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Un sogno distrutto in mille giorni: e se il vero Male fosse Zamparini?

Tanto è passato dalla partita con la Sampdoria, decisiva per l'accesso in Champions: il punto più alto della storia rosa. Da allora il "padre padrone" ha smantellato la squadra infrangendo le speranze dei tifosi palermitani

Maurizio Zamparini

Mille giorni. Il Palermo che sfida la Sampdoria per la Champions non c’è più. E’ stato stuprato da Zamparini. Tra gli undici scesi in campo un migliaio di giorni fa c’è gente che adesso gioca nella squadra più ricca del mondo, c’è chi è finito in B, chi in panchina, chi nel dimenticatoio, chi ha la “panza” e allena, chi nella lista dei finalisti dell’ultimo Pallone d’Oro. Sirigu, Cassani, Goian, Kjaer, Balzaretti, Migliaccio, Liverani, Nocerino, Pastore, Cavani, Miccoli. Via anche l’allenatore (ci mancherebbe) è rimasto solo il capitano. Ma anche il presidente.

Maurizio Zamparini ha dilapidato un capitale. Aveva in mano una squadra che valeva 150 milioni: l’ha violentata lentamente, uccidendo a uno a uno tutti i sogni del popolo che per anni l’ha osannato, quasi ciecamente, come per un credito divino, aperto senza limiti, nel magico 2004, l’anno della promozione. Il disimpegno, palese, è diventato via via sfascio, oltraggio. Mille giorni fa il Palermo si giocava la Champions, punto più alto della sua storia, anche della finale di Coppa Italia, già raggiunta anni prima e trovata quasi per caso azzeccando due partite. Quel Palermo era un’armata che si permetteva di tenere in panchina Cavani, Simplicio e Bresciano.

Invece di rafforzarlo, il suo proprietario ha deciso di smontarlo. Ha regalato Cavani all’amico De Laurentiis, e ha reinvestito i 12,5 milioni incassati per la cessione di Kjaer con Joao Pedro, Gonzalez e Munoz, tutti presi per 5 milioni, e Maccarone per 4,5. Si è liberato di Sabatini senza sostituirlo con nessuno, poi di Delio Rossi, con le apparizioni di pochi mesi o settimane di Cosmi, Panucci, Mangia, Pioli, Sogliano, Sannino, Mutti, Gasperini. Tutti in ordine sparso. Zamparini si è perfino inventato sedici acquisti in una sessione di mercato e quindici cessioni. Smantellata l’anima, cancellata l’identità, basti dire che quando non c’è Miccoli adesso la fascia va sul braccio di Barreto, la cui militanza supera appena le 50 partite.

Molti tifosi puntano il dito contro il… supermercato. L’opera costruita da Zamparini, sostengono, è il simbolo del disimpegno del patron friulano. Lui, che è il re dei centri commerciali. “Da quando c’è il supermercato non gliene frega più niente del Palermo”, recita la vulgata. Cambiare allenatore all’improvviso e fiuto nel sapere scorgere il talento, acciuffarlo e rivenderlo ad alto prezzo. Ma il sentimento popolare, fino a poco tempo fa spaccato in due, adesso si è compattato. Zamparini ha perso tutti gli appoggi. Si è tuffato in politica ma si è allontanato dalla sua gente. E di certo non hanno aiutato quei “difetti di trasparenza”. Le cessioni a prezzi misteriosi di Sirigu e Pastore, e l’acquisto di Dybala, a costi fantascientifici. Dodici milioni per un attaccante della B argentina. Pochi ci credono.

Eccessivo, ruspante, selvaggio: negli ultimi tempi Zampa ha scelto la via del silenzio. Appena ha capito che l’aveva fatta grossa, s’era affidato all’uomo dei miracoli. Ma Lo Monaco voleva Marino. Forse alzava la voce. E allora se n’è andato. Perché Zamparini, in fondo, è il re del “pago, quindi comando”. L'ultimo padre padrone del nostro calcio. L'uomo che mille giorni fa stava portando il Palermo a un passo dal paradiso. Ma che poi ha deciso di rispedirlo all’inferno.

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