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Corini prima della partita - foto Fucarini

Corini prima della partita - foto Fucarini

Palermo-Chievo 0-2, rosanero sempre più ultimi: cronaca e pagelle

Ottava sconfitta di fila in casa. Al Barbera passano anche i clivensi con le reti di Birsa e Pellissier (100 in A). Imbarazzante prova del Palermo, neanche Corini è riuscito a dare la scossa. Ora la zona salvezza è lontana 5 punti

Più che un Genio ci vorrebbe un Mago. Fa festa il Chievo nel Corini day e la sconfitta per il Palermo vale come una condanna. Otto sconfitte su otto partite al Barbera, nono ko consecutivo, ultimo posto in classifica e il treno delle pericolanti che si allontana sempre di più. C'è tutto questo nello 0-2 che rimpicciolisce ancora di più le speranze salvezza di Nestorovski e compagni. I 25 mila del Barbera hanno assistito a una specie di psicodramma, che si è consumato in due atti: nel primo il Palermo è stato in partita ma è andato sotto praticamente subito. Il Chievo ha pugnalato l'avversario dopo 14 minuti, in cui i rosa sono stati traditi dalla foga, servendo il gol agli avversari addirittura su contropiede. 

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Nella ripresa è stato Goldaniga a completare il suicidio "perfetto", regalando a Pellissier il pallone del raddoppio. Insomma, il solito pomeriggio da dimenticare da queste parti. Corini - tarantolato come non mai - si è dimenato in panchina, cercando di mettere pezze ma senza successo. Impossibile forse fare di più con questi giocatori. L'iniziale 3-5-1-1 è diventato un 4-3-3 a partita in corso, ma il copione è rimasto identico: possesso palla sterile e inconcludente del Palermo, ripartenze letali del Chievo, squadra organizzata e cinica, con giocatori esperti e ben abituati a battagliare a queste latitudini. Male il centrocampo, manovra ingolfata e difesa distratta, per usare un eufemismo. Il Palermo, trascinato da Nestorovski, ha giochicchiato al piccolo trotto, e quando è arrivato sul punto di pungere si è scontrato su Sorrentino, grande ex della partita, e autore di due parate salva-risultato. Attenzione: la vittoria del Chievo è più che sacrosanta, perché il Palermo ha fatto poco o nulla per ribaltare il destino avverso. E così la salvezza resta un miraggio: 6 punti dopo 16 partite sono una sentenza. 

Palermo-Chievo Cionek-2Barbera quasi pieno per il ritorno di Corini a dieci anni di distanza, squadra corta e aggressiva sin dall'inizio: i rosa - schierati con un centrocampo folto - hanno cercato da subito di stanare il Chievo dal suo guscio, ma le buone intenzioni sono franate al primo contropiede avversario. E' bastato un tocco sballato di Aleesami per azionare la micidiale ripartenza del Chievo, che è riuscito a capitalizzare un "4 contro 4", con Birsa, bravo a sfruttare un'indecisione in marcatura di Andelkovic e freddare Posavec con un tiro sul palo più lontano. Il gol scompagina i piani di Corini che aveva preparato la partita in un modo e - di colpo - si è trovato a inventarsi un improbabile ribaltone. Che questa squadra non sapesse reagire lo si era capito già da tempo. E infatti, contro un Chievo che pressa, raddoppia e ragiona, il Palermo va in bambola. Meggiorini e Pellisser - su errore di Goldaniga - dilapidano la palla del ko, con un Palermo sbilanciato alla ricerca del pareggio. E' Quaison, di testa, a farsi pericoloso su cross di Aleesami, ma Sorrentino fa buona guardia e smanaccia. 

Il manifesto dell'impotenza rosanero è il graffio di Pellissier a inizio ripresa. Il vecchio bomber valdostano fiuta il momento di panico della difesa palermitana, che trasforma un tranquillo disimpegno nel gol ospite. Pellissier si fionda su un passaggio orizzontale di Goldaniga, Posavec resta nella terra di nessuno e viene messo a sedere dall'attaccante che segna a porta vuota. Corini cerca la scossa dalla panchina ma non arriva. Esce Goldaniga, entra Bruno Henrique, fuori Chochev per Diamanti, che gioca solo gli ultimi 10 minuti. Chiusura tra il romantico e lo sportivo, con Pellissier applaudito dai 25 mila del Barbera quando esce. Titoli di coda con un tiraccio di Diamanti in Curva Sud: era lui l'uomo che - sulla carta - doveva accompagnare per mano il Palermo, è diventato ormai il simbolo di una squadra che sa solo perdere.

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