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Alla ricerca del talento perduto, Simone Lo Faso ricomincia dalla D e firma per la Folgore Caratese

Tra infortuni e scelte sbagliate il fantasista palermitano non è mai riuscito a confermare quanto di buono aveva fatto vedere agli inizia della sua carriera. Ora approda alla corte del giornalista Michele Criscitiello, presidente della squadra che milita nel girone lombardo

Quando nella stagione 2016/2017 Roberto De Zerbi (uno che, piaccia o non piaccia la sua visione calcistica, ha una qual certa sensibilità con i giocatori di talento) lo lanciò con la maglia rosanero appena diciottenne, Simone Lo Faso sembrava essere destinato se non a diventare una stella quantomeno a costruire una carriera importante. Da allora sono passati praticamente cinque anni e le cose sono andate in modo decisamente diverso visto che oggi quel fantasista dal dribbling irriverente che tanto aveva impressionato oggi si ritrova fuori dal cosiddetto calcio che conta. Ieri infatti Lo Faso ha firmato ufficialmente per la Folgore Caratese, serie D brianzola.

In principio fu la Fiorentina, che con i giocatori del Palermo ha sempre avuto un feeling dalle fortune nel complesso più che buone, a voler puntare sul suo talento. Pioli lo vedeva poco: a vederlo fin troppo bene fu purtroppo la sfiga. Due spezzoni di campionato contro Benevento e Crotone prima della rottura del perone che segnò la fine della sua esperienza con la Viola, che preferì non riscattarlo. Per Lo Faso fu l’inizio di una parabola discendente proprio quando sembrava che tutto dovesse cominciare.

Il ritorno a Palermo nella stagione 2018/2019, quella del secondo de profundis rosanero, sembrava poter essere il momento della consacrazione. La squadra aveva perso tra gli altri Igor Coronado, sacrificato all’altare del bilancio: chi meglio di lui per sostituirlo. Le premesse per una stagione da protagonista c’erano tutte ma alla fine Lo Faso divenne uno degli enigmi tecnici di quella stagione disgraziata. In principio furono ancora una volta i maledetti infortuni, che ne pregiudicarono la prima parte di stagione. Quando rientrò a febbraio anche Stellone come Pioli l’anno prima lo vedeva poco, forse perché anche lui a sua volta fece poco, o almeno non quello che serviva, per farsi notare. Il bilancio fu di altri due scampoli di partita, contro Cosenza e Pescara, prima dello svincolo per il sopraggiunto fallimento della società.

L’ultimo biennio, passato in parte in ottica Lecce, che lo prese a zero assieme all’altro palermitano Toni Gallo, oggi in orbita Under-21, ha mestamente seguito la falsariga degli anni precedenti. In giallorosso pochissime presenze, tantissima panchina e un feeling tecnico mai scattato né con Liverani in A né con Corini in B. A corredo due parentesi in C: la prima con il Cesena, segnata dall’interruzione per Covid; la seconda nella stagione scorsa in una Pistoiese derelitta salvata solo ex post dai fallimenti altrui.

Lo Faso in D è sceso comunque: ha infatti firmato con la Folgore Caratese, la squadra brianzola presieduta dal direttore di SportItalia Michele Criscitiello impegnata nel girone B, quello lombardo. La nuova tappa di una personale odissea in cui la sfortuna e le scelte sbagliate si sono frapposte all’esplosione di un talento che adesso cerca di trovare una continuità lontano da quella ribalta che sembrava dovesse appartenergli sin dai tempi in rosanero. Più di qualcosa è andato sicuramente storto ma dalla sua il ragazzo ha un’età ancora verde e numeri importanti per poter raddrizzare il tutto e ritrovare la rotta giusta in una navigazione sino ad ora tormentata.

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