Ricciardo e quel debole per la casacca rosanero: "Emozioni uniche, vorrei chiudere qui la carriera"

L'attaccante in un'intervista al sito ufficiale ha parlato anche di un'eventuale ripresa dei campionati: "Torneremo più forti di prima"

Giovanni Ricciardo - foto Fucarini

“Sogno di chiudere la carriera a Palermo, l’emergenza Coronavirus non frenerà i piani di rinascita di questo magnifico club”. In un momento in cui si vive prevalentemente di soli ricordi, Giovanni Ricciardo che di professione fa l'attaccante è voluto andare decisamente controcorrente, provando per un solo istante a pensare solo ed unicamente al futuro. Un futuro in cui magari non ci saranno più nè mascherine, nè isolamenti, un futuro in cui si potrà anche tornare a giocare a pallone. Ma a proposito di futuro è con addosso la maglia rosa che Ricciardo, 35 anni a dicembre, spera di poter convivere ancora per molto tempo: “Indossarla fa venire i brividi, a parole mi è impossibile descrivere tutte quelle emozioni che suscita”, ha poi confessato al sito ufficiale del club rosanero. 

E chissà che un eventuale ritorno in campo (ipotizzato per maggio) non possa anche coincidere con una personale rinascita di Gianni Ricciardo, che tanto ha faticato a ritagliarsi un ruolo da protagonista nelle ultime apparizioni dei rosa per via di infortuni e condizione fisica non ottimale. “Il mio avvio di stagione è stato esaltante – ha confessato Ricciardo al sito ufficiale - e sono davvero amareggiato per aver avuto una flessione di rendimento. Avrei voluto realizzare qualcosa di straordinario ma non mi abbatto, voglio tornare al più presto in campo per recuperare sotto tutti i punti di vista. Indossare la maglia rosanero fa venire i brividi, è un’emozione impossibile da raccontare con le parole, è superfluo dire che sogno di giocare in questo club fino alla fine della mia carriera per togliermi tante soddisfazioni insieme alla meravigliosa gente di Palermo”.

Ma in questo particolare momento di grande sconforto le reti segnate e soprattutto quelle mancate lasciano decisamente il tempo che trovano, perché Ricciardo, così come il resto dei propri compagni di squadra è relegato in casa da oltre un mese, lontano dai propri cari  o dalla propria compagna. “Sono stati sicuramente giorni difficili – ha detto Giovanni Ricciardo ai microfoni del sito ufficiale - non ricordo nulla di così grave in tutta la mia vita. Questa emergenza sta mettendo alla prova noi stessi, dobbiamo imparare la lezione ed iniziare a distinguere ciò che importante da quello che non lo è. Personalmente non tollero la gente che si indigna perché è dura stare chiusi in casa, io sto vivendo da solo l’isolamento ma non mi lamento perché nel mondo in questo istante c’è chi sta morendo, chi sta mettendo a rischio la vita per il lavoro e chi non riesce a garantire il cibo ai propri figli. La mia quarantena è abbastanza schematica, preferisco allenarmi la mattina mentre il pomeriggio mi rilasso guardando serie tv e suonando la chitarra. Ogni giorno ad ora di cena con una videochiamata parlo con i miei familiari e la mia fidanzata Melissa, mentre con i miei compagni ci sentiamo di continuo sul nostro gruppo WhatsApp”

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C’è spazio anche per un’imponente dose di positività nella “schematica quarantena” del bomber 34enne. Fra una serie tv e una sessione d’allenamento c’è tempo anche e soprattutto per programmare il futuro. Un futuro che fa rima con calcio giocato ovviamente, anche se il bomber con la maglia numero 9 sembra essere anche abbastanza realista sul tema ‘ripresa dei campionati’. “In serie D - dice - il 99% delle squadre non è nelle condizioni economiche ed organizzative per ricominciare attenendosi ad un rigido protocollo sanitario. Dal canto nostro invece il Palermo è una mosca bianca, non ha nulla da invidiare alle società della massima serie e questo si nota anche nei piccoli dettagli, noi calciatori ci sentiamo costantemente coccolati e garantiti ed è palese che non sarà questa emergenza a frenare l’ambizioso progetto di rinascita. Sin dalla prima giornata abbiamo dimostrato di meritare la promozione, vorremmo ottenerla sul campo perché nessuna polemica o recriminazione può rovinare il lavoro ed i sacrifici di una stagione. Qualora l’attività agonistica dovesse ricominciare davvero a maggio vorrebbe dire che siamo pronti per il graduale ritorno alla normalità e sarebbe una notizia grandiosa per la vita di tutti. Ovviamente – conclude- servirebbe una nuova preparazione, considerando che in quindici giorni sarebbe impossibile arrivare al top della forma”. 

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