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Di Piazza e Mirri ai ferri corti: "Mi ha messo in cattiva luce, ma io ho versato la mia quota"

Dopo l'assemblea dei soci è arrivato l'attacco del presidente del Palermo, ora la risposta dell'ex vice: "Ero pronto alla riconciliazione, che è stata rifiutata". Lo "zio d'America", malgrado l'intenzione di vendere, versa 1,2 milioni nel capitale del club

E' "guerra" in casa Palermo. Di Piazza, malgrado l'intenzione di vendere il suo 40%, versa la propria quota (circa 1,2 milioni di euro) nel capitale del club rosanero. Poi si scaglia contro Mirri: “A proposito di coerenza e di stile c’è chi pensa bene di mettere in cattiva luce il proprio socio durante una conferenza”. I postumi di quella che doveva essere soltanto una sobria festa di promozione evidentemente continuano a farsi sentire dalle parti di viale del Fante. Dopo Mirri, questa volta è toccato a Di Piazza alzare nuovamente la voce, ma in maniera atipica rispetto a quanto fatto vedere negli ultimi mesi. Perché questa volta lo "zio d'America" si è voluto affidare a un comunicato stampa, piuttosto che a un post su Facebook, per rispondere alle dichiarazioni di colui che attualmente più che un socio in affari sembrerebbe essere il suo peggior nemico: Dario Mirri. L’italo-americano precisa che non era sua intenzione fare polemica, ma non intende comunque esimersi dal dare la propria versione dei fatti. 

Socio a chi?

C’è un passaggio in particolare che Di Piazza non ha digerito. Ed è ancora una volta un’incomprensione di ruoli, di rilevanza all’interno della società ad alimentare questa incessante diatriba a distanza. “Ci tengo a precisare - dice l’imprenditore di San Giuseppe Jato - che all’interno della società rivesto la carica di amministratore al pari del signor Mirri e del signor Sagramola, dunque non può che essere smentita l’affermazione di ieri per cui sarei ‘solo un socio e non un amministratore’.  Vorrei inoltre ricordare a tutti che amministrare una società espone a notevoli responsabilità giuridiche, che meriterebbero maggiore considerazione. Vi sono poi una serie di affermazioni - continua Di Piazza - tese a rappresentare un quadro nel quale sarei, nel migliore dei casi, una persona con le idee confuse o che le cambia continuamente  Affermazioni non vere perché dopo essermi dimesso da vicepresidente ed averle anche confermate nel Cda del 26 maggio, su sollecitazione di molti tifosi, ed anche per cercare di sanare le ferite che si erano aperte, avevo poi manifestato la mia disponibilità a riconsiderare le mie dimissioni se si fosse ristabilito un clima di leale collaborazione. Ipotesi di riconciliazione - svela - che è stata seccamente rifiutata dai diretti interessati, con la conseguenza che non ho mai ritirato le mie dimissioni. Infine dico anche di aver  comunicato, come è mio diritto e per trasparenza verso tutti, la mia intenzione di cedere la mia quota di partecipazione sociale e, per durando una tale situazione fra i soci, non ho mai cambiato idea sul punto né ho fatto comunicazioni in tal senso”.

Premio promozione e rapporto con Tacopina

Di Piazza, come già accaduto altre volte, ribatte colpo su colpo a Mirri. Come ad esempio quando decide di soffermarsi sul chiacchieratissimo premio promozione o sul rapporto con Tacopina, patron del Venezia che a gennaio avrebbe accarezzato l’idea di fare il salto dalla Laguna in Sicilia proprio come fatto qualche anno fa da un certo Maurizio Zamparini. “Ci tengo a precisare che durante un’assemblea avevo soltanto chiesto di poter discutere l’opportunità di corrispondere interamente i premi approvati prima dell’emergenza Covid-19, richiesta peraltro, da quanto appreso dai media, accettata dai calciatori, ma gli altri due consiglieri hanno votato contro la mia proposta, dimostrando di non voler promuovere la dialettica all’interno del consiglio. Sulla questione relativa a Tacopina invece pur non comprendendo le motivazioni che possono spingere un socio di maggioranza che ribadisce di non voler vendere le proprie quote, a raggiungere appositamente Roma specifico che Mirri mi riferiva di aver incontrato un avvocato italiano che rappresentava Tacopina. Riferivo di essere in contatto con Tacopina per motivi estranei al Palermo. Incontravo successivamente Tacopina che mi riferiva che Mirri e Sagramola si erano fermati a discutere a Roma con il suo rappresentante  per oltre un’ora e non per soli cinque minuti come ieri riferito”.

“Ho rispettato i miei impegni”

Di Piazza poi conferma di aver mantenuto la parola data, versando la propria parte di quota. Una comunicazione rivolta al popolo palermitani piuttosto che a Mirri. Che in questo caso fa rima con versamento di capitale. “Gli impegni li rispetto - afferma -, non soltanto perché con mia soddisfazione Mirri mi considera una persona seria, ma anche perché il bonifico delle somme richieste l’ho disposto il 9 giugno immediatamente dopo il chiarimento fra noi di un punto relativo proprio a tale questione”.

Poi una precisazione anche su Paparesta: "Vorrei ricordare che non gli mancano certo le doti per dirigere una squadra di calcio; egli è dottore commercialista, per oltre dieci anni è stato arbitro di serie A e internazionale, è in possesso del titolo di direttore sportivo conseguito con il massimo dei voti a Coverciano, è stato consigliere della Lega di serie B per oltre due anni, è stato presidente del Bari in serie B dal 2014 al 2016; Mirri, nel riferire che il suo incarico doveva essere limitato all’analisi della contabilità ed al controllo di gestione, dimentica che aveva concordato ben altre deleghe, comunicate anche pubblicamente nel corso della conferenza stampa del 3 agosto 2019 e invece immediatamente svuotate da una serie di comportamenti posti in essere. Infine, rilevo che il presidente Mirri nel corso dell’ultima assemblea aveva giustamente invitato tutti i soci ed amministratori della Ssd Palermo ad astenersi dall’esternare le questioni interne ai soci perché altrimenti si sarebbe finiti per danneggiare la società stessa, ma poi nel corso della conferenza stampa dedicata alla promozione ed alle prossime attività del Palermo pensa bene di mettere in cattiva luce il suo socio, peraltro assente e quindi non in grado di smentire le affermazioni a suo carico. A proposito - conclude - di coerenza e di stile…".

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