Diritti dei carcerati, pronta richiesta per istituire il garante comunale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Presente già in alcune tra le più grandi città italiane, il "Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale" potrà essere istituito anche a Palermo, facendo del capoluogo siciliano la terza città della Regione che compie un passo in avanti per i diritti dei carcerati e per rimediare alla sanzione emanata dalla Corte europea per i Diritti dell'Uomo. "La mozione è stata già presentata al Comune di Palermo e presto verrà discussa in aula" ha annunciato Giusi Scafidi, presidente della quarta commissione consiliare Politiche Sociali durante il convegno "Quando mogli, madri e figlie incrociano il carcere", evento realizzato venerdì mattina ed inserito tra le iniziative promosse dal Comune per il "Mese delle donne".

"Istituire anche a Palermo una figura come quella del Garante (già presente a Bologna, Firenze, Verona e Venezia) permetterebbe alla nostra città di rifarsi dalla pesante sanzione ricevuta dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - spiega la promotrice della mozione. - Nella sanzione dell'8 gennaio 2013, infatti, la Corte condannava innanzi tutto l'Italia per le condizioni del suo sistema penitenziario, con standard minimi di vivibilità delle carceri, e segnalava l'assenza in Sicilia dei Garanti. Ricordiamo inoltre che il Garante regionale per i detenuti non viene nominato da due anni. Successivamente alla sanzione, è stata inserita la figura del Garante provinciale a Trapani e ad Enna, anche se in quest'ultima città non è ancora stato affidato l'incarico. Essendo la nostra una città metropolitana, istituire il Garante potrà assicurare supporto e benefici anche ai cittadini oltre le mura di Palermo".

LE DONNE IN CARCERE, I DATI. Al convegno sono stati invitati sette relatori, personalità esperte del settore, che hanno analizzato la situazione attuale delle carceri sia in Sicilia che in Italia, focalizzando l'attenzione sui servizi per le donne, sul loro rapporto con i figli nonostante la permanenza nelle celle e sulla necessità di migliorare la relazione con le istituzioni, così da offrire un ottimale reinserimento sociale degli adulti al termine dello sconto di pena. "Sono 112 le donne adulte detenute in Sicilia - ha spiegato Maurizio Veneziano, Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria - di cui solo 7 per associazione mafiosa. Le altre sono state condannate per reati diffusi come maltrattamenti, omicidi o furti. Il 37% è di nazionalità straniera. Queste donne vengono inserite in carceri maschili dove, successivamente, sono state attivate delle sezioni femminili. Quindi le strutture non sono pensate per loro, avendo un sistema di sorveglianza e uno stile di detenzione più adatta all'uomo. Noi siamo disposti a lavorare per dare un carcere dignitoso, ma dobbiamo segnalare la mancanza di partecipazione e di interesse da parte degli enti locali. Cosa che oggi, con questo convegno, pare voler cambiare".

"Nei carceri minorili, invece, sono 297 le ragazze detenute, 97 per reati contro il patrimonio (furto - rapina - truffa), 136 per reati contro la famiglia e la persona (lesioni personali - violenza contro la famiglia - diffamazione) e 17 per reati contro le istituzioni - ha detto Angelo Meli, Direttore Centro per la Giustizia Minorile di Palermo - con un'incidenza complessiva, sul dato nazionale, dell'11%". Presente anche il presidente dell'Ordine degli Avvocati Francesco Greco, che ha confermato la disponibilità del proprio Ordine a collaborare gratuitamente con l'Amministrazione Comunale per affrontare un problema troppo spesso taciuto.

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