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Pomini e la sua "dipendenza" da Palermo: "Adoro la caponata e il calore della gente"

Avere 37 anni e non sentirli. In un'intervista a "Casa Minutella" su Trm il portiere del Palermo ha raccontato la sua esperienza in rosanero, dallo shock al suo arrivo di 8 mesi fa alle prospettive future: "Qui sto benissimo, spero di restare a lungo"

A sinistra il portiere Alberto Pomini, ospite di Casa Minutella

L’urlo dei tifosi al rinvio del portiere avversario, l’affascinante promessa in caso di serie A, lo shock iniziale alla proposta del club rosanero e il debole per la caponata. Avere 37 anni e non sentirli. È un Alberto Pomini scatenato il protagonista del format televisivo "Casa Minutella" in onda sulle frequenze di Trm 13. Il portiere del Palermo ha affrontato svariati argomenti: tra questi i motivi che lo hanno indotto ad accettare l’offerta del club rosanero dopo 13 anni vissuti in Emilia-Romagna. Precisamente a Sassuolo.

"Restare 13 anni nello stesso posto ti appiattisce, anche a livello di carriera e di famiglia. Quando ho ricevuto la proposta del club rosa, oltre allo shock iniziale - ha dichiarato Pomini - c’è stato l’entusiasmo di accettarla. Ho pensato a tante cose perché quando arrivi in una città imponente e caotica come Palermo, che ha anche delle meraviglie, ti vien voglia di scoprire tutta la città. Mi diverte girare e scoprire il centro storico. Mi incuriosisce e mi affascina moltissimo. Al Sassuolo sono stato tantissimi anni, c’era anche un futuro nello staff. Alla fine però - confessa - mi sono voluto confrontare con la dirigenza, ma avevo il tarlo di provare una nuova esperienza. Superate le difficoltà dei primi momenti, adesso io e la mia famiglia ci siamo ambientati e spero vivamente di poter restare qui a lungo”.

Arrivato a Palermo con il rischio di poter essere un comprimario - considerando almeno le gerarchie iniziali che vedevano in netto vantaggio il croato Posavec - Alberto Pomini ha messo in difficoltà il tecnico rosanero a suon di parate. Partita dopo partita. Contro il Carpi domenica pomeriggio il veterano 37enne dovrebbe scendere in campo per la quinta volta consecutiva. "Se dovessimo salire in Serie A - confessa Pomini - farei proprio come fece Sorrentino qualche anno fa: prometto di portare la famiglia per sei mesi in giro per il mondo quando smetterò di giocare. Visiterei gli Stati Uniti e soprattutto l’Australia, dove potrei anche avere voglia di fermarmi. Se ho accettato questa sfida così affascinante - spiega - il merito è anche della mia famiglia. Prima di accettare ho detto a mia moglie che se fossero venute con me avrei detto di sì: io, mia moglie e le mie tre bambine. Nessun maschietto, proprio come Sorrentino. Fra l’altro una squadra con i colori rosa per delle bambine è fantastica. Per loro ho infatti ho preso già tre magliette. Il maschietto a Palermo? Bisognerebbe chiederlo a mia moglie, anche se penso che questo sia un discorso già chiuso. Nella vita però mai dire mai".

Fra il centro della città, il mare di Mondello, le varie pietanze e i cori che arrivano dagli spalti del Renzo Barbera, Pomini è riuscito ad ambientarsi benissimo in appena otto mesi. Talmente bene che il portiere rosanero ha svelato di sapere cosa si nasconde dietro quel famoso coro dei tifosi durante il rinvio dei portieri avversari. Un trattamento riservato anche allo stesso Pomini quando giocava al Sassuolo e veniva da avversario a Palermo. "So benissimo cosa significhi quell’ ‘oooooooooh' al rinvio dei portieri. Lo hanno urlato anche a me da avversario (sorride, ndr). Capisco anche il dialetto: ‘schifiu’? Questa è facile, significa schifo. Al di là di questo coro, il Renzo Barbera quando è pieno riesce a trasmetterti davvero tantissimo. Contro il Frosinone infatti abbiamo avvertito fin dal campo il calore della gente. Se c’è un’altra cosa che ho imparato è che qui non c’è niente che non si possa mangiare. Panelle buonissime, la caponata è meravigliosa. Di solito faccio fatica a mangiare i dolci e invece qui mi piacciono tutti".

Dalle pietanze culinarie alle altre bellezze della città. "Da quando sono arrivato - dice Pomini - ho potuto ammirare la Cattedrale, il Politeama, il Teatro Massimo e tante altre cose. Sono stato anche al mercato del Capo, mia moglie fa la spesa lì. Compra il pesce e la frutta, il problema però è arrivarci in macchina. Chiaramente mi sono abituato al traffico di Palermo. Ho vissuto 13 anni in un posto dove mi spostavo in bicicletta. La cosa che mi ha impressionato tantissimo è il duomo di Monreale. Anche la Chiesa del Gesù è spettacolare. Anche la visita al Teatro Massimo. Palermo è una bellissima città da scoprire con calma e inoltre ti offre tantissimo. L’impatto però non nascondo è molto forte, perché ci sono mille contraddizioni. Ma quando entri in città - conclude -  vai via e torni, sembra quasi che non ne riesci a fare a meno".

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