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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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Zeman, la biografia e i ricordi: "Non volevo andare via dal Palermo, ma non c'erano i soldi neanche per le magliettine"

Il tecnico boemo ha presentato il libro scritto con Andrea Di Caro. In platea al Rouge et Noir tanti dei suoi ex giocatori delle giovanili del Palermo tra cui Maurizio Schillaci: "Sembrava George Best". Zamparini? "Mi ha chiamato tre volte, poi ci ha ripensato: penso sia stato obbligato a non prendermi"

"Sei il numero uno, non lo dimentico più". Sta per iniziare la presentazione del libro "Zdenek Zeman - La bellezza non ha prezzo", quando si leva una voce dalla terza fila della sala del Rouge et Noir. E' quella di Maurizio Schillaci, cugino di Totò, "il più forte degli Schillaci che ho avuto", dice l'allenatore settantacinquenne. "Non scherzo quando affermo che per certe giocate mi ricordava George Best", si legge nell'autobiografia del tecnico boemo, scritta insieme ad Andrea Di Caro, vicedirettore della Gazzetta dello Sport.

Maurizio Schillaci, la cui parabola è stata riportata alla ribalta della cronaca qualche anno fa, è in platea insieme a tanti altri dei ragazzi che "Sdengo" allevò nelle giovanili del Palermo fra i quali Maurizio Miranda, Onofrio Barone, prima dell'epopea Zemanlandia. "Non volevo andare via da Palermo, ma non c'erano i soldi neanche per le magliettine", racconta il mister. E così, il ceco fu quasi costretto a lasciare la sua "seconda città dopo Praga", la città che gli ha dato la donna della sua vita (la moglie Chiara Perricone conosciuta nel gennaio 1973 e sposata nel luglio del 1974) e non solo.

zeman maurizio schillaci-2

"Non sono qua per il libro, sono qui per la gente che non vedo da tempo. Gente che è cresciuta con me e mi ha fatto crescere", afferma Zeman con la sua proverbiale lingua senza peli. "Qui ho fatto più altri sport che calcio: pallavolo, pallamano, nuoto, frequentavo le palestre, con le signore che volevano dimagrire". E sempre a Palermo, "colpa" di zio Cestmir Vycpalek, iniziò a fumare. "Andavamo a mangiare in piazza a Mondello, da Totuccio. Ogni tanto mi dava una sigaretta. Poi due, poi tre, poi quattro...". 

Palermo è dunque rimasta soltanto città di affetti, come dimostra anche lo striscione piazzato alle sue spalle con la scritta "Football club Zdenek Zeman". Gli autori Mario Pagliaro e Paolo Carrara, presenti anche loro al Rouge et Noir, negli anni Novanta lo sistemarono allo stadio accanto a quelli dei gruppi ultrà, nonostante Zeman non allenasse il Palermo. E le tracce di rosanero sono rimaste soltanto quelle all'inizio della carriera. "Zamparini mi ha chiamato tre volte, poi ci ha ripensato. Penso sia stato obbligato a non prendermi", ha aggiunto il tecnico.

presentazione libro zeman-2

Zeman fino alla scorsa stagione ha allenato il suo Foggia, la squadra che lo ha lanciato nell'orbita del grande calcio col mitico 4-3-3 completato dal micidiale tridente composto da Rambaudi, Baiano e Signori. Ma al Palermo sembra quasi non pensare più. "L'anno scorso giocava meglio e pensavo che in serie B avrebbe fatto meglio del Bari. Adesso sta facendo bene, potrebbe migliorare e spero che migliori", ha tagliato corto il tecnico senza lanciarsi in giudizi su Corini, ma lasciando intendere di sentire più vicino il calcio di Baldini.

Inevitabile la parentesi legata all'attualità dopo la morte di Sinisa Mihajlovic e il peggioramento delle condizioni di salute di Gianluca Vialli. Se il tecnico boemo era legato al serbo da un rapporto di "amicizia particolare", numerosi alla fine degli anni Novanta sono stati gli scontri verbali con l'ex attaccante, quando l'allora allenatore della Roma denunciò pubblicamente l'abuso di farmaci con particolare riferimento alla Juventus. "Vialli ha rappresentato un'era importante del calcio italiano, è normale che mi dispiace". E sulle parole di Lotito che in questi giorni ha posto dubbi sulle malattie dei calciatori: "Dipende da chi lo dice, io appena apro la bocca arrivano sempre polemiche. Io se parlo, cerco sempre di aiutare il calcio e lo sport".

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