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Martedì, 24 Maggio 2022
Calcio

Si ritira Andrea Caracciolo: l’Airone erede di Toni che a Palermo non seppe spiccare il volo

Il centravanti milanese ha vestito il rosanero dal 2005 al 2007 deludendo le grandi attese che c’erano su di lui: il gol sbagliato nella semifinale di Coppa Italia contro la Roma l’errore capitale, la rete realizzata a Londra contro il West Ham il momento più alto

E’ notizia di ieri che l’attaccante Andrea Caracciolo a 40 anni e mezzo ha deciso di ritirarsi dal calcio giocato. Il centravanti originario di Milano è diventato infatti direttore sportivo del Lumezzane, ultima squadra in cui ha militato in una carriera lunga vent’anni che lo ha visto lasciare il segno a Brescia (squadra di cui è il miglior marcatore di sempre) e vestire maglie importanti come quelle di Perugia, Novara, Genoa, Sampdoria. Una carriera che lo ha visto solcare, con fortune quanto mai alterne, anche il Renzo Barbera.

Estate 2005: la storia d’amore tra il Palermo e Luca Toni finisce come peggio non si potrebbe. Il giocatore, forse perché ritenuto all’apice del suo potenziale forse per questioni contrattuali, rompe con la dirigenza rosanero e va alla Fiorentina per dieci milioni di euro con la piazza che a lungo non perdonerà mai questa scelta. Serve un sostituto e il profilo giusto viene individuato proprio in Caracciolo, centravanti titolare del Brescia appena retrocesso in B. L’Airone, chiamato così per la sua esultanza con le braccia spalancate a mo’ di ali, ha 24 anni, è reduce da due stagioni in doppia cifra in Serie A, ha vinto l’Europeo Under 21 l’estate prima ed ha persino debuttato in nazionale. I paragoni con Toni, sia per l’altezza quasi identica che per il trascorso comune a Brescia non si sprecano: comparando i risultati raggiunti da Caracciolo a quelli di Toni quando aveva la sua età c’è persino chi si sbilancia pronosticando al nuovo attaccante rosanero un percorso ancora più brillante di quello del centravanti modenese. Palo. Sì ma in fronte proprio.

Caracciolo è l’alfiere del nuovo corso di Delneri all’insegna del 4-4-2 e gioca in tandem con un altro neoacquisto, Makinwa (destinato ancor più del compagno di reparto a non lasciare traccia ma è altra storia). L’inizio non è dei migliori: l’allora numero 29 rosanero si sblocca dopo quattro giornate ma complice una flessione del Palermo dopo un inizio scoppiettante, il suo filotto di quattro marcature di fila non si rivela determinante in termini di risultato. L’Airone stenta a decollare e la squadra assieme a lui: a farne le spese è Delneri, sostituito a fine gennaio da Papadopulo. Il tecnico toscano conferma la fiducia a Caracciolo, non più affiancato dall’evanescente Makinwa ma dal redivivo Brienza e dal neo-acquisto Di Michele: i risultati però non cambiano.

In quella stagione così particolare, deludente per certi aspetti ma al tempo stesso esaltante per altri, Caracciolo non riesce a emergere come protagonista positivo: il paragone con Toni che nel frattempo è diventato titolare in nazionale e sta facendo volare la Fiorentina verso la Champions League (prima dello scoppio di Calciopoli) rende il tutto ancora più avvilente. Con il campionato ormai andato a comprare le sigarette, restano le coppe e in particolare la Coppa Italia, che per l’Airone dalle ali tarpate è l’opportunità di conquistare una piazza sempre più scettica. Il gol nel quarto di ritorno nel 3-0 contro il Milan valso la semifinale sembra essere l’occasione per l’inizio di una storia diversa: le cose però non andranno come sperato. Roma, 12 aprile 2006: dopo aver vinto di misura la semifinale dell’andata il Palermo va all’Olimpico con un margine risicato di vantaggio e il sogno nel cuore della finale contro l’Inter.

Al 18’ del primo tempo Caracciolo partito dalla destra si ritrova a tu per tu con Doni per segnare un gol che potrebbe fare la storia. A fronte di una vasta gamma di giocate a disposizione, l’Airone forse in ossequio a Totti (quel giorno assente per il celebre infortunio di Roma-Empoli) “je fa er cucchiaio” o per dirla meglio un cucchiaino: Doni la respinge come può e la palla torna sui suoi piedi ma sulla successiva battuta il fato si palesa in Panucci che mette la pezza decisiva. Alla fine, la Roma trova il vantaggio con Tommasi e lo tiene fino alla fine, la finale sfuma e Caracciolo diventa l’anti-eroe della serata. La sua stagione si chiude con 11 gol tra Serie A, coppa Italia e coppa Uefa ed un ruolino prestazionale non convincente.

Con la rifondazione avviata dal nuovo corso di Guidolin e l’arrivo di Amauri Caracciolo, divenuto il numero 10 della squadra, scalda la panchina all’ex Chievo, che fa sognare il Palermo col suo stile bailado. Uno scenario mesto in cui però spicca un bagliore di luce: il gol segnato ad Upton Park contro il West Ham di Tevez e Mascherano in Coppa Uefa su cross di Diana che consegna al Palermo una vittoria storica. L’ultimo volo dell’Airone rosanero che, complice l’infortunio di Amauri nella trasferta di Siena, ha la possibilità di tornare a essere titolare: i risultati però sono quelli dell’anno prima e la squadra, troppo dipendente dal centravanti italo-brasiliano, si ammoscia come un soufflé bucato perdendo il treno Champions. La bordata da lontano con cui ha trafitto Manninger nella sua ultima partita giocata in rosanero, al Renzo Barbera contro il Siena nel match finale del campionato 2006/2007 l’istantanea emblematica di un giocatore al quale più che i mezzi mancavano soprattutto le attitudini. O almeno quelle per poter essere l’erede di Luca Toni.

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