Giovedì, 24 Giugno 2021
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Zamparini: "Colpa di Iachini", ma il tecnico ha una rosa all'altezza?

A sei giorni dall'inizio del campionato i rosanero sono prigionieri di un incubo. Tutta colpa del disastro in Coppa Italia, forse figlia di una campagna acquisti non all'altezza. Non c'è tempo da perdere, intanto il presidente tuona: "Il flop col Modena? La responsabilità è dell'allenatore"

Beppe Iachini

Svuotato, con poche idee, senza prospettive. Il mare di agosto è già tempestoso, non si intravedono scialuppe di salvataggio. I lividi sono ancora là, sulla pelle di un Palermo timido e impaurito. Bastonati dal Modena, i rosanero sono usciti dal campo con le ossa rotte. E quella con la Sampdoria - prima giornata - pare l'ultima spiaggia, una specie di ossimoro estivo, perché ancora settembre non è iniziato. In meno di una settimana Iachini deve inventarsi qualcosa: non c'è tempo da perdere e i suoi giorni rischiano di essere contati. Le partite successive? Trasferta a Verona, poi Inter, Napoli, Lazio. Insomma, ci vuole coraggio o insana follia per essere ottimisti. Pessimi presagi, ma non potrebbe essere altrimenti.

Basta scorrere la lista degli 11 titolari di sabato per capire che c'è qualcosa che non va. Dopo un precampionato da titolare col Modena non c'è Sorrentino. In panchina per far posto a Ujkani, onesto dodicesimo che non vale il collega più grande. Proprio mentre Viviano è stato praticamente regalato alla Sampdoria. Zamparini chiama, chiede, impone. E Iachini risponde. Segnale terribile che rischia di rompere il giocattolo, già in partenza. Perché Palermo è una polveriera. Da queste parti succede che Eros Pisano - bollato da tre anni come "bidone" dai suoi tifosi - sia ancora in campo, da titolare e vicecapitano, come se nulla fosse, dopo avere messo insieme una serie-record di partite horror (un anno fa faceva panchina a Morganella, prima dell'infortunio di Cesena). Altro esempio della pochezza di questo Palermo: Munoz - pecora nera nella squadra di Delio Rossi - nel frattempo è diventato una bandiera ed è forse il giocatore più prestigioso della rosa.

Questa squadra non ha stelle, è onesta, galleggia senza scosse, è tirata avanti da un nucleo di gregari. E rischia di avere smarrito la sua identità. Aveva un vantaggio clamoroso sulle altre rivali. Quella cioè di potersi rinfozare già da aprile, quando la promozione era cosa fatta. Niente da fare: il Palermo è rimasto immobile sul mercato, si è lasciato travolgere dalle solite beghe intestine. Ha assistito inerte alla telenovela Perinetti-Ceravolo, mal gestita da Maurizio Zamparini, tra ribaltoni, annunci e cambi di scenario. Improvvisazione, lassismo, incertezza, superficialità. Questa squadra aveva dei limiti che solo la serie B poteva riuscire a camuffare. Eppure il Palermo è riuscito nell'impresa di indebolirsi. Via Lafferty, ma anche Verre e Stevanovic. Dentro Chochev, Quaison, Feddal e Rigoni. Troppo poco. I fantasmi della retrocessione di un anno e tre mesi fa sono riapparsi subito. Già dopo il primo gol del Modena, onesta squadra di seconda serie.

Tra sei giorni al posto di Ferrari e Beltrame ci saranno Eder e Gabbiadini. Il Palermo ha le gambe molli e la testa pesante. Il vulcano Zamparini inizia a dare segnali di risveglio. "Vedrò Iachini e parleremo di quello che non mi è piaciuto sabato sera - ha spiegato alla Gazzetta dello Sport il numero uno di viale del Fante -. La colpa del disastro è di Iachini e del suo staff, sbagliato gettare subito nella mischia giocatori che non hanno ancora il passo del calcio italiano". A una settimana dalla fine del mercato c'è poco da inventare. Nel frattempo l'Empoli vince facile in Coppa Italia e a Cesena si parla di Borriello e Pavoletti.

Forse il Palermo farà altri due colpi. Gente nuova, straniera con ogni probabilità, quasi a smentire l'indicazione del suo stesso presidente. Contraddizioni di fine estate. Il portiere che non sa se resta, ma intanto rimane in panca. Hernandez che vuole andare ma nessuno lo vuole. Belotti - il più forte prospetto in rosa - condannato a guardare gli altri che giocano. Cinque difensori in campo contemporaneamente, una punta - leggerissima - appoggiata da un trequartista. Questo Palermo - timido e pavido - gioca in trincea. Ha paura, non diverte e fa divertire gli altri. La A non è la B. E non fa sconti. Il Barbera può diventare il peggior nemico. Come la diffidenza, assoluta padrona della situazione. Urge un'inversione di rotta, un cambio di passo. Ma trovarlo nell'oceano di incertezze è impresa ardua.

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