Domenica, 13 Giugno 2021
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Quando Mennea voleva cambiare Palermo

Il ricordo del più importante atleta italiano che si è spento oggi a 61 anni. Assessore allo sport voluto da Orlando, avrebbe voluto trasformare il capoluogo rivalutando le periferie. Quel giorno in cui raccontò del record centrato dopo aver mangiato tre piatti di pasta al forno

Pietro Mennea premiato alla Provincia

Presentazione di una maratona notturna a Palermo. E' una novità. C’è caldo. Ronzano i ventilatori nella hall di un hotel di periferia. A un certo punto impugna il microfono un signore coi capelli bianchi. Ha il fisico asciutto, niente muscoli. Sembra un bancario. Inizia a parlare. Sport, alimentazione, Coldiretti, frutta, alcol. Il signore coi capelli bianchi indica un paio di ragazzi. “Quando gareggiavo io non c'era tutta questa attenzione. Ho conquistato il mio primo record italiano allievi, a Salerno, dopo aver mangiato tre piatti di pasta al forno”. E giù risate.

E’ l’estate del 2008. Chi parla è il re dei 200. Pietro Mennea, uno dei più grandi misteri dello sport italiano, sta bene. Lui, fenomeno dal fisico normale, col suo record vergine per 17 anni. La mosca bianca nel firmamento nero. Già, Mosca, la sua perla più preziosa in una carriera che ha attraversato 5 finali olimpiche.

Mennea è un fiume in piena, parla due ore e racconta delle sfide di quartiere a Barletta, quando era poco più che un bambino: lui contro l’Alfa Romeo. Mennea non si ferma più. Come quando correva, vinceva e si proiettava al traguardo successivo. A Palermo sta bene, e ricorda i suoi trascorsi da assessore. Corteggiato a lungo da Leoluca Orlando, nell’autunno 1993: “Sto fondando un nuovo movimento, si chiamerà La Rete, se vinco vieni a Palermo”. Orlando vince le Comunali, Mennea diventa assessore allo Sport.

Si buttò a capofitto sull’avventura. Voleva cambiare Palermo, farla diventare una delle capitali dell’atletica. Pianificò la rivoluzione. Le Universiadi del 1997, uno stadio da 20 mila posti. E poi rivalutare lo Sperone, lo Zen, il Parco Orleans , creando dei centri polivalenti. Il suo piano fu scartato. Mennea era troppo veloce. Per molti era diventato un visionario. Un ex atleta che aveva perso di vista la realtà. Guardava al futuro lontano, sognava, saltava. Lui che non era mezzofondista.

Mennea oggi si è arreso a una malattia incurabile. Si è spento in una clinica di Roma. Piange anche Palermo. Quasi 20 anni dopo, il sindaco è ancora Orlando. La città è candidata a capitale europea dello Sport. La “sua” Palermo è cambiata. Ma adesso è più sola.

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