Martedì, 15 Giugno 2021
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Zamparini è stato di parola, ora però non illuda i tifosi: punti su Iachini e tenga Belotti

La serie A conquistata con 5 giornate d'anticipo non deve ingannare: la rosa non è all'altezza della massima serie. Ottimo il lavoro del tecnico marchigiano: si riparta da lui e dall'attaccante della nazionale under 21

Il presidente Maurizio Zamparini

Zamparini è stato di parola. “Torneremo subito in serie A”, aveva detto il presidente subito dopo la retrocessione. Ma in mezzo ai tanti proclami e ai tanti attestati di stima nei confronti di allenatori esonerati subito dopo, le sue parole suonavano come un disco rotto. La parentesi Gattuso poi aveva fatto scendere la popolarità del patron ai minimi storici. A (ri)portare Zampa nelle grazie dei tifosi ci ha pensato lui: Beppe Iachini. L’uomo col cappellino sempre in testa (“Ho un problema agli occhi, mi crea la giusta ombra”, ha spiegato una volta) è arrivato alla settima giornata. E – usando la metafora del tecnico romanista Garcia – ha rimesso la chiesa al centro del villaggio.

Due partite di prova con la difesa a 4 (successo interno con Juve Stabia e pareggio a Brescia) e poi via a quello che è stato il sistema di gioco per tutta la stagione: il 3-5-2. Con quella linea difensiva a tre che tanto piace al presidente. Criticato per il suo presunto “non-gioco” (saremmo curiosi di sapere quali squadre danno spettacolo in serie B), Iachini ha avuto il merito di tirare dritto per la sua strada. Consapevole di due cose: di avere la rosa migliore del campionato e, soprattutto, di capire che la serie A era l’unica cosa che realmente contava per i tifosi. “Lo spettacolo lo lasciamo agli altri”, avrà pensato. E così è iniziata la scalata: 1-0 contro il Pescara, 3-2 a Siena, 2-0 a Reggio, 2-0 ad Avellino, 2-1 a Crotone e così via. Totale 21 vittorie in 31 partite. Due soli passi falsi: Carpi e Latina in casa.

Suvvia, siamo in Italia mica nel Regno Unito. Qui “no punti, no party”. E poi da marzo in poi i rosa hanno anche iniziato a giocare un calcio gradevole. Aggiungiamoci anche che il tecnico marchigiano ha ridato brillantezza a giocatori finiti nel dimenticatoio (Dybala e Vazquez su tutti). Insomma la panchina d’argento, premio per il miglior tecnico della serie cadetta (già vinto nel 2008), non dovrebbe sfuggirgli. Ma, cosa che conta ancora di più, non dovrebbe ripetersi la beffa subita con la Samp: esonero a luglio dopo la promozione conquistata a giugno.

Ma se l’allenatore è una certezza, la nota dolente è la rosa. Non vogliamo fare i pompieri in un momento in cui l’entusiasmo in città è alle stelle. Ma la squadra non ci pare attrezzata per affrontare un campionato di serie A. Il primo obiettivo deve essere quello di tenere Belotti, unico vero talento in rosa. Scontato il riscatto della metà dall’Albinoleffe, la società si sta già muovendo per acquisire l’altra metà del cartellino dai lombardi. Dybala sta dimostrando di meritare una seconda chance in A, così come Vazquez. Lafferty ha buoni mezzi e tatticamente ha ampi margini di crescita. L’idea potrebbe essere quella monetizzare dalla cessione di Hernandez, promessa mai veramente sbocciata, per arrivare ad una punta di valore. Dai 15 gol a stagione, per intenderci.

Se Sorrentino è una certezza e Munoz ha già dimostrato di valere la massima serie, in difesa l’acquisto di altri due centrali di livello ci pare imprescindibile per continuare col sistema di gioco attuale. Terzi non si è confermato ai livelli di Siena, Milanovic e Andelkovic (così come Vitiello) sono solo due “discreti rincalzi”. Per affrontare attaccanti di valore, che si chiamino Tevez, Immobile o Balotelli, ci vuole ben altro.

Ma la vera nota dolente però è il centrocampo. Da Liverani in poi (quello dei primi due anni), il Palermo non ha più avuto un regista all’altezza. Maresca è al tramonto, neanche in serie B sta facendo la differenza. Per questo il primo obiettivo del ds (Perinetti?) sarà tracciare l’identikit del giocatore a cui consegnare le chiavi del gioco. Bolzoni e Barreto si sono dimostrati due buoni alfieri. A sinistra l’acquisto di Lazaar è stato un colpaccio, mentre dal lato opposto Stevanovic, pur talentuoso, non fornisce le stesse garanzie.

Un ultimo appello vogliamo lanciarlo al presidente. Non illuda i tifosi parlando di Europa. Il Palermo che conquistò la serie A nel 2004 con Guidolin era una squadra “fatta”. Aveva un’ossatura importante: Biava, Grosso, Corini, Zauli, Toni. Quella che invece manca alla rosa di oggi. Progetto è una parola di cui spesso si abusa nel mondo del calcio. Allora preferiamo usare la parola programmazione. Basta cambi di allenatore dopo 3 sconfitte, basta giocatori che vengono a Palermo a svernare, basta sudamericani semi sconosciuti dai nomi esotici. La fretta di tornare là dov’eravamo può giocare brutti scherzi. L’anno prossimo ci si accontenta di una salvezza. Magari già ad aprile. Come la promozione di quest’anno.

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