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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Calcio

Pioggia, fango e capolavori: Palermo-Avellino, quell'arcobaleno di Stroppa che accese il Barbera

Nei trentaquattro precedenti in campionato i rosanero hanno prevalso diciassette volte sugli irpini: i pochi successi ottenuti dai Lupi, ultimi quelli dell'anno scorso, son sempre costati molto caro alla società del capoluogo. In ogni caso sono state partite mai banali cui si legano ricordi belli, momenti difficili e circostanze particolari come il gol di Stroppa da 35 metri nell'anno del ritorno in Serie A

Sebbene entrambe le squadre siano esponenti di spicco del calcio meridionale, le sfide tra Palermo e Avellino storicamente non sono state poi in fondo così tante. Basti pensare che la prima partita in assoluto tra i rosanero e gli irpini in una partita di campionato è avvenuta solamente nella stagione 1973/1974 in Serie B: i Lupi erano al loro primo anno in cadetteria mentre il Palermo era reduce dalla retrocessione in A nel campionato precedente. La partita giocata al Partenio (che all’epoca era un impianto praticamente nuovo) il 3 febbraio 1974 fu sospesa al 40’ a causa di una pioggia torrenziale sullo 0-0, risultato che trovò conferma nel recupero disputato undici giorni dopo.

Nei quarantasette anni che sono passati da allora le due squadre si sono ritrovate a militare nello stesso campionato solamente in diciassette stagioni (al netto di quella in corso) per un totale di 34 scontri complessivi compresi i play-off dello scorso anno con un bilancio che ammonta a 17 vittorie del Palermo, 10 pareggi e 7 successi per l'Avellino. Sedici di questi incontri si sono disputati in Serie B, una categoria nella quale le due squadre si sono sempre affrontate avendo obiettivi diversi. L’eccezione che conferma la regola è data dalla stagione 1977/1978 quando entrambe  si ritrovarono coinvolte nel grande pacchetto di mischia per la promozione in A. La sfida di ritorno di quel campionato, disputata alla Favorita dopo lo 0-0 dell’andata, fu quella che rilanciò le ambizioni di grandezza della squadra di Veneranda che si impose per 4-1 grazie ai gol di Majo, Chimenti, Osellame e Magistrelli con rete irpina di Ferrara: in virtù di quel successo il Palermo raggiunse proprio l’Avellino in classifica a 32 punti. Alla fine, complice anche la battuta d’arresto dei rosanero nel mitologico scontro diretto contro il Catanzaro, saranno proprio gli irpini ad andare in A assieme al club calabrese e all’Ascoli.

In generale la tradizione di questa sfida è stata sempre sfavorevole all’Avellino, soprattutto in Serie B. Nei venti precedenti seconda serie gli irpini hanno infatti vinto due sole volte. La prima nella gara d’andata della stagione 1975/1976, quando, guidati da un grande ex della panchina rosanero come Corrado Viciani, vinsero al Partenio per 1-0 grazie al gol di Giuliano Musiello (quello dopo Causio che passa a Tardelli assieme ad Antognoni e Zaccarelli nella mitologica “Nun te reggae più" di Rino Gaetano). La seconda, decisamente più pesante nella stagione 1991/1992, il 24 maggio, il giorno dopo la Strage di Capaci, in un momento nel quale il calcio non poteva essere un pensiero prioritario. Al Partenio il Palermo andava a giocare contro un Avellino ormai alla deriva verso la C1 per conquistare la sua salvezza: Bresciani nel primo tempo portò in vantaggio i rosanero allenati da Gianni Di Marzio ma nella ripresa le reti di Parpiglia e Bertuccelli consegnarono alla storia un successo inutile per gli irpini e punti persi risultati poi fatali al Palermo, retrocesso alla fine assieme ai Lupi per la peggiore classifica avulsa rispetto a Casertana, Taranto e Venezia.

In generale rare sono state le affermazioni dell’Avellino: decisamente più frequenti invece le sconfitte. Tra le eccezioni che confermano la regola c’è forse il campionato dove questa eventualità era decisamente meno probabile. Stagione 2003/2004: il Palermo è una corazzata il cui destino già scritto può essere cambiato solamente da qualcosa di cataclismico; l’Avellino è una neo-promossa tornata in B dopo anni sotto la gestione di Pasquale Casillo, che in Irpinia spera di rivivere i fasti di Zemanlandia richiamando il tecnico di cui fu Pigmalione. Per i rosanero le cose andarono, seppur con qualche intemperia a metà stagione, come previsto; per gli irpini fu invece un disastro totale culminato in una retrocessione in C1 senza coltivare mai seriamente la speranza di salvarsi. Nonostante ciò, i biancoverdi in quel campionato riuscirono, assieme a Salernitana e Messina, a non perdere mai contro i rosanero poi vincitori di quell’anomalo campionato a 24 squadre. L’andata del Partenio, nominalmente la terza ma di fatto la prima giornata di campionato a causa delle tribolazioni dovute al Caso Catania, fu uno 0-0 di non aggettivabile noia, fatto raro con una squadra di Zeman in campo.

Il ritorno fu giocato l’8 febbraio 2004 e coincise con la prima panchina al Barbera di Francesco Guidolin, da poco arrivato al posto di Baldini: la partita sembra mettersi in discesa quando Toni, arrivato a Palermo con la fama di lungagnone non bravo nel gioco aereo, segna uno dei 13 gol di testa della sua stagione. Sembrano tre punti facili ma al 69’ Giovanni Stroppa, talento mai del tutto espresso al crepuscolo della carriera, tira fuori dal cilindro un portento di eleganza e precisione dai 35 metri: Berti è fuori dai pali ma quel pallone, che bacia l’angolino prima di insaccarsi è alla portata giusto se sei Dhalsim di Street Fighter. Un attimo di silenzio incredulo, prima degli applausi dello stadio. La partita finisce 1-1 e passerà un decennio da quella sfida prima che Palermo e Avellino comincino a ritrovarsi di nuovo contro, prima in B e poi, complici le rispettive disgrazie societarie, in Serie C.

Anche in terza serie la tradizione positiva del Palermo ha avuto una sua conferma: tuttavia non mancano le pagine grigie di storia rosanero collegate all’Avellino. In principio fu lo 0-0 del 2 maggio 1999 all’allora Favorita, la storta prima della caduta di Giulianova che costò al Palermo di Massimo Morgia la promozione diretta in B ad appannaggio della Fermana e un successivo giro infruttuoso ai play-off finito al primo turno contro il Savoia. E poi ci sono le partite dell’anno scorso, molto amar e poco cord, considerando la loro recente collocazione temporale. La prima vittoria di sempre dei Lupi al Barbera, firmata dal palermitano D’Angelo e dal futuro rosanero Fella all’andata; il gollonzo di Tarantini al ritorno e poi i play-off, ancora una volta tradizionalmente amari per il Palermo. L’illusione dell’andata, firmata dal rigore di Floriano con gli animi irpini infiammati a fine partita; la delusione del ritorno con l’incursione di Maniero dalla destra finalizzata ancora da Sonny D’Angelo come ultima amara istantanea di una stagione folle ma non abbastanza da regalare un epilogo come la promozione in B.

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