Venerdì, 30 Luglio 2021
Costume e Società

Da mezzo di trasporto a opera d'arte: la vera storia del carretto, icona di Sicilia

Un racconto che inizia ai primi dell'Ottocento quando lo scarso sviluppo delle strade nell'isola aveva limitato i trasporti al dorso degli animali. Da quel momento si hanno le prime testimonianze dei carretti realizzati con ruote molto alte, per poter affrontare le "trazzere"

Da mezzo di trasporto a opera d'arte il passo è stato relativamente breve. La storia del carretto siciliano risale ai primi dell'Ottocento, infatti, fino al '700, lo scarso sviluppo delle strade nell'isola aveva limitato i trasporti al dorso degli animali. Da quel momento si hanno le prime testimonianze dei carretti realizzati con ruote molto alte, per poter affrontare le "trazzere", strade fatte da grossi sentieri a fondo naturale, ma anche per collegare, nelle aree orientali, le miniere ai porti di sbarco.

Nell'area occidentale, invece, venivano usati per il trasporto delle uve nei diversi vigneti. Erano dunque mezzi di lavoro che venivano distinti in: vinaroli, per il trasporto delle vinacce, furmintari, trasporto del grano, e rinaroli, per il trasporto dei materiali quali sabbia. L’uso diverso, va da sé, declinava variazioni nella struttura ad esempio nelle sponde laterali (i masciddari), più o meno alte. 

Oggetto indispensabile nella vita di ogni famiglia vennero ben presto decorati dapprima con immagini sacre, a protezione del carretto stesso, in seguito con nuovi temi introdotti dall’influenza dei cantastorie, che andavano in giro per la Sicilia narrando di cavalieri e di amori.

I santi rimasero presenti, per quanto non furono più i protagonisti principali, e comparvero le prime rappresentazioni delle storie dei paladini e alcune delle scene della “Cavalleria Rusticana”, la novella che lo scrittore siciliano Giovanni Verga dedicò proprio alla nobile figura del carrettiere. La pittura del carretto, inoltre, assolveva anche alle funzioni di protezione del legno e alla funzione commerciale, di promozione della propria attività, oltre  a dimostrare la ricchezza del proprietario.

Il viaggio in Sicilia 

La prima descrizione del carretto siciliano risale al 1833 ed è presente nel resoconto del viaggio fatto in Sicilia dal letterato francese Jean Baptiste Gonzalve de Nervo (1840-1897), dove rimase un mese per raccogliere materiale per il suo libro di viaggio. Fu il primo a raccontare di aver visto sulle strade siciliane dei carretti, le cui fiancate recavano l'immagine della Vergine o di qualche santo, derivata dalla pittura su vetro, molto popolare a quei tempi in Sicilia. 

Nel 1865 il geografo francese Eliseo Reclus, venuto in Sicilia per osservare l'eruzione dell'Etna, ne lasciò ulteriore testimonianza. Vent’anni dopo - siamo nel 1885 - anche il celeberrimo scrittore francese Guy de Maupassant venne colpito alla vista di un carretto a Palermo, tanto da definirlo “un rebus che cammina” per l’innumerevole presenza di elementi decorativi presenti, praticamente, su tutta la superficie. Scrisse Guy de Maupassant: “Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l'occhio e la mente come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere”.

I colori del carretto 

Moltissimi gli elementi che differenziano il carro per le diverse aree di provenienza nell'Isola - da qui la nascita di diverse scuole e famiglie d'arte - non ultimi i colori che, da subito, hanno individuato artigianalità e i luoghi di realizzazione. Giallo, rosso cinabro, arancio e verde, i principali, testimonianze dei colori predominanti della Sicilia. 

L’incontro tra cunto e carretto siciliano avviene, infine, intorno al 1820. Se prima i cuntisti, o cunta storie, salivano su una sedia o su un masso per intrattenere il pubblico, con la comparsa dell'Opera dei Pupi i pittori cominciarono a dipingere i carretti con le stesse immagini dei racconti fatti al popolo, diffondendo così le gesta dei personaggi narrati a voce.

Per quanto intorno alla metà de ‘900 i nuovi mezzi di trasporto, via via, soppiantarono il carretto siciliano, in ambito di trasporto merci, molti esemplari sono rimasti testimonianza della storia e dell'identità siciliana, tanto da essere protagonisti di importanti manifestazioni folcloristiche come la Rietina agrigentina, la cui origine risale al 1739.

"Il carretto, icona dell'identità siciliana" in una mostra 

Ora il carretto è il progragonista di una manifestazione regionale dal titolo “Carretto - Icona dell’identità siciliana”: un progetto promosso e sostenuto dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, realizzato in collaborazione con i Comuni di Terrasini, Aci Sant'Antonio, Bagheria e Paternò, e le Associazioni Culturali “Paolo Aiello”, “Gli Ultimi Cantastorie”, “La Piana d’Oro”, l’Associazione Culturale Marionettistica Popolare Siciliana, l’Associazione di Danze e Canti Popolari “Città di Trapani”; la Biblioteca Comunale Claudio Catalfio Terrasini, l’Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa; la Confederazione Siciliani Nord America (Csna), L’Associazione culturale “La Sicilia vista dall’Alto” e Prontigen. A ospitare l'evento il Museo regionale Palazzo d'Aumale di Terrasini (lungomare Peppino Impastato) il 2,3 e 4 luglio. 

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