Economia, Armao: "Con questi ritmi di crescita la Sicilia non può affrontare la crisi" | VIDEO

Il vice presidente della Regione è intervenuto all'assessorato all'Economia in occasione dell'edizione 48 del Report Sicilia, realizzata da Diste Consulting per Fondazione Curella.

Titolo di questa edizione, presentata dal presidente della Fondazione Pietro Busetta, e dal responsabile operativo Alessandro La Monica, "Si riprende a camminare, ma serve correre". Con una crescita di 1 punto percentuale nel 2017, l’economia siciliana sembra essersi avviata in un percorso virtuoso. Ma se da un lato crescono gli investimenti, e timidamente anche i consumi, sono ancora forti le incognite per poter pensare che stiamo uscendo dalla terribile crisi che ci sta martoriando da quasi un decennio: quei pochi posti di lavoro creati nell’ultimo triennio sono per lo più precari e a basso salario, mentre un numero importante di famiglie vive in assoluta povertà.

Secondo le stime Diste, più di 200 mila famiglie residenti vivono in assoluta povertà, per un totale di quasi 600 mila persone che contribuiscono alla crescita delle disuguaglianze sociali: il quinto più ricco della popolazione siciliana avrebbe un reddito di oltre otto volte del quinto più povero; su scala nazionale il rapporto sarebbe di circa sei volte (Istat). “Una ripresa che segna discontinuità e che procede in modo titubante – ha affermato l’economista Pietro Busetta - non fa altro che alimentare la percezione che la crisi non è finita, anche perché a distanza di tre anni dall’affiorare dei germogli di rilancio, i disoccupati, tra quelli ufficiali e quelli potenziali, restano vicini a un milione, mentre i pochi posti di lavoro creati nel triennio sono per lo più precari e a basso salario, se non in nero. Quanto al prodotto interno lordo, il suo ammontare si è ridotto negli ultimi dieci anni del 13% in termini reali, con ricadute significative sull’occupazione e sul tenore di vita della popolazione".

Gli occupati sono stimati a 1 milione 363 mila, in aumento di 12 mila unità. Il tasso di disoccupazione ha toccato invece quota 21,5%, 0,6 punti in meno dell’anno precedente, ma ben 8,7 punti in più di dieci anni prima. La disoccupazione giovanile rimane assai problematica (58% circa), malgrado un gran numero di giovani si sia ritirato dal mercato del lavoro scoraggiato dalle scarse prospettive d’impiego. La disoccupazione si concentra sempre più sulla componente maschile tra 25 e 44 anni. La manodopera femminile ha trovato più facilmente impiego nei servizi, sebbene in molti casi in un’attività involontariamente a tempo parziale.

In base alle proiezioni per il 2018, l’esercizio previsionale condotto dal Diste stima un lieve consolidamento del tasso di crescita dall’1,0% del 2017 all’1,2%. Sul mercato del lavoro proseguirà il misurato miglioramento sia dell’occupazione sia della disoccupazione. Per l’occupazione si prospetta un aumento di circa 14 mila posti di lavoro (+1,0%), per il tasso di disoccupazione una diminuzione di 0,5 punti al 21,0%. Da inizio anno è in vigore la decontribuzione piena per le assunzioni stabili di giovani e disoccupati del Sud e Isole.

Dal primo gennaio sono esecutivi rincari di bollette e tariffe, mentre l’aumento del prezzo del petrolio qualità Brent sembra essere in accelerazione. L’inflazione al consumo, fin qui contenuta a poco oltre l’1%, potrebbe quindi risvegliarsi dopo il letargo degli ultimi anni. Il previsto modesto aumento del reddito disponibile delle famiglie – da gennaio è vigente il reddito d’inclusione fino a 485 euro mensili, che diventeranno 534 da luglio – assicurerà una crescita della spesa di consumo dell’1,2% in termini reali. Un supporto all’economia arriverà dagli investimenti in macchinari e attrezzature (+3,6%), sospinti dalle agevolazioni fiscali riconfermate o rafforzate dalla legge di bilancio. Per gli investimenti in costruzioni, al contributo fornito dai lavori di riqualificazione del patrimonio edilizio privato potrebbero aggiungersi deboli impulsi collegati all’avvio delle opere pubbliche, per cui si stima un incremento dell’1,6% dall’1,0% precedente.

"Abbiamo trovato - ha detto Armao - un lavoro malfatto da parte del precedente governo. Con questi ritmi di crescita l'Isola non può affrontare la crisi. Dobbiamo intervenire immediamente con il rilancio degli investimenti e affrontando un nodo Sicilia per lo sviluppo della regione, che è assolutamente cruciale". 

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