Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Calcio

Di nuovo Palermo contro Foggia: quando ci volle un Mig russo per abbattere il muro Berti

Tuffo amarcord in un 5 maggio poco noto (33esima giornata del campionato di B del 1995/96): i satanelli rischiano di finire in C mentre i picciotti di Arcoleo sognano la A. L’urgenza rossonera si traduce in un assalto disperato alla porta rosanero fino al missile di Kolyvanov al 94'. Il portiere fiorentino: "Feci dei miracoli, ricordo quella sfida con piacere"

Di nuovo Palermo contro Foggia. Nonostante siano entrambe esponenti di spicco del calcio meridionale, le strade delle due squadre storicamente non si sono incrociate spessissimo. In A le due squadre non si sono mai affrontate; più frequenti invece gli scontri in cadetteria, soprattutto a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. La partita di domenica rappresenta il settimo scontro complessivo tra le due squadre per quanto riguarda la terza serie in cui il precedente più famoso resta la leggendaria partita dell’ultima giornata nel campionato di Serie C1 1988/1989. Il Palermo, quell’anno ospite a Trapani per via dei lavori di ristrutturazione dell’allora Favorita in vista di Italia ’90 era terzo in classifica a due punti dal Foggia secondo con il Cagliari già promosso.

In quella partita, che fu persino teletrasmessa su Rai3, il Foggia guidato da Pino Caramanno (colui che aveva condotto l’anno prima i rosanero alla promozione dalla C2) si complica la vita da solo rimanendo in dieci per l’espulsione dell’attaccante Coppola ma alla fine la tradizione negativa dei rosanero negli scontri decisivi quel giorno ebbe un'ulteriore conferma. A sentenziare i rosanero fu un altro ex, il palermitano doc Nuccio Barone, che uccellò Taglialatela con una parabola velenosa su punizione: il pari di Auteri fu utile solo per le statistiche. In B andò dunque il Foggia, che con l’arrivo di Zeman al posto di Caramanno si sarebbe ritrovato a vivere la sua età dell’oro poco tempo dopo. Dopo quel match passarono sei anni prima che rosanero e satanelli si ritrovassero ancora una volta contro. Serie B stagione 1995/1996.

Il Foggia appena retrocesso dalla A si affida ad un giovane tecnico di belle speranze di nome Delio Rossi, già pretoriano dei rossoneri da calciatore, con l’obiettivo di risalire immediatamente nella massima serie; il Palermo ormai assestato in Serie B mira al solito campionato tranquillo in cui quel che di più viene è zucchero che non guasta bevanda, scegliendo la bandiera Arcoleo per guidare un mix di veterani e giocatori di belle speranze provenienti dal territorio. A dispetto delle premesse iniziali le cose andarono in modo decisamente diverso: il Foggia nonostante una rosa di qualità si ritrovò nella palude della bassa classifica vicinissimo alla C1; il Palermo scoprì i suoi “Picciotti” che stupirono l’Italia ritrovandosi a coltivare la più dolce delle utopie.

Il 5 maggio 1996 il Palermo è settimo a quattro punti dal quarto posto occupato dalla Lucchese; il Foggia è terzultimo, dentro con tutte le scarpe nelle sabbie mobili della zona retrocessione. A differenza della gara d’andata finita 0-0 alla Favorita, sulla panchina dei rossoneri non c’è più Rossi ma il compianto Tarcisio Burgnich, chiamato a risollevare le sorti della squadra con lo stesso piglio che da giocatore aveva mostrato anche al Palermo prima della consacrazione con l’Inter e la nazionale.

Allo Zaccheria i satanelli giocano per sopravvivere, i rosanero per continuare a sognare. Foggia-Palermo è un duello tra squadre in situazioni totalmente differenti che nel pacchetto comprende persino una sfida tra fratelli, tanto per non farsi mancare nulla. I due parenti in questione sono i Tedesco, Giacomo e Giovanni: il primo è un giovane che si sta consacrando ad alti livelli con il Palermo, il secondo un centrocampista affermato che in Serie B appare persino fuori contesto.

In campo l’urgenza del Foggia prevale subito e in modo impetuoso sulla freschezza del Palermo e la partita diventa un monologo da parte dei satanelli, che attaccano disperatamente e senza sosta verso la porta rosanero. Il Foggia ci prova in ogni modo con tutti i suoi interpreti ma tutti i tentativi vengono frustrati da Gianluca Berti, che quel giorno non fa passare nemmeno l’aria. Il portiere di Firenze ricorda ancora oggi quell’incredibile prestazione: ”Loro avevano bisogno di punti di salvarsi e dovevano vincere in tutte le maniere - racconta Berti a PalermoToday - ci hanno provato in tutte le maniere e io ho provato a tenere la porta inviolata in tutte le maniere. Purtroppo, all’ultimo minuto si perse quella partita in cui se si riusciva a portare a casa lo 0-0 si poteva parlare di una prestazione stratosferica. Io la ricordo comunque con piacere perché in quella partita feci dei miracoli ma purtroppo il risultato andò in favore del Foggia”.

Già, perché al 94’ quando tutto faceva pensare ad un buon punto per il Palermo e ad un pari strettissimo per il Foggia, Igor Kolyvanov apre la breccia con un missile sul quale nessun portiere avrebbe potuto nulla, nemmeno il Luca Berti di quella giornata. Per il Foggia quel match fu l’inizio della marcia che l’avrebbe portato definitivamente fuori dai guai: per il Palermo invece l’avvio della parabola discendente che spense ogni velleità di gloria senza però togliere più di tanto alla parentesi di una squadra che sarebbe comunque entrata per sempre nell’immaginario collettivo a tinte rosanero.

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