Sabato, 24 Luglio 2021

La ricetta per il rilancio dei cantieri: "Rinforzare gli investimenti nell'area portuale" | VIDEO

Il neo sottosegretario alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ha partecipato all'incontro "Parla il Cantiere. Investimenti e lavoro per il futuro di Palermo" promosso dalla Cgil

Il rilancio del cantieri navali palermitani è stato al centro di un incontro promosso dalla Cgil. Il sindacato ha presentato un vero e proprio dossier, indicando criticità e possibili soluzioni. Ad ascoltare le richieste l'amministratore delegato Fincantieri Giuseppe Bono,

"Il cantiere navale - si legge nel documento - deve tornare a costruire navi. Oggi il suo lavoro consiste nella realizzazione di tronconi di navi, poi trasportati e assemblati nei cantieri del Nord. Questo determina una condizione di marginalità, con pesanti ricadute sulla produttività del cantiere che, invece, deve tornare a essere uno stabilimento che costruisce navi nella loro interezza e deve avere le stesse opportunità degli altri cantieri italiani".

"La missione produttiva alla quale Palermo aspira deve prevedere la costruzione di navi da crociera, di navi di stazza piccola, media e grande, di navi militari", proseguono la Fiom e la Cgil Palermo che chiedono "un piano industriale che delinei prospettive di sviluppo e che risollevi l'occupazione, per tornare ai 4 mila lavoratori attivi fino al 2010". "Per avere una completa saturazione del cantiere - prosegue il sindacato - le ore di lavoro assegnate allo stabilimento di Palermo sono state sempre 1 milione e 200 mila l'anno, suddivise tra costruzioni, riparazioni e trasformazioni. Oggi la media annuale è di 700 /800 mila ore solo per costruire tronconi e sezioni di navi da assemblare nei cantieri di Monfalcone, Marghera, Genova. Oggi il cantiere navale di Palermo è una grande officina al servizio dei cantieri del nord" .

"I sindacati sono sempre bravi a chiedere - replica Bono -  io credo che per aiutare a risolvere il problema del cantiere navale di Palermo dobbiamo metterci tutti insieme. Sono 20 anni che sappiamo cosa bisogna fare, ora bisogna partire per farlo. Noi abbiamo mantenuto in piedi l'azienda, lo sviluppo dipende dalle infrastrutture che non ci sono". 

Le parole dell'ad di Fincantieri non piacciono all'assessore Giovanna Marano: "Abbiamo ascoltato un progetto per Palermo condizionato a quanto saprà disporre la Regione Siciliana; speravamo, a fronte di ordinativi per 106 navi, che Palermo non dovesse sognare quello che Fincantieri ancora non ha: investimenti regionali per commesse di traghetti per le isole minori. Il cantiere di Palermo sconta carenze strutturali dovute alla scarsa attenzione degli ultimi tre governi regionali, ma nonostante questo è in grado di competere e di costruire navi anche in attesa delle nuove infrastrutture. E questo è necessario per avere una capacità polifunzionale nel cuore del Mediterraneo a fronte di una crescita della movimentazione marittima del Porto palermitano".

Per il sindaco, "un cantiere di riparazione non è competitivo se non ci sono linee di produzione di nuove navi. Abbiamo chiesto a Fincantieri di riflettere su questo e di impegnarsi in percorsi formativi nei nostri istituti tecnici. Abbiamo dimostrato in altri momenti la capacità del Cantiere palermitano, abbiamo bisogno però che Fincantieri faccia dello stabilimento di Palermo un “cantiere normale” in espansione nel cuore del Mediterraneo".

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