Sabato, 24 Luglio 2021

La Cattedrale piange le vittime del fango, l'urlo del papà sopravvissuto: "Mi fa male il cuore" | VIDEO

Centinaia di persone hanno salutato per l'ultima volta le nove vittime dell'esondazione del Milicia, a Casteldaccia. Si sono strette attorno a Giuseppe Giordano, seduto tra le bare a gridare il suo dolore

C’è un gran sole oggi a scaldare il sagrato della Cattedrale. Un funerale di popolo, quello delle nove vittime del maltempo in una villetta a Casteldaccia. Da piazza Ingastone, nel cuore della Zisa, il quartiere dove tutti conoscono i Giordano, è un fiume di gente. Indossano gli occhiali scuri per nascondere le lacrime e affidano a una t-shirt le parole che non hanno. “Vicini al vostro dolore”. E in effetti, vicini a Giuseppe, l’unico superstite che ha perso la mamma e il papà, i fratelli, il nipotino, la moglie e i suoi due figli solo perché aggrappato a un albero, e a Luca Rughoo, il cognato scampato per miracolo insieme a sua figlia e a una terza figlia di Giordano solo perché negli attimi della tragedia fuori da quella casa, c'è un intero popolo. Migliaia di persone hanno partecipato alle esequie, officiate da monsignor Giuseppe Oliveri, vicario generale di Palermo, e da monsignor Filippo Sarullo.

Le nove salme giacciono una accanto all’altra dinanzi all’altare. C’è nonno Antonino Giordano, accanto a sua moglie Matilde. Ci sono i figli, i due fratelli Marco, 32 anni e Monia, 40. C’è anche il piccolo Francesco, 3 anni appena, morto insieme alla mamma, che oggi papà Luca Rughoo e la sorellina Manuela stringono forte per l'ultima volta alzando al cielo una sua foto con una cornice di rose bianche. Nella sua bara bianca è adagiato un piccolo leone di peluche e la maglia della sua squadra del cuore. Dello stesso colore, le piccole bare dei suoi cuginetti. C'è quella di Rachele, u anno, la più giovane vittima di questa tragedia, e c'è quella di Federico, il ragazzino eroe che fino all’ultimo, da bravo fratello maggiore, ha protetto la sua sorellina da una furia di acqua e detriti che, alla fine, ha avuto la meglio. Per lui cori, applausi, pianti. Il suo nome è gridato fortissimo. E infine c’è il feretro della loro giovane mamma, Stefania, che Asia, la terza figlia, ha accarezzato per tutto il tempo dell’omelia.

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Durante la cerimonia Giuseppe e Luca, insieme alle loro bambine, non sono mai rimasti da soli. A sorreggerli quel che resta di una famiglia smembrata dall'esondazione di quello che per molti era appena un torrente. Consolati dalle parole che monsignor Lorefice ha scritto per loro, hanno pianto e abbracciato i loro cari quasi a non volerli far andare via. “Mi fa male il cuore, mi fa male il cuore”, ha sussurrato il giovane ragazzo che, in via Lascaris, è conosciuto come “Cirino” per via del suo negozio di moto. Lo stesso cuore che tiene in mano Minnie, il peluche che Rachele porterà con sé nel suo ultimo viaggio. Il parroco ha poi riservato una preghiera per Giuseppe Liotta, il pediatra 40enne disperso nelle campagne di Corleone mentre tentava di raggiungere l’ospedale per prendere servizio. Alla fine della messa un lungo applauso ha accompagnato le salme lungo la navata. Palloncini bianchi, lacrime e musica per l’ultimo saluto. La stessa musica che ascoltavano prima che arrivasse il buio.

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Oltre al dolore però, anche la rabbia. "Non c'era nessun esponente del Governo nazionale ai funerali, siamo stati abbandonati...", hanno detto alcuni parenti delle nove vittime.

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