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Palermo, Pergolizzi toglie il disturbo: "Vado via, qualcuno mi ha mancato di rispetto"

L'allenatore anticipa il comunicato ufficiale da parte della società. "Sarei rimasto, ma la piazza voleva un nome diverso, un profilo con un passato poco simile al mio", ha confessato il tecnico palermitano al Corriere dello Sport

Ferito nell’animo, ma vincente. “Io professionista vero, ho portato a termine la missione, ma la piazza voleva un nome diverso del mio”. Con queste parole Pergolizzi dà il suo addio alla città di Palermo.  Un’intervista, quella rilasciata al Corriere dello Sport che molto probabilmente è servita - oltre che a togliersi qualche sassolino dalle scarpe  anche e soprattutto ad anticipare un’ufficialità da parte della società che con molta probabilità sarebbe arrivata domani, una volta riunito il Cda. 

Della serie "hai fatto il massimo, ma il massimo non è bastato". Per ben due volte fra l’altro. Vincendo uno storico scudetto Primavera prima e poi, a distanza di quasi dieci anni, riportando il Palermo fra i professionisti, primeggiando – seppure con una signora squadra - in Serie D. Pergolizzi va via da vincitore, da profeta in patria, ma con un grande rimpianto: quello di non aver potuto allenare il Palermo in Serie C. "E’ chiaro – confessa il tecnico rosanero – che sarei rimasto volentieri, ma ora ci vuole un allenatore più esperto. Lo ha chiesto la piazza e lo ha fatto anche capire a più riprese. Si cerca un nome più importante e, soprattutto,  con un passato diverso dal mio. Attenzione però, perché non è detto che un “nome” sia sinonimo di vittoria. Eppure, nonostante tutto – continua -  accetterei altre mille volte la chiamata del Palermo, anche se adesso il futuro in rosa non mi appartiene. Il mio avvenire è altrove, nonostante – ripete - la mia missione è compiuta. Da vero professionista quale sono.  Palermo per me rappresenta l’apice, il giorno della consacrazione. Una scuola di vita, come aver fatto cinque anni in uno". 

Pergolizzi, che nelle ultime ore ha raggiunto la propria famiglia ad Ascoli, durante questi due, lunghissimi e interminabili mesi di quarantena ha sicuramente avuto modo e tempo per metabolizzare un suo sempre più probabile addio. Un addio che infatti sa davvero poco di doccia gelata, visto che nonostante il primato in classifica il tecnico palermitano sia quasi sempre stato in discussione.  “Avevo capito che non sarei stato riconfermato – dice Pergolizzi - da febbraio, precisamente. Quando si vociferava sempre con maggiore insistenza che non sapevo comunicare. Lì ho capito che non sarei stato più l’allenatore. E adesso, a distanza di mesi, posso anche dire che qualcuno mi ha mancato di rispetto. Sia chiaro però, non sto parlando della la società. Quello che più mi ha fatto piacere è stato che nel tragitto in macchina da Palermo ad Ascoli, ho ricevuto una decina di telefonate: Ricciardo, Lancini, Pelagotti, Martinelli, Floriano. Quando ti chiamano i grandi, significa che hai lasciato qualcosa nella loro testa. Vado via con la consapevolezza di aver allenato una squadra di persone vere". 

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