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Processione di Santa Rosalia, Lorefice: "Palermo rischia di essere città senza futuro" | VIDEO

Le campane, i fuochi, l'urna argentea e il vescovo tra la gente: dopo lo spettacolo del Festino, è stato ieri il giorno del ringraziamento e della preghiera da rivolgere alla Santuzza le cui reliquie sono state portate in processione per le vie della città, partendo dalla Cattedrale. Ad aprire il corteo religioso con il consueto scampanellio, l'arcivescovo Corrado Lorefice, che ha camminato tra i fedeli, salutando tutti e baciando i più piccoli. Presente il sindaco, Leoluca Orlando. Davanti e dietro alla preziosa "vara", al suono della banda musicale, le confraternite e gli ordini religiosi.

 

Il discorso dell'arcivescovo alla città: "Care sorelle, cari fratelli, siamo qui stasera, ancora una volta, nel nome di Rosalia, a celebrare quel che Lei significa per noi, per Palermo. Ma il nostro tradizionale convenire in questa Piazza non deve rappresentare una stanca abitudine, né tanto meno un vuoto rito. Siamo lieti di essere qui insieme perché ogni anno Rosalia, dall’alto della sua vita e del suo essere al cospetto di Dio, ci guarda, ci sprona, ci giudica e ci incoraggia. Potremmo dire che siamo invitati dalla nostra Santa Patrona di Palermo a guardare ogni anno la Città da un luogo elevato e ritirato. Perché chi vede le cose e le situazioni dall’alto le capisce meglio, in una maniera diversa, in un’ottica più panoramica. Certo, non si può vivere separati dalla terra, ma ogni tanto staccarsi è indispensabile, per non restare prigionieri della visione in orizzontale, per essere più lucidi. Gettiamolo allora questo sguardo su Palermo, come se fosse lo sguardo di Rosalia dal suo eremo".

Quindi Lorefice ha sottolineato: "Direi che Palermo e la Sicilia tutta, viste così, appaiono ai nostri occhi come una Città e una Regione bisognose di soccorso. Rosalia divenne il punto di riferimento unico della devozione popolare palermitana per il suo miracoloso intervento sulla peste. E non siamo lontani dal vero se in maniera obiettiva cogliamo anche nell’oggi della nostra storia la chiamata di una emergenza. E un bisogno di risoluzione decisiva, un bisogno di salvezza. Le pesti, le grandi, dilaganti emergenze siciliane del nostro tempo si presentano stasera davanti ai nostri occhi. La prima, la più importante credo, è il rischio diffuso della mancanza di futuro. Rischiamo di essere una Città e una Regione senza futuro, il futuro - ricordiamolo - di una storia gloriosa, perché la mancanza endemica di lavoro rischia non solo di gettare in una crisi irreversibile la nostra economia, ma soprattutto rischia di sottrarre la speranza di un domani ai nostri giovani. L'esodo dalla Sicilia sta diventando una necessità storica terribile, che priva la terra del suo nutrimento decisivo. E ad alimentare un territorio, una Città, sono i desideri, i progetti, la voglia di fare, le idee e le aspirazioni delle giovani generazioni che si avvicendano nel corso dei decenni e dei secoli. Senza la linfa ideale e rinnovata di questo ardore, senza il sapore di questo sogno, non c'è domani - ha detto il vescovo -. Ma senza lavoro vero, dignitoso, costruttivo, teso a cambiare il mondo, non c'è domani".

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