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Domenica, 22 Maggio 2022
Calcio

I Fedayn fanno 50 anni, lo storico gruppo ultras romanista omaggiato dai tifosi di Palermo

Nonostante i cinque decenni, nulla ha scalfito il cuore passionale di quelle che erano una volta le borgate romane. L'augurio dalla Curva Nord 12 dello stadio Barbera

Arriva anche da Palermo l'omaggio ai Fedayn, lo storico gruppo ultras romanista che proprio sabato scorso ha festeggiato i suoi primi 50 anni colorando via dei Quinzi, ribattezzato con gli anni largo dei Fedayn, con il giallo ocra ed il rosso pompeiano ed al centro il teschio che ha da sempre rappresentato una delle firms più longeve del panorama ultras italiano. 

Da quello che mezzo secolo fa si chiamava Podere Quadraro agli spalti di tutta Europa. Cinquant'anni in cui la città di Roma è diventata una delle grandi capitali mondiali, con quella che una volta era l'estrema periferia della Città Eterna inglobata oramai nel tessuto urbano dell'Urbe. Nonostante i cinque decenni, nulla ha scalfito il cuore passionale di quelle che erano una volta le borgate romane, anzi, c'è ancora un gruppo di amici di quartiere che dal 1972 non ha mai smesso di essere se stesso: i Fedayn Roma.

Dopo la festa in via dei Quinzi sono stati numerosi i gruppi ultras che hanno omaggiato i 50 anni dei Fedayn, come a Palermo o San Benedetto del Tronto dove sono stati esposti due grandi striscioni: "Nati nel quartiere. Cresciuti sul muretto. 50 anni di Fedayn Roma scolpiti nel cemento" la pezza affissa fuori dalla curva Nord Massimo Cioffi. Ed ancora: "Storia del movimento ultras. Auguri Fedayn Roma", l'augurio dalla curva nord 12 dello stadio Barbera di Palermo. Tifosi della Roma che anche domenica alla Dacia Arena di Udine hanno ricordato i loro 50 anni esponendo uno striscione "A chi da 50 anni combatte per questa città, Fedayn orgoglio della Sud e baluardo di mentalità. Auguri guerrieri della Roma"

Un gruppo di quartiere dunque, come ricorda uno dei suoi fondatori che chiede di rimanere anonimo "perchè a noi Fedayn non c'è mai piaciuto fasse pubblicità". "Ricordo gli anni '70 come fossero oggi, anni di battaglie sociali e politiche ma anche di vere e proprie guerriglie soprattutto vicino gli stadi da calcio". "Come Fedayn il nostro tratto distintivo era quello di essere nati e cresciuti tutti nello stesso quartiere, quello che 50 anni fa era conosciuto come Podere Quadraro".

Altro aspetto che distingueva lo storico gruppo della Curva Sud dell'As Roma "era il fatto che fossimo sempre i primi ad andare allo stadio o in trasferta. Ricordo che partivano dalla salita del Quadraro la sera prima con i treni speciali e la mattina presto eravamo già a Torino, Napoli, Ascoli, Firenze, Pisa, Bologna. La nostra missione era andare a cercare gli altri gruppi ultras e rubargli lo striscione. Poi il resto lo faccio immaginare a te". "Erano altri tempi, la lotta si faceva anche e soprattutto allo stadio. Sassaiole, cintate, cariche, non c'era niente che ci spaventava". "Venuti dall'inferno per distruggere gli stadi - ricorda ancora lo storico tifoso del Don Bosco - era questa la nostra linea guida". 

Un gruppo che ha fatto della mentalità il proprio marco di fabbrica: "Nulla per apparire tutto per essere", uno degli storici motti dei Fedayn che come ricorda ancora il ragazzo del muretto 17 "ci ha sempre contraddistinto. Quando facevano le sciarpe, le maglie o altro le facevamo solo per il gruppo. Mai più di una trentina di pezzi, e per averli dovevi far parte di noi altrimenti non ti spettavano".

Nati ufficialmente il 12 marzo 1972, "fummo fra coloro che diedero vita al Commando Ultrà Curva Sud, "ma da allora non abbiamo mai riposto il nostro striscione, anzi, ci siamo sempre distinti proprio per essere i Fedayn Roma. Il nostro gruppo era composto perlopiù da ragazzi della sinistra extraparlamentare, ma quando tifavamo Roma non c'era bandiera politica che reggesse. Ci interessava solo la maglia".

As Roma che a quei tempi giocava al vecchio stadio Olimpico scoperto dove, come ricorda ancora il 60enne del Don Bosco, "succedeva di tutto. Entravamo presto per portare i megafoni alimentati con le batterie delle auto ed ogni domenica si cantava per 90 minuti e oltre. Non ci interessava il risultato, non ci è mai interessato. A noi interessava solo la maglia". 

Da quel 12 marzo 1972 sono passati oltre 50 anni, i Fedayn hanno dovuto salutare amici storici come Roberto Rulli, ma anche Giorgetto, Peppone, Roscio,  er Mafia, er Mortadella, ma nonostante l'età, lo storico stricione continua ad essere esposto non solo su quello che fino alla realizzazione del nuovo stadio Olimpico era il muretto 17, ma in tutti gli stadi d'Italia e d'Europa. Una certezza: dove gioca l'As Roma c'è stato, c'è e sempre ci sarà lo storico teschio che rappresenta i Fedayn Roma. 

"Sul muretto ce so' 15 assassini, che hanno rotto er c... pure ai celerini". "Noi del Quadraro già cinque anni fa ogni domenica seguivamo la Roma - le parole del compianto Roberto Rulli nel 1977 in una intervista a "Giallorossi" -. Alle dieci eravamo davanti allo stadio. La gente che ci vedeva per la strada, in quel periodo che la nostra squadra non andava molto bene, ci dava dei suicidi, dei "Kamikaze" e ci diceva "Siete peggio dei Fedayn". Da allora questo nome che ci avevano affibbiato ci è piaciuto e lo abbiamo tenuto". 

Da allora ogni domenica c'è un coro che parte dal muretto: "E quanno more un prete, sonano le campane, piangono le putt... e i loro protettori, ma quanno moro io, non vojo gesucristi, ma solo gagliardetti dei Fedayn teppisti". Fe Fe Fedayn, 50 anni e non sentirli. 

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