Di Gaudio, da Borgo Nuovo alla fuga da Palermo: "Scavalcavo alla Favorita, poi mi hanno ammazzato..."

L'esterno del Verona si racconta in un'intervista alla Gazzetta: "Da bambino giocavo per strada, quando ero nella primavera rosanero mi hanno detto che era meglio se smettessi. Ho pianto e decisi di andarmene. Eppure da piccolo tifavo per Cappioli e La Grotteria..."

Di Gaudio ai tempi del Parma

"Tutto cominciò a Palermo". Totò Di Gaudio, uno degli uomini più in forma del campionato, si racconta in una bellissima intervista pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport. Lui, palermitano doc adesso in forza al Verona, è l'uomo della storia: due promozioni in A, con la cavalcata del Parma culminata nella massima categoria dopo la discesa negli abissi, e con la favola Carpi. Proprio Di Gaudio realizzò il primo gol in A della squadra emiliana, contro l'Inter. Adesso l'esterno d'attacco prova a centrare la terza promozione nella massima serie, con la maglia del Verona.

Ma c'è tanto Palermo nelle parole di Di Gaudio. A cominciare dal gol contro il Catania con la maglia del Carpi: "Avevo fatto 62 accrediti per il Massimino per i miei amici di Palermo, sono venuti a Catania con un pullman e allo stadio hanno fatto un settore tutto per loro. Ho segnato e sono corso da loro. Emozione unica".

Alla Gazzetta, Di Gaudio ripercorre le sue origini: “Sono nato a Borgo Nuovo, in mezzo a quattro quartieri, in una periferia non tanto bella, nelle case della Posta. Lì mi conoscono tutti”. La prima squadra il Ribolla di Schillaci: "Mister Salvatore Zammitti, oggi al Palermo, è stato il padre che non ho mai avuto. Giocavo per strada, mi ha visto ed è stato una guida per me. Ha scoperto tanti talenti, è un fenomeno. Poi mi prese il Palermo? Sì, ma giocavo poco. Non ho mai capito i motivi, mi davano spiegazioni strane. Poi, prima di andare in ritiro con la Primavera, mi hanno detto che era meglio se smettevo. Avevo 17 anni, mi hanno ammazzato, ho pianto come quando è morta mia nonna. Mi avavano voluto a tutti i costi. Incredibile”.

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Di Gaudio confessa di essere stato tifoso del Palermo: "Scavalcavo per entrare allo stadio con mio fratello, eravamo matti. Tifavo per Cappioli e La Grotteria. Ma dopo essere stato scartato, basta. E’ la mia città, ci abitano i miei cari, ma quando ci gioco contro…". Succederà ancora l'8 aprile, quando ci sarà Palermo-Verona. "Non vedo l'ora, mi serviranno un po' di accrediti" scherza l'esterno gialloblù sulla Gazzetta. L'intervista si chiude con una domanda di Nicola Binda: "Per giocare a calcio è dovuto andare da Palermo a Castelfranco Emilia, in Serie D. E' vero che dormiva negli spogliatoi i primi giorni?". "No, è una bufala - ha risposto Di Gaudio - Mi hanno dato una casa bellissima. Volevo andar via a tutti i costi da Palermo e grazie agli agganci di Zammitti sono partito due giorni dopo la bocciatura del Palermo. E mi ero appena fidanzato con Maria".

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