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Vaccini, la gestione delle dosi rimanenti a Palermo è la metafora di questa terra

Riceviamo e pubblichiamo

Voglio raccontarvi la storia di cinque persone che da lunedì 26 Aprile, ogni sera alle 18.30-19 si sono recate presso un centro vaccinale di Palermo Nord, nella speranza di ottenere qualche dose rimanente (attesa media giornaliera 2 o 3 ore). Parliamo di cinque persone che, educatamente, hanno atteso rispettosamente, aderendo alla regola comunicata dalla Direttrice del centro e seguita per le prime cinque sere: procediamo in ordine di arrivo, tenendo conto di quante sere avete atteso. Dopo aver vaccinato con le dosi rimanenti tre persone la domenica sera (di cui almeno una intorno ai 40 anni), la sera del lunedì 26 Aprile, a conclusione della vaccinazione dei prenotati fragili e vulnerabili, apprendiamo dalla Direttrice la regola aurea per accedere alle dosi rimanenti: attesa di almeno 3 giorni in relazione alla disponibilità di dosi residue. 

Quella stessa sera, quindi, io cinquantenne e mia moglie qualche anno di meno, insieme ad alcuni altri componenti del gruppo, vediamo vaccinare una coppia di ragazzi ventenni che avrebbero già atteso tre giorni. Nessun problema, basta tornare ogni sera, farsi vedere e attendere fiduciosi perchè la regola è chiara, ma soprattutto la definita il massimo rappresentante che coordina il centro. Passiamo parecchie sere senza dosi residue (almeno così dicono, impossibile verificare, anche se la statistica è sorprendente), ma, tenaci, torniamo sempre. La sera del 1° Maggio ci troviamo (noi cinque, ormai alla sesta sera) insieme a un gruppo di ragazzi più giovani (a cui comunichiamo la regola che ci è stata dettata dalla Direttrice) e che accettano di mettersi in coda, ma anche insieme a dei signori che stabiliscono che la regola non è quella. Con prepotenza, ci comunicano che loro ritengono di essere arrivati prima di noi (nel pomeriggio dello stesso giorno) e quindi non intendono attendere una priorità ma si rimetteranno alle decisioni del responsabile di turno. Beh, la sera del 1° Maggio scopriamo dal responsabile di turno (gentilissimo e preparatissimo sulla questione) che le regole sono cambiate, anzi che per cinque giorni abbiamo rispettato una regola inesistente e solo funzionale a far gestire la lista in relazione a criteri ignoti (a insindacabile giudizio di qualcuno).

Scopriamo quindi che la vera e unica regola, come da ordinanza del Commissario Straordinario del 15 Marzo, è quella dell'ordine di età in linea con il Piano Vaccinale. Insomma, se vivessimo in una città normale, saremmo stati vaccinati la prima sera, non avremmo buttato ore e ore per più di una settimana e, soprattutto, avremmo contribuito a rispettare le regole nazionali. Il 2 Maggio mattina, quanto meno per capire, ci rechiamo ad incontrare la Direttrice. Attendiamo educatamente di essere ricevuti e apprendiamo che effettivamente il criterio è quello del Commissario Straordinario, ma che fino a prima del 1° Maggio (visto il numero esiguo di richieste!) è stato adottato un criterio diverso (insomma un'eccezione). Peraltro, i due ragazzi che abbiamo visto vaccinare erano un professore universitario e una veterinaria (certo, parecchio giovani per la professione, ma evidentemente molto precoci).

Insomma, siamo capitati al momento sbagliato, quando si è deciso (visto l'aumento delle richieste) di adottare finalmente la regola nazionale in vigore da più di un mese. Magari, se possibile, si terrà conto del disagio di questi giorni di attesa. Il 2 Maggio sera ritorniamo puntualmente, attendiamo come al solito fino alle 20,30 e risultano due sole dosi disponibili. Il criterio unico oggi è quello della regola nazionale. Nessuna intenzione di sanare il problema creato a cinque persone. Capisco che ci sia poco da sorprendersi. Siamo stati fuorviati (forse in buona fede) da un pubblico dipendente che esercita il suo potere a piacimento. Rimane l'amaro in bocca, certo, ma non riesco a non fare alcune considerazioni. Palermo, la Sicilia, sono quel luogo in cui le regole sono sfumate, complesse, talora interpretate o non note e, soprattutto, valgono per gli altri. Sono, ancora oggi, la terra in cui la prevaricazione grazie all'"amicizia" sono il motore che esclude coloro che si sforzano di essere rispettosi e che non hanno o non vogliono usare le conoscenze "giuste". Sono la terra in cui è meglio essere abusivi che rispettare le regole (perchè magari queste alla fine penalizzano proprio chi vuole essere ligio e, possibilmente, cambiano alla velocità della luce - vedi la gestione del suolo pubblico a Palermo).

Certo, avremmo dovuto conoscere le regole nazionali ben prima, per tutelare i nostri diritti (la legge non ammette ignoranza), ma mi illudo ancora che il dipendente pubblico sia inappuntabile, conosca le regole e, soprattutto, non voglia scaricare le inefficienze o gli errori del sistema sull'utenza. Ci siamo fidati e abbiamo sbagliato. Avremmo dovuto adottare l'atteggiamento arrogante del nostro compagno di avventure. Ho vissuto molti anni in Inghilterra e, una volta, un dipendente pubblico mi disse una frase di una semplicità disarmante: "se facessi anche una sola eccezione alla regola, questa non sarebbe più una regola e il nostro sistema di convivenza civile franerebbe". Ecco, il nostro sistema di convivenza civile frana anche grazie ai favoritismi, all'esercizio arbitrario del potere, alle continue eccezioni quotidiane che azzerano i diritti e che quindi ci spingono a non dover rispettare i doveri. Si dice che la vittima ha nostalgia del proprio carnefice e se ne innamora. Credo che per molte persone oneste il rapporto con questa terra sia proprio quello tra vittima e carnefice. Amiamo questa terra, facciamo di tutto per farla crescere, ne siamo innamorati, ma alla fine siamo vittime di un sistema che non vuole cambiare e, forse, nemmeno vuole coloro che rispettano le regole, perchè le regole sono piene di eccezioni. Domani, forse, riproverò... ma con molta poca convinzione e fiducia nelle regole.

Gianmarco Troia

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