“Adiemus nel cuore della terra”: dalla Sicilia il messaggio artistico ai governi del pianeta

La notte degli elementi e il magico futuro di Madre Terra, proposta dalla magica Accademia Danzarkè,

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

“Sono Madre Natura, donatrice di vita, d’amore, di splendore, sinfonia di colori, tra le mani del sole, della luna e della terra”. Con questo monologo d’esordio di sorprendente sinfonia poetica e artistica, prende il là l’insuperabile spettacolo artistico portato in scena dall'Accademia Danzarkè di Miriam Valenti e Gabriella Ciacio. Esibizione che, attraverso una rara ed equilibrata performance artistica, è riuscita a lanciare al mondo, ai governanti insensibili del pianeta, da questa meravigliosa terra di Sicilia, un ultimo messaggio per salvare il pianeta. Danzarkè, con una magistrale operazione artistica, è riuscita a coinvolgere il folto e qualificato pubblico presente (più di un migliaio per la prima), attraverso questa preghiera, Adiemus (con il chiaro riferimento ad Enya) , rammentando, a ciascuno dei presenti, che c’era un tempo ed adesso quel tempo non c'è più. Non c'è più tempo per scherzare, non c'è più tempo per rimandare a domani.

Nella storia del tempo, ricorda l'opera portata in scena, c'erano i 4 elementi Acqua (Cristina Evola), Aria (Claudia Schiavone), Terra (Letizia Simeti) e Fuoco (Enrico Valenti), che trascorrevano le loro giornate litigando e facendosi terribili dispetti per dimostrare, l’uno all’altro, la rispettiva supremazia, quella forza indomita che avrebbe governato la natura. "Ariadiamus late ariadiamus da Ari a natus late adua". Aria cominciò a sconquassare il cielo con tifoni terribili e uragani implacabili; Terra fece tremare il pianeta con spaventosi terremoti; Fuoco, invece, facendo leva sul suo portento fisico, scagliò lingue di fuoco e le levò alte in cielo; Acqua, inferocita, creò tempeste, i mari svilupparono onde terribili e numerosi furono i diluvi e i maremoti che sconvolsero la terra. Il caos regnava sovrano, in quel tempo, e la terra non conosceva bellezza.

Un giorno fortunatamente il Kosmo vedendo siffatto scompiglio decise di agire, mostrando, a ciascuno degli elementi, l’inutilità di tutto quell’odio, poi, impossessatosi dell’uomo: “se insieme sul pianeta volete abitare, dovete imparare a collaborare”… e tutto si placò… Ma, poi, venne l’uomo, e cominciò, nella quotidianità del suo divenire, a distruggere quell’equilibrio fisico e chimico, a determinare, inconsapevolmente, la fine della natura; di quella natura che l’uomo non capisce più, non comprende più, dimenticando che ha bisogno di lei. In questa evoluzione disastrosa della vita dell’uomo, mentre la natura grida che “i suoi vizi mi stanno distruggendo”, alcuni volenterosi, eccezionali artisti, hanno deciso di compiere questo viaggio nel cuore del globo terrestre, accompagnati dai tanti e qualificati spettatori. Ed è così che “Adiemus nel cuore della terra” da idea divenne spettacolo, e con la danza, tra le note strepitose di melodie eterne, cominciò ad accompagnare ciascun essere umano, in un talentuoso e variegato cammino, in punta di piedi, proposto dall’insuperabile Accademia Danzarkè Alcamo (con le coreografie e la guida magistrale di Miriam Valenti e Gabriella Ciacio), tra i disastri di questo tempo che vorrebbe porre fine ai tempi, in una notte solo apparentemente senza più futuro che, però, inevitabilmente riconduce l’uomo sul sentiero delle responsabilità e delle scelte improcrastinabili. Uno spettacolo, con i testi dei monologhi di Valentina La Monica, che vive del dilemma filosofico più antico, quello del rapporto, mai consolidato, tra natura e uomo. Ma che ce ne facciamo della sapienza antica noi, uomini della tecnica, che pensiamo, con i nostri dispositivi, di dominare il mondo? Questo delirio di onnipotenza, gridato in affascinanti monologhi dell’attrice Isabella Viola, prima immemori, ci fa rammentare che le sorti dell'uomo non sono più nelle sue mani (incapaci di porre fine a questo immensurabile disastro), e neppure sono protette dallo sguardo benevolo di un Dio, ma sono custodite, ormai, inesorabilmente, nel segreto inaccessibile di una natura che Goethe, in un suo saggio sulla natura del 1783, descrive come una folle danzatrice che nella sua danza sfrenata perde gli uomini che gli sono aggrappati senza fedeltà e senza memoria. La stessa danza che l’Accademia Danzarkè, tra le poche in Sicilia a vivere la danza come ambasciatrice, nel mondo, di temi forti, ripropone in questo drammatico e inesorabile viaggio lungo il declino inarrestabile (forse) dell’uomo, con la sinuosità dei primi ballerini che tentano, disperatamente, di donare nuovamente al mare, grazie a Cristina Evola, all’Aria, con Claudia Schiavone, alla Terra con Letizia Simeti e al Fuoco con lo splendido Enrico Valenti, all’uomo e allo spettatore attento dell’Anfiteatro, quella consapevolezza smarrita che solo la danza è in grado, artisticamente, di far introiettare in ciascun essere vivente.

Anche in quello più distratto, anche in quello più caparbiamente legato al suo tornaconto. Scriveva, opportunamente, Goethe "Natura! Da essa siamo circondati e avvinti, né ci è dato uscirne e penetrarvi più a fondo. Ci rapisce nel vortice della sua danza e si lascia andare con noi, finché siamo stanchi e le cadiamo dalle braccia. Viviamo nel suo seno e le siamo estranei. Costantemente operiamo su di essa e, tuttavia, non abbiamo alcun potere sulla natura. La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio, il suo sacrificio più elevato, per avere molta vita. Non conosce né passato né futuro. Il presente è la sua eternità". “Adiemus” ha avuto la forza di spingerci a ricordare la sovranità della natura (che al dire di Eraclito, "nessun uomo e nessun Dio fece") e la sua potenza. Fedeli esecutori del comando biblico che invitava “Adamo al dominio della terra, abbiamo trasformato il suo uso in usura” come ha ricordato Gabriella Ciacio a margine della serata. “E per il breve periodo delle nostre vite e dei nostri miopi calcoli economici – ha con forza ricordato Miriam Valenti - forziamo la natura a essere risposta alle nostre esigenze oltre la giusta misura”; “la terra per noi è diventata materia prima e niente di più, il suolo coltre da perforare per estrarre energia dal sottosuolo, la foresta legname da utilizzare, la montagna cava di pietra, il fiume energia da imbrigliare, il mare riserva da esplorare per futuri sfruttamenti, l'aria spazio ove scaricare i veleni rarefatti delle nostre opere” precisa Enrico Valenti, davvero strepitoso nella sua vulcanica interpretazione.

Se volessimo proprio ricordare forse non c'è nessun nesso tra l'incedere impetuoso dei nostri dispositivi tecnici e lo sconvolgimento delle acque e delle terre, ma un monito sì. Non dimentichiamo la potenza della natura – pare essere il messaggio dei Danzarkè in questo tempo limite a disposizione dell’uomo - e non abituiamoci a pensare che essa altro non è che materia prima, o deposito di rifiuti. Il trattato di Kyoto attende ancora molti paesi, tra cui l'Italia, al rispetto della natura. … e fu così che con l’unione delle quattro forze naturali e il fondamentale aiuto delle ballerine e dei ballerini prestati a questo mondo incapace d’ascoltare il grido di disperazione fa, speriamo, una nuova pacifica e bella comparsa sul Pianeta. Spesso, pare volerci ricordare Gabriella Ciacio e Miriam Valenti, dimentichiamo le cose essenziali: il colore dell'acqua, il suono del vento, l'odore della terra, la magia del fuoco.

Nel corso dei secoli gli elementi sono stati al centro della vita dell'uomo, aiutandolo a governare la Natura e a comprendere il proprio personale destino, ricordiamoci di loro, oggi più di prima, oggi meglio e più responsabilmente di ieri. “Adiemus nel cuore della terra” pone al centro dell'attenzione queste emozioni e lo fa nel cuore della location che fa rivivere. Una cava, l’ingresso inaccessibile al centro della nostra terra, troppo contaminata. E i suoi ballerini, d’ogni età, anche i meravigliosi giovanissimi, sembrano voler riprodurre statue di fuoco, angeli volanti, titani dorati, sirene contorsioniste che disegnano, in un primo momento, la natura e il pianeta che si ribellano, e solo nel secondo atto, l’aspirazione a cui, senza più tentennamenti, ciascuno di noi deve tendere. Uno spettacolo evocativo, quello della insuperabile Danzarkè, intriso di misticismo e di poesia, di immagini vive e potenti, che trasforma le bellezze della “Madre Natura” e della “Madre Terra” e le fa vivere di una luce nuova. Lo spettacolo, “Adiemus nel cuore della terra”, è proprio una combinazione dei quattro elementi. L'ARIA viene invasa dalle esibizioni di straordinari ballerini, a volte lirici, a volte potenti, che partono sempre dalla TERRA, come a ricordarci che ogni cosa ha e deve continuare ad avere radici. Dentro il mare tempestoso, balla, con afflizione, questa stupefacente ACQUA, sirena contorsionista, vittima, tra l’altro dell’inquinamento, sempre più preoccupante, della plastica. E il FUOCO, insuperabilmente interpretato dal divino Enrico Valenti, che avvolge e fa da contrappunto ad ogni esibizione. Un cast straordinario per una serata di emozioni forti e indimenticabili. Artisti stupefacenti che convergono in un'unica direzione spettacolare; quella in grado di stupire il pubblico. La danza di questi splendidi ballerini ha sedotto gli spettatori di ogni età, ha ridato vita, colori e odori al futuro e alle più giovani generazioni. “E’ l’anima che te lo suggerisce. Non si può rinunciare... è linfa vitale. Passione che scorre nelle vene”. Queste le prime parole di Enrico Valenti alla fine dello spettacolo dopo una ovazione, meritata, interminabile. E le parole, anche nella danza, congiuntamente a essa, alle punte sul palco, e dopo lo spettacolo, hanno un senso, una loro dimensione, esplicitano uno stato d’animo, una condizione che parla dell’essenza stessa della sua vita, di una vita tutta protesa a cogliere il bello nelle movenze e dalle movenze del proprio corpo, educato a ritmare ogni respiro, ogni sospiro, ogni fremito di quelle agili membra. Le membra di tutti i ballerini, anche i più piccoli, testimonianza tangibile dell’amore che Miriam Valenti e Gabriella Ciacio (commossa e con qualche lacrima impossibile a trattenere), mettono, giornalmente, nella loro professione, nel loro essere arte nella quotidianità del divenire umano. Guardarli sul palco, trasfigurarsi, propagarsi nell’aria, fasciarsi di musicalità e colori, sino a raggiungere ogni singolo cuore in attesa di percepire la dolce brezza che quel messaggio porterà con sé, è stato qualcosa di unico, irripetibile, inenarrabile per ciascuno dei numerosissimi spettatori. Accarezzati da quella voce ferma dell’attrice narrante, decisa, velatamente melanconica, pregna di grande carica emotiva, ogni cuore, ogni anima, si sono lasciati, dolcemente, coinvolgere in questo crescendo di suoni e parole, di movimenti e ritmi, che hanno lasciato, sino alla chiusura virtuale del sipario, il fiato sospeso in una condizione ansiosa che è lievitata sempre più, aspettando il prosieguo, speriamo che ve ne sia uno in Danzarkè, che si preannuncia pregno di grande carica emotiva. E le aspettative non sono state disattese nella prima di questo strabiliante “Adiemus nel cuore della terra”. Che delizia guardarli e sentirli dentro! Sei lì riflesso, con la tua vulnerabilità, le tue debolezze… e li avverti dentro. Ti vesti di ciò che non sei. Trasformi te stesso in qualcun altro.

E la magia ha inizio. La platea intrepida attende. Un respiro, due… Il sipario è sull’attenti, aspetta quell’unico cenno di consenso e… la musica avanza, avanzano le punte nella trepidazione di questo dramma della natura, del nostro pianeta. Scandisce il tempo, il suo. Inspiegabilmente il tuo corpo segue le frequenze di quella melodia e si sente pure lui sul palco della vita, della nostra, che deve cambiare. Testa, braccia, gambe, piedi si muovono leggiadri senza sbavature e senza cedimenti. Tutto frutto, evidentemente, di ore e ore di lavoro alla ricerca della perfezione, quella di Gabriella Ciacio e Miriam Valenti non hanno mai trascurato. Tutti i loro sforzi racchiusi in un’ora e trenta minuti in cui tutto è surreale, in cui godi dell’intimità tra te, i ritmi, le note e la platea che, durante la prima, ha accompagnato, con una trentina di prolungati applausi, le principali scene dello spettacolo; i momenti di maggior trasporto emotivo e di bellezza artistica e coreutica. Si è accecati da quella luce mista a polvere. È un connubio magico. È come se fossi in una nuvola trainata dalle stelle e, spinta dall’adrenalina mista a paura, ottieni il risultato che speravi. Non si smette mai. Non puoi farlo. Devi darti totalmente alle emozioni. “Il tuo animo comincia a tremare” come dice Miriam valenti. La fine di uno spettacolo è sempre un momento triste, per Gabriella e Miriam è sofferenza allo stato puro. Il tempo scorre e il momento di chiudere per sempre quella valigia con il suo prezioso carico si avvicina sempre più. Una valigia ricolma, come quella di questa prima, di sorrisi, abbracci, applausi.

“E non ti rassegni, hai ancora voglia di donare la tua arte, io sono nata per questo e non posso fermarmi” ha affermato Gabriella Ciacio. Un cigno rimane pur sempre un cigno, con la sua bellezza, con la sua eleganza, con il suo splendido manto bianco mentre scivola lento sulla superficie dell’acqua. È eterno, non morirà mai perché ha trovato posto nel cuore degli uomini. “E’ l’anima che te lo suggerisce. Non puoi rinunciare” come suggerisce di concludere questo articolo Enrico Valenti. Grandi, semplicemente grandi tutti i ballerini, anche i piccolissimi e talentuosi Tommaso Bellanti e Marta Faranna, il service di Gianni Lombardo e il montaggio video di Vito Pirrello, nonostante le mille difficoltà di una location splendida ma gestita male, malissimo, da chi dovrebbe assicurare all’animo umano un viaggio virtuoso e semplice nell’arte e non nella burocrazia avvilente di un uomo insensibile che adesso, come ha detto nel monologo Marta Faranna "cerca l'ordine nel caos" che ha creato e che lo sta distruggendo. "Siamo ancora in tempo per salvare tutto" ha gridato Tommaso Bellanti, quasi in sul calar del sipario. Siamo ancora vivi. Contribuiamo tutti, come l’hanno fatto, in questa, diciamo unica accademia di danza, a fare del nostro vivere, un modello virtuoso e attento alle nuove generazioni.

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