Mercoledì, 28 Luglio 2021
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L'uomo che fece alzare in piedi uno stadio: si ritira Santana, uno dei simboli del Palermo più bello

Alle soglie dei 40 anni l'argentino dice basta. Farà l'allenatore del settore giovanile. Il saluto della società: "Una bandiera è una bandiera". Quella galoppata rimasta nella storia

Mario Santana nel 2005 - foto Ansa

Piove quel giorno. Fa un freddo cane. La partita sta finendo, il Palermo difende l'1-0 sulla Roma. Che attacca senza fermarsi, col Barbera che soffre ogni volta che Cassano e Montella si avvicinano a Guardalben. Poi, al minuto 91, arriva lui. Mario Alberto Santana da Comodoro Rivadavia. Un guizzo per anticipare Dellas, proprio sotto alla gradinata, la fascia destra della Favorita che si trasforma nella pampa argentina. Il preludio di un assolo, degno del Santana più famoso. L'esterno di Guidolin trova una prateria con la Roma sbilanciata e decide, con la sfrontatezza che solo i giovani hanno, di chiudere la partita (quasi) da solo, partendo da lontanissimo.

Il Barbera, pieno come sempre, inizia a capire che sta succedendo qualcosa di indimenticabile. Tutti i tifosi, mentre l'ala argentina corre, si alzano in piedi. E' una volata leggiadra di cinquanta metri. Dellas, fresco campione d'Europa, si arrende e lo molla. Prima che il campo finisca, Luca Toni detta il passaggio sul palo più lontano. Lima e Panucci stringono su Santana e si perdono l'attaccante che di destro appoggia in rete sotto porta con Pelizzoli già a terra e condannato all'epilogo ormai più logico. Il boato del Barbera è un souvenir consegnato alla storia. Un'istantanea di quello che era il Palermo e chissà quando tornerà a esserlo. Era il 2005.

Adesso Mario Alberto Santana è un uomo di quasi 40 anni. E oggi ha deciso. Non giocherà più. Dopo una lunghissima carriera - conclusa con la ciliegina del gol nel derby contro il Catania - dice basta. Il capolinea proprio a Palermo. Dove è diventato uomo e dove resterà per il secondo tempo della vita. Farà l'allenatore del settore giovanile. 

Il Palermo oggi lo ha salutato così: "Una bandiera è una bandiera. La nostra si chiama Mario Alberto Santana e continuerà a sventolare con i colori rosanero. Ma in mezzo ai nostri giovani, che troveranno in lui un allenatore eccezionale, un maestro di vita e una guida per rincorrere il sogno di diventare campioni. Ciò che Mario è stato in campo è di tutti. Ciò che Mario ha ancora da dare è solo nostro. E ce lo teniamo stretto. Benvenuto a casa tua, Capitano". Si apre un nuovo capitolo. Restano i ricordi. Come quella galoppata eterna. 

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