oppure bisogna mostrare di sapersi rendere proni al sovrano, come avvenne quando linciarono a sangue Luigi De Magistris". E aggiunge: "Il ministro non pensi più a fare una proposta coraggiosa e della quale gli rendo merito prima di avere ottenuto il benestare di tutto il mondo del potere che gravita attorno al suo ministero e al suo governo" e "Nino si astenga dal guardare programmi trash in tv, soprattutto quando parlando di lui". E conclude: "Cari Di Matteo e Bonafede, fate in fretta a ricomporre questo dissidio, che fa male a tutti quelli che vi stimano. Altrimenti c'è chi saprà approfittarne per fare fuori prima l'uno e poi l'altro". 

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Fonte AdnKronos
 

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