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"Noi operatori del 118 in ambulanza ai tempi del Coronavirus"

Il mondo di chi è impegnato nel soccorso ai tempi del Coronavirus Covid 19. La testimonianza di chi opera con il 118 in ambulanza. Di Marina Fontana

"È importante l’aiuto dei cittadini, devono dare una mano stando in casa. Ho paura? Sì, tanta, ma non vorrei fare un altro lavoro". Così inizia a raccontarci la sua esperienza, Tiziana Ognibene, professione infermiera, ragazza solare, dai lunghi capelli biondi e dai grandi occhi blu. La sua attività inizia nel 2011 come infermiera presso la Fondazione Giglio di Cefalù, poi all’Asp di Palermo dal 2017, e da dicembre 2019 ad oggi presta servizio in prima linea con il 118 in ambulanza, nella città di Palermo, con il sistema incentivante. Lei ha il cuore grande di chi ha deciso di indossare la divisa da infermiere per una scelta d’amore: “Da quando presto servizio con l’Asp di Palermo, presso il Punto territoriale di emergenza di Bagheria, ho sempre sentito un’irrefrenabile voglia di lavorare in ambulanza, il mio desiderio è stata supportato dal coordinatore infermieristico del 118 di Palermo, Gaetano Di Fresco, che mi ha dato l’opportunità di entrare a far parte della grande famiglia di 'emergenza-urgenza', rafforzando la mia motivazione il giorno in cui mi disse: 'Complimenti per la tua professionalità, mi hanno parlato molto bene di te'".

“Oggi sono io - spiega Ognibene - che lo ringrazio pubblicamente per il lavoro che svolge con intelligenza e dedizione, con una personalità molto forte e compassionevole, doti molto importanti per affrontare questo nemico invisibile con metodo e spirito di iniziativa. I suoi sono messaggi semplici: “Ragazzi mi raccomando occhi aperti…”. Parole che solitamente utilizza mia madre, parole con le quali riesce a trasmettermi la grinta necessaria per affrontare il turno di lavoro e dopo tornare a casa e varcare la porta con serenità. Ma devo anche un grazie ai direttori del Distretto in cui lavoro, per avermi dato la possibilità di coronare il mio sogno di prestare servizio in ambulanza".

Com'è lavorare in tempo di pandemia?

"Beh, questa domanda è un po’ complessa. Il primo servizio di Covid-19, è stato all’Hotel Mercure di Palermo, per eseguire i tamponi faringei ai turisti bergamaschi. Ricordo che quella notte, quando insieme all’equipe della postazione “44 _ Guadagna” ci andammo a vestire, avevamo timore ma abbiamo accettato di farlo senza esitazione. Con i colleghi, prima di cominciare, ci siamo fatti coraggio a vicenda con un sorriso e una foto insieme e poi abbiamo affrontato quelle lunghissime ore all’interno della struttura che ospitava i turisti, in collaborazione con il medico di turno, eseguendo i tamponi stanza per stanza, chiedendo i documenti, vestiti come degli astronauti. Nei giorni successivi fu dichiarato lo stato di pandemia e non nascondo che ho avuto tanta paura. Timore che provo ogni giorno ma non per paura di perdere la vita, ma di non poter più abbracciare i miei familiari". Accennando un sorriso Tiziana continua: "Nonostante i rischi vado a lavorare felice, porto la mascherina 12 ore al giorno, torno a casa con i segni sul viso, ma no... non vorrei fare un altro lavoro. Sono sempre stata a conoscenza dei rischi di questo lavoro, che ho accettato. Prima di iniziare ogni turno di lavoro, guardandomi allo specchio, lancio una sfida a questo nemico invisibile dicendo: vincerò io caro Coronavirus. Andrà tutto bene".

Qual è la differenza rispetto a prima del Covid19? Risposta:

"L’impegno è sempre lo stesso, la differenza è non poter vedere fisicamente la mia famiglia e le persone a me più care. Sono già passati quasi 2 mesi. Per proteggerli da eventuali contagi ci è stato vietato vederli, quindi mi manca poterli abbracciare. E mi manca terribilmente, come a tutti voi, la mia libertà, quella libertà di vivere la nostra vita senza queste 'giuste' rigide regole che ci costringono a uscire solo in caso di improrogabili necessità, a limitare i nostri spostamenti e soprattutto a stare distanti. Sono fortunata ad avere una famiglia, degli amici e anche dei colleghi che non mi fanno sentire sola, facendomi sentire la loro presenza anche a distanza, con uno sguardo pieno di affetto in videochiamata, con un messaggio o con una semplice telefonata con cui scambiare parole di conforto".

Anche in Sicilia e a Bagheria il Covid-19 fa paura?

"Assolutamente sì. Dopo la Lombardia e le regioni del Nord, la Sicilia è stata una delle prime regioni del Sud Italia ad essere colpita, ma grazie alla collaborazione dei cittadini con le istituzioni. Stiamo mantenendo la traiettoria della nave, difendendoci dalla tempesta, pur 'navigando' in mare agitato, senza affondare… A Bagheria, dove lavoro, la paura è tanta, la noto negli occhi pieni di preoccupazione della gente che incontro, dei miei colleghi e dei pazienti. Il numero degli accessi al Pte, da quando è stata dichiarata la Pandemia, si è notevolmente ridotto e gli accessi, per la maggior parte dei casi, sono dovuti ad attacchi di ansia e panico che si aggiungono ai numerosi casi di infarto. Tutto ciò è causato sia dalla paura del Covid-19, che anche dallo stress che la gente vive per la dilagante crisi economica. Purtroppo l’economia sta andando al collasso".

Come è cambiato oggi il suo lavoro?

"I pazienti continuano ad avere lo stesso bisogno di prima di essere rassicurati con un sorriso, o con una semplice carezza, gesti di generosità naturali, noti a chi come me fa questo lavoro per passione. Purtroppo con l'utilizzo dei dispositivi di protezione, in questo periodo, è diventato molto difficile o quasi impossibile fare. Gesti che valgono più di mille parole. Per il momento devo accontentarmi solo di rincuorare utilizzando le parole. Insomma, lavorare 'bardata', come si dice qui in Sicilia, oggi non mi fa sentire l'infermiera di sempre. Ma non mollo, questo periodo passerà, e ritorneremo ad abbracciarci, e a coccolarci, coccolare i pazienti. Niente sarà più come prima e sono sicura, almeno lo spero, che saremo tutti migliori di prima".

Ha soccorso pazienti sospetti Covid-19 poi risultati positivi?

"I casi sospetti sono stati tantissimi, ma fortunatamente, quelli che poi sono risultati positivi, li posso contare sulle dita di una mano. Precauzioni per se stessa? Risposta: La nostra sicurezza è il perno fondamentale in tutti gli interventi sui pazienti sospetti covid-19. Se non ci proteggessimo, correremo il rischio noi stessi, di diventare untori, a discapito non solo nostro ma di tutta la popolazione. I dispositivi di protezione individuale per noi sono fondamentali, per cui, per ogni intervento “sospetto/accertato” di Covid-19, indossiamo tute protettive categoria 3, mascherine ffp2/3, occhiali protettivi, calzari, visiere, copri viso, e guanti. Di fondamentale importanza sarebbe anche la distanza di sicurezza, ma per noi sanitari è molto difficile rispettarla, ed è proprio per questo motivo, che poniamo molta prudenza nell’assistere questi pazienti".

Come vengono trattati gli interventi?

"Gli interventi Covid-19 accertati o sospetti, vengono trattati, in prima battuta, con la massima collaborazione e coordinazione tra noi e gli operatori della centrale operativa. Sono interventi che richiedono tecnicamente tanto tempo, tra preparazione dell’equipe e lo svolgimento di tutto l’iter. Arrivati al target, ossia al domicilio del paziente, il primo intervento è la misurazione della temperatura corporea, anche se ormai conta poco poiché è stato riscontrato che ci sono molti asintomatici. Segue la visita del medico che pone tutte le domande del caso, e dopo aver rilevato i parametri vitali, si valuta se il paziente deve essere trasportato in uno dei nosocomi dedicati al Covid-19".

La sua famiglia che pensa della sua scelta?

"La mia famiglia ha sempre riposto fiducia nelle scelte che ho fatto, sia in campo lavorativo che nella mia vita personale e sociale. I miei cari vivono questo momento con tanta preoccupazione, ma sono orgogliosi e fieri di avere una figlia così tenace, tosta e determinata".

Cosa si sente di dire ai cittadini?

"Consiglio a tutti i cittadini che chiamano il Numero unico di emergenza di descrivere minuziosamente i sintomi che presentano, tutti i segni possono essere importanti per avviare una prima analisi, delle loro condizioni di salute, dico loro di avere fiducia in noi operatori. Forniamo assistenza ogni giorno, h24, e soprattutto voglio raccomandare a tutti di non aver paura e di continure a rimanere a casa. Non è ancora il momento per abbassare la guardia, dobbiamo continuare a rispettare le regole, solo così riusciremo ad uscire da questo tunnel, e a vedere la luce, che tutti noi stiamo desiderando. Voglio esprimere i miei ringraziamenti al Direttore della Centrale Operativa del 118 di Palermo, Dottore Fabio Genco, per il modo in cui sta gestendo quest’emergenza sanitaria tanto complessa. Siamo “uno per tutti, tutti per uno, e insieme ce la faremo".

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