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Immobile apre le danze - foto Ansa

Immobile apre le danze - foto Ansa

Lazio-Palermo 6-2: Keita e Immobile travolgono i rosa | Cronaca e pagelle

Partita a senso unico, padroni di casa sul 5-0 già prima della mezz'ora. Rispoli - a inizio ripresa - segna i gol dell'orgoglio. Chiude il baby Crecco. La retrocessione matematica potrebbe arrivare già nella prossima giornata

Si può retrocedere. Non è reato. Ma quello scelto dal Palermo è il modo peggiore. Perché cancella tutto quello che di buono c'è stato in questi anni. Altro che derby delle aquile: se la Lazio vola, il Palermo - senza ali oggi e in campo con un impresentabile 3-4-2-1 - si fa schiacciare come il più tenero degli uccellini. Finisce 6-2 ma poteva finire peggio. L'immagine simbolo è racchiusa nello sbadiglione che fa Lukaku in faccia agli avversari mentre inizia la ripresa. A metà di una partita che non c'è mai stata. E' durata 8 minuti la scampagnata del Palermo all'Olimpico. La Lazio - dopo il gol apri-partita - in poco più di un quarto d'ora ha segnato 5 volte, passeggiando sulle macerie rosa. Derby delle aquile, dicevamo. I padroni di casa hanno colpito subito due volte, dopo aver immobilizzato la preda, e hanno poi iniziato a divorarla ancora viva. 

Bortoluzzi presenta una squadra completamente svuotata di energie. Nestorovski non segna da una vita e continua a giocare senza ricevere assistenza. I tre di difesa - Sunjic, Gonzalez, Goldaniga - fanno a gara a chi la combina più grossa. Il centrocampo della Lazio, sontuoso, sbriciola quello del Palermo in ogni contrasto. Vedere la Lazio giocare è un piacere. Due tocchi al massimo, palla a terra, cambi di gioco con Biglia a comandare le azioni, velocità e fiammate verticali. Sembrano quelle classiche partite infrasettimanali tra squadra A e squadra B. Oltretutto il Palermo è leggero nei contrasti e perde tutti i duelli.

I primi due gol sono semplici da raccontare: calcio d'angolo di Biglia, tocco indisturbato di De Vrij (morbida la marcatura di Rispoli) e palla che carambola su Immobile, bravo a sfuggire alla presa di Gazzi. Gol facile facile, come quello che arriva un minuto dopo, su lancione di Milinkovic. Difesa del Palermo ferma e doppietta dell'ex Borussia. La Lazio ha fame, il Palermo sembra essersi appena alzato dal tavolo dopo il pranzo di Pasqua. Siamo 2-0, la partita è già chiusa. E nel successivo quarto d'ora succedono queste cose, in sequenza: salvataggio sulla linea di Sunjic su inserimento di Parolo, tre gol di Keita, e un'altra rete - forse la più bella - del senegalese, annullata però per fuorigioco. Tutto troppo facile per la Lazio. 

La difesa del Palermo è ridoliniana. Il 3-0 di Keita arriva così: l'attaccante riceve palla, supera due uomini come birilli e lascia partire un bel destro su cui Posavec non può nulla. Il quarto gol arriva dal dischetto, il quinto su passaggio di tacco di Immobile, dopo un erroraccio in disimpegno di Bruno Henrique, entrato per l'impalpabile Sallai. Il Palermo non c'è, il fischio di Fabbri che mette fine alla mattanza è accolto come una liberazione. Nella ripresa la Lazio entra in ciabatte. Rispoli segna due gollonzi su errori dei padroni di casa, ormai con la testa altrove. Alla fine timbra anche il baby Crecco, per il 6-2 finale che chiude il set. Il Palermo a braccia aperte aspetta solo l'aritmetica che la condannerà in B. Il biglietto di addio alla Serie A è stato timbrato da tempo. Andata senza ritorno, perché il futuro è sempre più un'incognita.

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