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Domenica, 28 Novembre 2021
Cognomen omen

Opinioni

Cognomen omen

A cura di Francesco Miranda

L'origine dei cognomi Magno, Turco, Marullo, Impallomeni

L'origine dei cognomi Magno, Turco, Marullo, Impallomeni:

Magno

(come Michele Magno, sindacalista e politico, già deputato al Parlamento nazionale e senatore.) Magno deriva, direttamente o attraverso toponimi correlati con questo nome, dal cognomen latino Magnus; in alcuni casi discende da soprannomi collegati con il vocabolo “magnus” (aggettivo latino che significa grande); in greco Magno veniva usato come epiteto aggiunto al nome per sottolineare il valore, soprattutto morale, di una persona (Carlo Magno, San Gregorio Magno, ecc.) Il cognome Magno è diffuso in poco più di 400 comuni di tutta l'Italia, con rilevanti presenze soprattutto in Puglia, Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata, ma anche, Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Abruzzo, ecc. Nell’Isola è presente in tutte le province, soprattutto nel palermitano (Palermo, Misilmeri, Borgetto, Castronovo di Sicilia, Corleone, Carini, Partinico, Termini Imerese, ecc.), nel messinese (Messina, Scaletta Zanclea, Tusa, Giardini Naxos, Gaggi, Graniti, Mongiuffi Melia, Patti, Furnari, ecc.), nel catanese (Catania, Aci Sant’Antonio, Gravina di Catania, Ramacca, Sant’Agata Li Battiati, Aci Castello, Acireale, ecc.), nell’ennese (Regalbuto, Valguarnera Caropepe, Catenanuova), nel ragusano (Vittoria, Modica, Ragusa), nel siracusano (Augusta, Carlentini, Noto), nell’agrigentino. Ha come varianti Magni, Magnini, Lo Magno.
Riferimenti storici e personaggi - Nel “Dizionario storico-portatile di tutte le venete patrizie famiglie”, di Giuseppe Bettinelli, 1780, si riporta che una famiglia Magno passò da Roma a Venezia all'epoca della fondazione della città lagunare. Essa diede alla Repubblica numerosi tribuni che parteciparono al Maggior Consiglio: GIOVANNI MAGNO (secc. XIII-XIV) – ecclesiastico vescovo di Equilio (oggi Jesolo) nel 1306. MARCANTONIO MAGNO (1480-1549) – cittadino veneziano, scrittore di vaglia, autore di un poema intitolato “I Sette libri Sibillini”. dove esalta la sua famiglia, discendente dalle famiglie patrizie della città. CELIO MAGNO (1536/1602) – poeta italiano figlio di Marcantonio; fu in contatto con i principali poeti e letterati veneti dell'epoca. GIOVANNI MAGNO (Linkoping 19/3/1488 – Roma 21/3/1544), arcivescovo cattolico, teologo, storico e genealogista svedese, arcivescovo di Uppsala dal 1523 al 1544: dopo la sua morte ebbe fine la successione di arcivescovi di Uppsala consacrati dal papa di Roma perché da quel momento la Svezia non accetto più ordini dal papa. MICHELE MAGNO (Manfredonia 5/1/1917 – Ivi 6/3/2003) sindacalista e politico, esponente del Partito Comunista Italiano: fu deputato al Parlamento dalla II alla IV legislatura (dal 1953 al 1968) e senatore nella V legislatura. Dopo la guerra era stato sindacalista e segretario provinciale della Camera del Lavoro di Foggia dal 1945 al 1955, lavorando a fianco di Giuseppe Di Vittorio; era stato sindaco di Manfredonia dal 1975 al 1982. PASQUALE GALLIANO MAGNO (O;rsogna, Chieti 25/2/1896 – Pescara 9/9/1974), avvocato antifascista. Tra la fine del 1925 e l’inizio del 1926 accettò di patrocinare Velia Matteotti, moglie di Giacomo Matteotti, il deputato socialista assassinato dai fascisti il 10 giugno 1924. Per questa sua posizione l’avvocato Magno dovette subire una serie di persecuzioni, sequestro degli atti, agguati, percosse, cure all’olio di ricino; a causa delle percosse ebbe problemi di vista e di deambulazione fino alla morte. Dopo la caduta del fascismo Galliano Magno fu presidente del Comitato di Liberazione Nazionale e, per volontà degli Alleati, vice prefetto politico. EUGENIO MAGNO (Napoli 1944), pittore contemporaneo, ultimo grande paesaggista napoletano.

Turco

(come Livia Turco, parlamentare più volte ministra per la solidarietà sociale). 
Turco e le sue numerose varianti (Turco, Turci, Turchio, Turko, Del Turco, ecc.), alterati e derivati (Turchelli, Turchetti, Turchetto, Turchini, Turcati, ecc.), hanno alla base soprannomi e poi nomi comuni nell’XI e XII secolo (Thurcus, Turcus, Turchius, Turchettus), tutti derivati dall’aggettivo “turcus”, usato nel Medioevo come etnico per indicare generalmente turchi, saraceni e musulmani; l’aggettivo aveva anche il valore di “non cristiano” o di “persona feroce, crudele”, guardata quindi con sospetto. Il cognome Turco, presente in tutt’Italia, è maggiormente concentrato nelle regioni meridionali (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria), quindi in Piemonte, Veneto, Lazio, Lombardia, Toscana, Liguria, Emilia-Romagna. In Sicilia è attestato soprattutto nell’agrigentino (Canicattì, Campobello di Licata, Ravanusa, Agrigento, Alessandria della Rocca, Sciacca, Casteltermini, Racalmuto, Camastra, ecc.), nel nisseno (Gela, Caltanissetta, Sommatino, Mazzarino, Butera, San Cataldo, ecc.), nel catanese (Catania, Aci Castello, Aci Sant’Antonio, Mascalucia, Sant’Agata Li Battiati, Riposto, ecc.) nel palermitano (Palermo, Bagheria, Cefalù, Cerda, Campofiorito, Altofonte, Termini Imerese, ecc.), nel siracusano (Carlentini, Lentini, Siracusa,  Priolo Gargallo, Augusta, Francofonte, ecc.), meno nel messinese (Messina, Castell’Umberto), nell’ennese (Enna, Troina).
Riferimenti storici e personaggi. La famiglia Turco o Turchi o Turco dei De Castello è un’antica famiglia appartenente a quel gruppo di famiglie, denominate Casane astigiane (banchi che svolgevano appunto nel Medioevo attività di cambio-valuta e di prestito), che sviluppò il proprio potere economico grazie ai commerci, ma principalmente con l’attività del prestito del denaro su pegno (da Wikipedia). LIVIA TURCO (Cuneo 13/2/1955), politica, parlamentare della Repubblica Italiana dalla X alla XIV Legislatura, senatrice nella XV Legislatura e, ancora, deputata alla Camera nella XVI Legislatura, Gruppo PCI, poi Partito Democratico. È stata ministra per la solidarietà sociale nei governi presieduti da Romano Prodi, Massimo D’Alema, Giuliano Amato (1996/2001) e poi ministro della salute nel governo di Romano Prodi II (2006/2008). Come ministra si è impegnata nelle leggi per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, per le persone disabili, contro le droghe, per la riforma dei servizi sociali, per la disciplina dell’immigrazione in Italia; nel 2000 depose in Parlamento la prima legge di riforma della cittadinanza per le persone straniere. TANCREDI TURCO (Negrar, Verona 3/4/1975), avvocato penalista, politico, deputato alla Camera nella XVII Legislatura (2013/2018), eletto nella lista M5S, aderente inizialmente al Gruppo M5S (fino al 2015) poi al Gruppo Misto, fino a fine legislatura. È stato vicepresidente e poi presidente del Comitato per la Legislazione e componente, in vari periodi, della I^ Commissione – Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni, del Comitato Parlamentare per i Procedimenti d’accusa, del Consiglio della Giurisdizione, della II Commissione – Giustizia. MARIO TURCO (Taranto 14/6/1968), docente universitario, dottore commercialista, politico, senatore della Repubblica Italiana eletto nella lista M5S. È stato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega alla programmazione economica e agli investimenti, nel Governo Conte II (2019/2021); è stato componente della V Commissione – Bilancio ed è componente in carica della VI Commissione – Finanze e Tesoro. CESARE TURCO (Ischitella 1510 – Napoli 1560), pittore. Studiando le opere del Perugino, dipinse a Napoli chiese ed edifici.

Marullo

(come Sergio Marullo di Condoianni, politico, già deputato all’Ars e senatore della Repubblica)
Il cognome Marullo proviene probabilmente dal termine latino “merula” (turdus merula), cioè merlo. Questa ipotesi ha valore in riferimento alla nobile famiglia messinese dei Marullo di Condojanni che si vuole discesa dal console romano Lucio Cornelio Merula (nello stemma della famiglia, infatti, è raffigurato un merlo). Altra ipotesi ritiene Marullo generato dal termine siciliano “mirudda, o midudda o miduddra”, che significa cervello, mente, intelligenza; o dal termine neogreco (marouli), che significa “lattuga”, cognome di una facoltosa famiglia di Costantinopoli. Marullo ha il ceppo più consistente in Sicilia, nel catanese (Bronte, Catania, Misterbianco, Santa Maria di Licodia, Maletto, Adrano, Caltagirone, Paternò, Gravina di Catania, Castel di Iudica, ecc.), nel palermitano (Palermo, Carini, Bagheria, Roccamena, Isola delle Femmine, Lascari, ecc.), nel messinese (Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Patti, Santa Lucia del Mela, Piraino, Sant’Agata Militello, ecc.), nell’agrigentino (Porto Empedocle, Agrigento, Raffadali, Realmonte, ecc.), nell’ennese (Valguarnera Caropepe, Catenanuova), nel siracusano (Siracusa); è diffuso in Puglia, Lombardia, Campania, Lazio, Calabria, Piemonte e, con piccoli nuclei, in Liguria, Abruzzo, Emilia-Romagna, Toscana e in alcune altre regioni italiane.
Riferimenti storici e personaggi. La famiglia Marullo risulta iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco ufficiale Nobiliare Italiano del 1922. Essa era divisa in due rami: Ramo di Antonino, principe di Castellaci, e Ramo di Giovanni, barone di Casalnuovo: i Marullo ebbero dimora in Messina e in Milazzo.
SERGIO MARULLO di Condojanni (Milazzo 13/12/1918 – Messina 24/5/1988), avvocato, agricoltore, politico. Fu deputato all’ARS per tre legislature (II-III-IV): dal 1951 al 1963, senatore della Repubblica Italiana nella IV e V legislatura, dal 1963 al 1972. Nel 1959, nel 1^ governo di Silvio Milazzo fu assessore al Turismo e allo Sport e assessore al Turismo, Spettacolo e Sport anche nel 2^ governo Milazzo, poi ruppe con il PNM e si avvicinò alla sinistra, fondando un suo partito, il Partito dei Contadini d’Italia. Fu prosindaco di Messina e di Taormina. MICHELE MARULLO detto il Tarcaniota dal cognome della madre Eufrosina Tarcaniota (Costantinopoli 1453- Volterra 11/4/1500). Umanista e poeta italiano di origine greca; fu soldato di ventura e visse a Napoli, Roma, Firenze. Esperto filologo, corresse il testo di Lucrezio e criticò con sottili argomenti i Miscellanea di Poliziano. Fu uno dei più originali poeti in latino del Quattrocento: lo dimostrano le sue opere, i 4 libri degli Epigrammata (1497), i 4 libri degli Hymni Naturales (1497), 5 Nenie, pubblicate postume nel 1532. Il poeta Marullo trattò il latino come lingua viva, lontana dalle raffinate astrazioni umanistiche, riuscendo a comunicare in latino le esperienze più brucianti della vita. CLAUDIO MARULLO (Catania 1952/2007), pittore catanese, personalità di spicco della cultura artistica etnea della metà degli anni ’70, artista di sorprendente naturalezza, recuperò i modi popolari tipici di certa tradizione figurativa artigianale siciliana traducendoli in affreschi di sorprendente contemporaneità. Nel 1975 partecipò alla X quadriennale romana, nella mostra su “La nuova generazione” allestita nel Palazzo delle Esposizioni della Capitale; dieci anni dopo, nel 1985 a Macerata, nella Pinacoteca Comunale, gli fu dedicata la mostra personale “Il teatro ironico di Claudio Marullo”. Sue opere si trovano nei Musei Civici di Macerata, nel Museum di Bagheria, nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Gamm di Messina. ANTONIO MARULLO (classe 1952), pittore e docente di storia dell’arte nei licei. Ha conseguito il titolo di scenografo all’Accademia delle Belle Arti di Napoli e il diploma di Scultura e decorazione plastica all’Istituto d’Arte Palizzi di Napoli, dove ha successivamente insegnato discipline plastiche e disegno dal vero. GIUSEPPE MARULLO (Orta d’Atella 1610(?) – Napoli 1685), pittore, esponente del barocco, attivo soprattutto a Napoli. Sue opere si trovano in molte chiese napoletane.

Impallomeni

(come Giovanni Battista Impallomeni, giurista e penalista)
Impallomeni è un cognome di origine greca molto noto nell’area dello Stretto di Messina e nella Sicilia Orientale: deriva da soprannome legato a caratteristiche fisiche o comportamentali del capostipite, origina dal greco - mpaloménos ed ha il significato di “rappezzato, rattoppato” (Rohlfs, D. Macris, V. Blunda). Il cognome è diffuso soprattutto in Sicilia, nel messinese (Messina, Gualtieri Sicaminò, Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Terme Vigliatore, Pace del Mela, ecc.), nel catanese (Paternò, Catania, Militello V.C., Tremestieri Etneo, Camporotondo Etneo, San Giovanni La Punta, Riposto, Ragalna, Motta Sant’Anastasia, Trecastagni, ecc.), nel palermitano (Palermo, Monreale), nel siracusano (Siracusa), nell’agrigentino (Licata). Famiglie Impallomeni sono attestate, inoltre, in Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Piemonte, Liguria, Veneto, Molise.
Riferimenti storici e personaggi. Secondo notizie non confermate il primo personaggio della famiglia Impallomeni fu un Antonio venuto in Sicilia al seguito di re Martino nel 1392. Il figlio di Antonio, Paolo, fu poi mandato dal re Alfonso come ambasciatore presso la Repubblica di Genova, e lì si accasò. Nel 1486 Giovanni, figlio di Paolo, venne in Sicilia con l’incarico di governatore di Modica (cfr. Heraldry Institute Roma). GIOVANNI BATTISTA IMPALLOMENI (Milazzo 29/10/1846 – Roma 7/3/1907), giurista, uno dei più noti penalisti italiani fra fine Ottocento e inizio Novecento. Impallomeni è noto oltre che per la partecipazione alla redazione del codice Zanardelli del 1890 (così detto dal nome di Giuseppe Zanardelli, allora ministro di Grazia e Giustizia), per il suo coraggio nell’affermazione del diritto di difesa dell’imputato, basti pensare al famoso ricorso in Cassazione contro un tribunale di guerra per la difesa di De Felice Giuffrida, deputato dalla XVIII alla XXV Legislatura e promotore dei Fasci siciliani. Ordinario di diritto e procedura penale nell’Università di Parma nel 1890, dopo pochi anni passò all’Università di Palermo e, nel 1904 in quella di Roma. I suoi studi di psichiatria, di antropologia e di sociologia gli consentirono di inserirsi, lui che proveniva dalla tradizione della scuola criminale italiana, nella nuova scuola positiva. Lasciò diverse opere, tra le quali primeggiano: “Delitti contro la persona”, in Trattato di diritto penale (del Cogliolo, II parte II), “Concorrenza reale e concorrenza formale dei reati” (Catania 1884), “La difesa dell’imputato nella istruzione preparatoria” (Palermo 1886), ed altre. STEFANO IMPALLOMENI (Roma 24/10/1967), ex calciatore ed ex centrocampista; oggi è giornalista, uno dei commentatori televisivi più interessanti del mondo. Ha raccontato, da inviato sul posto, tre mondiali di calcio: Germania 2006, Sud Africa 2010, Brasile 2014, oltre che i Giochi olimpici di Londra 2012. Dal 2017 è il presentatore del pre e del post match su Roma TV. Da giocatore, cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Roma, ha giocato con squadre di club coma la Roma (dal 1983 al 1987 e dal 1989 al 1990), il Cesena, il Parma, Pescara, Casertana. Si ritirò dal calcio nel 1994 non essendosi mai ripreso dal serio infortunio di cinque anni prima, quando in un’amichevole Parma-Milan si ruppe una gamba in un contrasto con Alessandro Costacurta. ALDO IMPALLOMENI (1904/1999), pittore paesaggista e noto operatore culturale molisano, fortemente legato alla sua terra e alle sue radici, elementi che caratterizzarono l’intera sua produzione ad olio. Molte sue opere sono oggi conservate in collezioni private e pubbliche fra cui il Comune e la Provincia di Campobasso.
 
 

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