Lunedì, 14 Giugno 2021
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Palermo spera, Catania sogna: va di scena il derby sottosopra

Diciannove punti di differenza a favore degli etnei: non si era mai visto. Domenica i rosa cercano la vittoria che manca da quel maledetto febbraio del 2007. Striscione al Barbera: "Se proprio deve essere retrocessione, almeno dateci questa soddisfazione"

Miccoli festeggiato dopo il gol dell'andata @Tm news-infophoto

E’ un derby sottosopra. Duro, ruvido, indecifrabile. Il Catania che lotta per l’Europa, il Palermo che cerca disperatamente di non retrocedere. Diciannove punti di differenza. Un derby così non s’era visto mai, eppure ha l’essenza di sempre, il sapore più genuino: quello di una rivalità senza compromessi e senza confini, rivalità limpida, totale, assoluta. Un derby ad alta tensione. Più di Bari-Lecce o Pisa-Livorno, per intenderci. Elefante contro aquila. Arancino contro arancina.

E’ il derby degli sfottò. Nella cartina della Sicilia qualcuno ha eliminato Catania, e al suo posto sogna il Golfo di Enna. Fai un giro per le due città e trovi gli spray graffianti sui muri dei quartieri ribelli. Scritte corrosive, come il derby che inizia il lunedì e, come lo yogurt, è da consumarsi preferibilmente entro il weekend. “Ct m…a”, senza alcun riferimento al lavoro di Prandelli, ma alla targa “nemica”. Fa parte del gioco. Ai tempi di Chernobyl, ad esempio, il Vernacoliere, livornese, titolò: "Primo effetto della nube radioattiva: è nato un pisano furbo, stupore nel mondo, sgomento in Toscana".

Oreto contro Simeto. Ficarra e Picone contro Baudo. Giusy Ferreri contro Carmen Consoli. Punta Raisi contro Fontanarossa. Picciotti contro carusi. Sarde a beccafico contro masculini marinati. Strade diverse, obiettivi opposti. A cavallo tra numeri e dignità. La classifica del Catania è affascinante, edificata nelle mura amiche, dove quest’anno solo le tre grandi hanno festeggiato. La dignità del Palermo porta le cicatrici di un’annata disgraziata, fatta appena di cinque vittorie in 32 giornate. Striscione-3

Va tutto alla rovescia, come nell’83, quando il Catania approdava in A e gli odiati cugini rotolavano verso l’inferno, annusando le prime macerie del fallimento. Adesso l’Etna si ribella, sente profumo d’Europa, ha voglia di emanciparsi. Lassù, dove volano le aquile, sulla cima del Monte Pellegrino, il rischio è quello di scorgere, nell’anno che verrà, le maglie granata del Trapani. Che sta a guardare, come Messina, le regine siciliane che lottano per la supremazia regionale.

Il Palermo cerca la vittoria nel derby esterno, quella che manca dal maledetto 2 febbraio 2007. Da quel giorno solo sconfitte. "Se proprio deve essere retrocessione, almeno dateci questa soddisfazione", questo lo striscione comparso al Barbera nell'allenamento a porte aperte di questo pomeriggio (nella foto a destra di Davide Aloi). E un blitz vincente farebbe da farmaco salvavita. Un pareggio da aspirina, utile per allungare l’agonia. Il Catania ha nel mirino l’Inter, lontana solo tre punti. Una rivalità che non muore mai. Lo vedi scritto su tutti i muri.

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