Incinta con l'inquietudine del Coronavirus, diario di una gravidanza in quarantena

Dal corredino scelto on line all'ecografia negata. Ecco come una giornalista di PalermoToday racconta la sua dolce attesa passata tra le mura di casa: "La speranza che andrà tutto bene è alimentata da ogni calcio, capriola o singhiozzo che la vita che cresce dentro di me mi regala"

Sono giorni surreali e particolari per tutti. Non c'è categoria professionale la cui quotidianità non venga stravolta dall'emergenza Coronavirus. E ovviamente c'è anche quella dei giornalisti. Dopo avervi mostrato la laurea in streaming (con tanto di pantofole ai piedi) del nostro giornalista sportivo Andrea Caruso, oggi vi raccontiamo dei giorni di gravidanza passati in quarantena di un'altra nostra giornalista: Carola Catalano.

Gravidanza e quarantena, due parole che mai avrei pensato di affiancare e che invece riassumono perfettamente la situazione che io e molte altre donne palermitane in attesa stiamo vivendo ormai da una settimana. Esattamente dallo scorso martedì tutta Italia è una zona protetta. Per contrastare il Coronavirus, uno sconosciuto fino ad un paio di mesi fa, abbiamo imparato a rispettare quattro semplici parole: io resto a casa. Con hashtag o senza il senso non cambia. Il virus è il soggetto dei nostri incubi la notte, delle nostre conversazioni durante il giorno, il nemico da combattere per poter ricominciare ad uscire e sognare un futuro migliore. Nell’attesa che questo accada il Paese è in standby ed è difficile persino gioire perché si è in dolce attesa, nonostante questa gravidanza sia stata desiderata a lungo e sia arrivata solo dopo aver vissuto diversi aborti spontanei, eventi dolorosi che lasciano il segno su ogni donna. Ma anche su ogni uomo.

Si laurea in pantofole nel salotto di casa: "Io dottore in streaming"

L’ecografia, che per me e mio marito è un momento speciale durante il quale si può vedere la nostra bambina (sì, è una Lei) è posticipata a dopo il 3 aprile (termine in cui il decreto scadrà) e mentre il tempo scorre lento non si può fare altro che sperare che vada tutto bene. Una speranza alimentata da ogni calcio, capriola o singhiozzo che la vita che cresce dentro di me mi regala. I negozi sono chiusi quindi il corredino e tutto quel che serve per il grande giorno (quello della nascita) si può acquistare solo online e l’effetto non è antistress come quello dello shopping vecchia maniera (almeno per me). Inoltre nonni, amiche e cognate non possono prendere parte a questo rito preparatorio. Vietato anche andare in palestra per fare pilates - attività consigliata in gravidanza sia perché prepara il corpo al parto sia perché allevia il mal di schiena - perché sono chiuse.

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Consentito ma pericoloso andare in farmacia e al supermercato, luoghi molto frequentati di questi tempi. Più prudente mandare il marito e restare a casa. Insomma le rinunce sono tante e in questo momento particolare della vita di una donna pesano ancora di più ma l’amore per la vita che verrà e il vedere che l’Italia non è mai stata unica come adesso ci danno la forza di continuare a rispettare le regole imposte dall’alto che hanno solo lo scopo di tutelarci. Certo le paure non mancano: una per tutte il pensiero di dover partorire in piena emergenza Coronavirus. Di non ricevere, per ovvi motivi, le dovute attenzioni. Di un imprevisto che potrebbe essere fatale. Meglio non pensarci però e andare avanti fiduciosi ripetendosi che andrà tutto bene: ricominceremo a vedere familiari, amici e colleghi, ad andare a pranzo/cena fuori, a fare una passeggiata al mare, a prendere treni/aerei/navi/pullman, a scoprire il mondo. E lo faremo in tre.

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