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"Un giuramento d’amore senza assenso nel 2020, la 'fuitina' non esiste più: eppure no"

Redazione

Il commento di un avvocato, in chiave ironica, sulla sentenza della Corte d'Appello di Palermo

L’asfalto bagnato dal sole africano, la pasta riposta nella madia e il profumo di pane caldo, il bazar aromatico di spezie, l’odore delle sarde dalle scaglie d’argento e della milza bollita, la granulosità delle panelle, la succosità delle arance rosse, la morbidezza dei dolci alla ricotta, la sensualità di occhi che si incrociano senza guardarsi, il cuore tachicardico dal petto in gola, ma la fuitina no. Credo sia bene affermare fortemente che la "fuitina" in Sicilia non esiste più. Alla voce araba del desiderio non è mancato il coraggio per vivere quella follia mora e misteriosa come il Sud, clandestina come l’alba, morso vivo all’innocenza.

La "fuitina" e la rissa tra consuocere in corso dei Mille 

In passato. D’improvviso, poche parole di un articolo di questa settimana, una proposizione tronca e, come una miccia accesa, fatti svestiti da cronaca e sentenze liberano ancora il grido di una madre che contratta il prezzo di quel lamento antico per la sua piccola, cresciuta troppo in fretta, su un vecchio campo di battaglia. Nient’altro che la ragione di una donna, madre o figlia che sia, pur sempre innamorata . Sotto la severa ghigliottina del dolore il vociare segue il cerimoniale e tocca la carne viva delle emozioni sventrate da ogni paura. Il rischio di smarrire il filo logico del discorso impedisce sconfinamenti su terreni improduttivi. La freschezza dell’ evento comunicativo fa vivere di vita reale la pronuncia dei giudici. Una sentenza che rivede un primo grado di giudizio.

La causa dell’amore merita sempre attenzione. Ciascuno la elabora a modo suo, le annotazioni sono sintetiche e hanno la forza evocativa degli accadimenti. Di qui la necessità di passare dal piano del tracciato logico finalizzato alla richiesta assolutoria al suo supporto che motiva l’esclusione della colpevolezza. Ecco, in una sola riga o due. L’eloquio dell’articolo è perfetto, levigato senza increspature, incertezze e approssimazioni e lo sferzante giudizio espresso dalla Corte di Appello conserva intatta la sua capacità di rispecchiare la rigida ossatura della verità processuale. Concludo brevemente. Occore andare al di là per cogliere l’affermazione del provvedimento che sembrerebbe contenere un severo monito per fare ammenda. E in fondo, il mio cuore dice: “Con i ragazzi sto!”, seppure io rispondo mille volte, “No!, forse in questa situazione non si può”.

Lina Nicolosi (L’orgoglio di essere avvocato riempie di gioia il mio cuore emancipato)

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