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Una meteora di nome Arevalo Rios: l'uruguaiano va ai Chicago Fire

Una lenta maturazione, la promessa di diventare l’eroe dei due mondi dopo una vita spesa tra Uruguay e Messico. Tiri e paragoni sgangherati. Il giocatore della "Celeste" lascia i rosa e sbarca negli states. Prestito gratuito con diritto di riscatto

Nome da bancario milanese, cognome da tennista, pancetta da impiegato postale, sguardo da duro, fisionomia da posteggiatore, piedi sgangherati. E precisione da chirurgo. Almeno così sembrava. Perché Egidio Arevalo Rios aveva illuso tutti, con il primo gol stagionale del Palermo. Un destro di rara bellezza e importanza. Tutto torna, nella stagione peggiore di sempre. Per rompere il ghiaccio e dimostrare che a 30 anni si può iniziare a esplorare l’Europa.

Promesse non mantenute. Rios è motorino sgasato. Corre, stantuffa, calcia, si inserisce. Fa un po’ di tutto, ma lo fa sempre male. Martella e tampona. Si spegne alla distanza. Così, quell’Europa che tanto aveva sognato, lo respinge alla prima e forse ultima occasione. Rios va a Chicago, giocherà con i Fire. Lui, che il fuoco dentro in fondo l’ha sempre avuto. Il giocatore uruguaiano è stato ceduto con la formula del prestito gratuito, sino al dicembre 2013, con diritto di riscatto.

Preso dal Messico, roba dell’altro mondo, è arrivato tra un esercito di perché. Nella memoria rimangono quel gol al Cagliari, il primo stagionale, e le sue aperture, che (se fossimo stati negli anni ’90) sarebbero diventate manna per la Gialappa’s. Si è rivelato un tenero bulldozer. Confuso, spaesato. Poche idee, tra un “bueno” e l’altro. Una lenta maturazione, la promessa di diventare l’eroe dei due mondi dopo una vita spesa tra Uruguay e Messico. Tiri e paragoni sgangherati. Come quando è sbarcato a Palermo, in un sabato di agosto. “Mi ispiro un po’ a Makelele, e un po’ a Gattuso”. Un accostamento che oggi, a distanza di un anno, “ringhia” vendetta.

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