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Benny Cannata, dal Capo al sogno del titolo: "Una vita presa a pugni"

Storia di un ragazzo di borgata a un passo dal sogno: monta l'attesa per la sfida con David Rettori. In palio il cinturone di campione nazionale: "Io, fiero di essere palermitano. Una vittoria cambierebbe tutto"

Una vita presa a pugni per mettere a tappeto il destino. Benny Cannata, palermitano doc, è scappato dai fantasmi della strada e ora si trova a un passo dalla gloria. Segnatevi questa data: domenica 3 luglio. In palio c'è il titolo di campione italiano di boxe. L'ultimo gradino prima dell'apoteosi si chiama David Rettori, gigante fiorentino accompagnato da un soprannome che è tutto un programma: l'Ingestibile. Una sfida da paura, nel ring di Villa Filippina. La categoria è quella dei mediomassimi, ma per Benny Cannata, 36 anni, occhi verdi, puliti e trasparenti, quel cinturone ha un peso più grande dei suoi 79 chili. Perché sarebbe il coronamento di un percorso iniziato tra i vicoli del Capo, il suo nido, e che adesso è arrivato al punto più alto. "Una vittoria cambierebbe tutto", dice. Pugilato, palestra della vita.

Un'esemplare storia di sport. Benny ha schivato i pericoli della strada, per trovare il riscatto nel ring. Qualche passaggio a vuoto sin dall'adolescenza, i primi errori, la riscossa. "Ho iniziato a dare pugni nelle risse - esordisce -. Non andavo a scuola, a 22 anni facevo il parrucchiere". Poi, quasi per caso, nella sua vita ha fatto irruzione il pugilato. "Ho iniziato ad allenarmi perché volevo perdere peso e mi sono ritrovato in una palestra con dei pugili professionisti. Così ho deciso di fargli da sparring partner. Tornavo a casa con gli occhi   gonfi. Ma ne valeva la pena: ogni livido paradossalmente era una  soddisfazione. Poi il 5 agosto 2005, a 25 anni, è arrivato il mio primo match. Debutto a Bagheria, categoria pesi massimi. Vinco con uno più forte di me e m'è venuta subito voglia di riprovarci".

Benny Cannata 6Leggero come una farfalla, pungente come un'ape, come insegna Mohammed Alì. "Il più grande di sempre, mai nessuno lo potrà eguagliare". Anche se l'idolo è uno solo. "Myke Tyson. Lo conosco meglio di quanto lui conosca se stesso". Che Benny avesse stoffa  lo ha sempre pensato il suo maestro,  Salvo Cannata, ex pugile e cugino, 50 anni. Maestro sul ring e nella vita. "Quando Benny ha voluto fare il salto nei professionisti gli ho detto di evitare. Ma poi ho capito che non potevo tarpargli le ali". Lui lo ha sempre seguito con affetto, convinti che con quei guantoni Benny sarebbe riuscito a mandare al tappeto le cattive tentazioni. "Ma è tutto merito suo, è un grande atleta. E' un duro sul ring. Non ha paura. Mai. Io sì invece".

Lo score da dilettante è invidiabile: 22 vittorie e 5 sconfitte. Eppure per lui, così come per tanti ragazzi figli della povertà, non è stato per  nulla facile. Sacrifici, sudore, cicatrici. Senza mai gettare la spugna.  "Sono arrivato tardi nel pugilato che conta. La mia è una storia di un ragazzo di borgata che passava il tempo in strada. L'idea di fare sport è sempre stata lontanissima. Ma tutti noi abbiamo delle potenzialità, che dobbiamo avere il coraggio di tirare fuori". Mai uno sgarro, regole ferree e rispetto assoluto degli orari. "Vado a letto alle 10 di sera, passo la vita sulla bilancia, sto attento a quello che mangio e non posso permettermi di prendere un grammo".

Cannata si prepara alla sfida contro Rettori - foto Campolo

Chiamato "Destroyer", il distruttore, Benny ha edificato il suo miracolo alla "Suprema Boxe", realtà sportiva ormai di livello nazionale. E quella piccola palestra vicino allo stadio ormai con il passare del  tempo è diventata punto di riferimento per i boxeur palermitani. "Siamo stati i primi a portare il professionismo in città. Ogni mese abbiamo almeno 100 'frequentatori'". Segno che il movimento sta crescendo dopo anni di letargo. Al punto che già per 3 volte Cannata è riuscito a portare i pugni perfino in teatro, al Golden. "Ai miei match è venuta gente con giacca e cravatta". E adesso quella palestra nella quale tutto è nato, è stata comprata da Benny. "Voglio restare a Palermo, ho fatto questa scelta. Mi sveglio ogni mattina alle 4 con l'Inno di Mameli perché sogno di sentirlo dopo la vittoria. Vado a correre, spesso tra i viali della Favorita. Sento l'incitamento della gente e provo un piacere indescrivibile. Amo la mia città, anche se qua è difficile affermarsi. Non ho mai avuto un aiuto dalle istituzioni, mai una telefonata né una pacca. Ho fatto tutto con i miei soldi".

Benny Cannata 11La storia di Cannata sembra un romanzo, con un finale ancora tutto da scrivere. "Un giorno smetterò e poi mi dedicherò ai bambini. Mi piacerebbe insegnare boxe. Ma adesso non ci penso. Voglio godermi il momento, sono arrivato tardi in questo mondo. Ho in testa solo il titolo nazionale. Aspetto questo momento da 5 mesi. Ho il poster del mio avversario, David Rettori, l'ho appeso nella mia palestra. Lo guardo negli occhi ogni giorno e lo studio. Così è come se lo conoscessi da tempo, per evitare che una volta salito sul ring, l'emozione possa prendere il sopravvento. Non vedo l'ora che sia il 3 luglio". Una vittoria che avrebbe già una dedica. Anzi due. "Alla figlia di Carlo Alberto Sausa, il mio manager. E ai palermitani. Non basta essere forti e popolari. Un pugile senza sostenitori vale zero. Chiedo a tutti i miei concittadini di venire a vedermi a Villa Filippina per ridare dignità al pugilato. Ogni tanto noi palermitani dobbiamo restare uniti...".

Benny Cannata però vola oltre quel ring. Il suo sogno è tutto rinchiuso nel tatuaggio che colora l'avambraccio sinistro. "Sono io al Madison Square Garden, sto per iniziare il dodicesimo round. In fondo Giacobbe Fragomeni è diventato campione del mondo a 42 anni".

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