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Migliaia di giovani al Politeama acclamano "Ciccio", il Papa: "Sporcatevi le mani e agite" | VIDEO

Il Pontefice invita i presenti all'accoglienza e al dialogo con l'altro. Poi l'appello finale: "Ascoltate i vecchi che vi daranno le radici per la speranza"

 

Si è conclusa con l'incontro con i giovani al Politeama la visita del Papa a Palermo, cominciata questa mattina alle 10.40. Il Pontefice si è congedato scusandosi: "Voi siete in piedi e io vi ho parlato restando seduto. Scusatemi ma a quest'ora la caviglie mi fanno tanto male". Migliaia i ragazzi provenienti da tutta la Sicilia che lo hanno acclamato chiamandolo "Ciccio, Ciccio". Francesco dal palco ha risposto alle loro domande. Tanti gli argomenti toccati: dall'accoglienza alla solidarietà passando per l'importanza delle radici e dell'azione: "La vostra speranza è nelle vostre mani. Ognuno di voi può darsi la risposta. Cercate e troverete. Dove? Non sul telefonino! Lì le chiamate del Signore non arrivano. Non in televisione, dove il Signore non possiede alcun canale. Neanche nella musica assordante e nello sballo che intontisce".  

La diretta della giornata del Papa a Palermo

"Dio detesta la pigrizia e ama l'azione - ha continuato Francesco - e non si tratta di muoversi per tenersi in forma, si tratta di muovere il cuore in cammino. Sentirsi arrivati, soprattutto per i giovani, è tragico. Non vi sentiate mai arrivati. E' brutto vedere un giovane in pensione a 22 anni". Il Papa ha poi affrontato il tema dell'accoglienza risponde alla domanda di Gaia, una giovane che arriva da Caltanissetta: "La vostra Isola è un centro d'incontro di tante culture. La vostra vocazione sarà sicuramente essere uomini e donne che favoriscono l'incontro. Il mondo di oggi favorisce gli scontri ma la fede si fonda sull'incontro tra noi. Dio vuole che ci salviamo, come popolo. Voi siete un popolo con un'identità grande e dovete essere aperti agli altri popoli che vengono da voi, come accaduto in altri tempi. Un cristiano che non è solidale non è cristiano. Dio ama chi dona con gioia. Questo è accoglienza: bisogna sporcarsi le mani. Abbiamo bisogno di uomini e donne che dicano no al gattopardismo dilagante e che facciamo quello che dicono, che denunciano il malaffare e lo sfruttamento, che vivono relazioni libere e liberanti, che amano i più deboli e si appassionano di legalità, specchio di onestà interiore".  Quindi l'appello finale: "Ascoltate i vecchi che vi daranno le radici per la speranza".

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