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"La collina del disonore" di Pizzo Sella resta tra gli scempi dell'abusivismo

Il dossier Mare Monstrum di Legambiente non lascia spazio a interpretazioni. In Sicilia sono 476 gli abusivismi accertati seguita da Campania e Sardegna, anche se qualcosa sembra muoversi

Un'immagine dall'alto di Pizzo Sella

Secondo il dossier di Legambiente Mare Nostrum 2013, la situazione dell'abusivismo sulle coste italiane è tutto al di fuori che superato, anche se qualcosa si sta muovendo. A guidare questa non positiva classifica per quanto riguarda la cementificazione su terre demaniali è la Sicilia. Sono infatti stati registrati 476 illeciti sull’isola, che hanno portato a 725 persone denunciate e 286 sequestri. La Sicilia precede, come lo scorso anno, la Campania, dove però si registrano più sequestri effettuati mentre un balzo in avanti, o forse sarebbe più appropriato dire indietro, lo fa la Sardegna, che da quinta nel 2011, sale suo malgrado sul podio. Quarto e quinto posto a Puglia e Calabria.

Qualcosa però funziona tanto è vero che nella top five degli ecomostri qualcosa finalmente si è mosso. Dopo anni di battaglie legali e civili, è stato abbattuto l’ecomostro sulla spiaggia di Realmonte. Finalmente a Scala dei Turchi le ruspe hanno buttato giù quello che era diventato il simbolo di un'edilizia senza regole. Ma per uno che va giù molti altri restano in piedi, così gli scheletri di Pizzo Sella a Palermo, le 35 ville dell’area archeologica di Capo Colonna a Crotone, l’albergo sulla scogliera di Alimuri a Vico Equense  e il villaggio di Torre Mileto a Lesina in provincia di Foggia, sono ancora lì a deturpare i loro rispettivi paesaggi. A questi, ormai storici, si aggiunge una new entry. Si tratta degli otto edifici che ancora giacciono sulla collina a Quarto Caldo, nel Parco Nazionale del Circeo, dopo che le prime due erano state demolite.

Per quanto riguarrda Il caso palermitano di Pizzo Sella la questione si complica ogni anno che passa e la soluzione sembra sempre più lontana. Salita alle cronache come la "collina del disonore", ben un milione di metri quadrati di cemento sono stati gettati su un’area a vincolo idrogeologico. Le 170 ville costruite negli anni '70 dalla mafia, quasi tutte non finite e sulle quali la giustizia ha dato interpretazioni spesso diverse. Poste sotto sequestro nel 1999 era partito l’abbattimento, ma dopo le prime 14 demolizioni le ruspe si sono fermate. Nel 2007 il Consiglio comunale ha tentato una variante urbanistica per salvare gli immobili. Ancora nel 2010 la corte d’Appello di Palermo definisce i proprietari di 14 villini in "buona fede", non potendo essere a conoscenza che erano state costruite per riciclaggio di denaro sporco, e ne revoca la confisca, sentenza confermata dalla Corte di Cassazione. Queste sentenze se da un lato non hanno ancora definito cosa ne sarà della "collina del disonore", dall'altro rischiano di rappresentare un precedente utilissimo per giustificare migliaia di casi di abusivismo selvaggio. Vedremo se il prossimo anno Pizzo Sella sarà ancora cementificata o potrà tornare al suo verde splendore, anche se le premesse non sono per niente rassicuranti.

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